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Parole d’odio e insulti contro le Feste dell’Unità, Rossi si interroga: «Qual è il bisogno che porta a commentare con una violenza ingiustificata?»

Jacopo Della Porta
Parole d’odio e insulti contro le Feste dell’Unità, Rossi si interroga: «Qual è il bisogno che porta a commentare con una violenza ingiustificata?»

Anche Villalunga nel mirino. Il deputato Pd difende il lavoro dei volontari e riflette: «C'è una crescita molto maggiore dei contenuti della destra rispetto a quelli della sinistra. È evidente che il funzionamento degli algoritmi ha un peso»

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Casalgrande «Che problema avete? Qual è il bisogno che vi porta a commentare in modo sistematico qualsiasi post sulle Feste dell’Unità con parole d’odio, volgari, con una violenza ingiustificata?». A porre la domanda è il deputato reggiano del Pd Andrea Rossi, che nei giorni della Festa di Villalunga, storico appuntamento estivo dei dem reggiani, ha affidato ai social una riflessione sul clima che accompagna ormai anche online le iniziative politiche e popolari organizzate dal partito.

Nel mirino, spiega Rossi, finiscono i post che riguardano i dirigenti nazionali e locali, da Elly Schlein a Stefano Bonaccini, ma anche quelli dedicati semplicemente alle feste e ai volontari che le rendono possibili. «A un certo punto stanca – spiega Rossi alla Gazzetta –. E c’è soprattutto un tema di rispetto nei confronti di tanti volontari. Mi sentivo in dovere di esprimere un pensiero soprattutto per dire loro grazie: continuano a dedicare il proprio tempo nonostante tanta violenza verbale, tanto odio e, spesso, tanta ignoranza». Per il deputato non si tratta di un fenomeno nuovo, ma di qualcosa che negli ultimi anni ha assunto dimensioni maggiori. «Non è una novità, ma sta crescendo e lo sta facendo in modo significativo. Sui nostri social c’è questo fenomeno, anche se spesso a chi attacca rispondono altri utenti. Sotto gli articoli delle testate giornalistiche, invece, la fogna è ancora più pesante». Attacchi orchestrati Rossi distingue però tra due fenomeni. Da una parte ci sono persone reali che intervengono spontaneamente, spesso anche da territori lontani rispetto a quello interessato dal post. Dall’altra ci sono profili che presentano caratteristiche tipiche degli account falsi o dei bot. «Quando vai a vedere, trovi anche profili che non hanno pubblicato praticamente nulla».

Rossi ha notato che alcune parole e alcuni argomenti sono inoltre in grado di far uscire rapidamente una discussione dalla cerchia abituale di chi segue una pagina. «Quando faccio post nei quali compaiono parole come fascismo, antifascismo o immigrazione, si entra in altre bolle e si può arrivare anche a duemila o tremila commenti». Gli algoritmi dell’odio Nel suo ragionamento il deputato chiama in causa anche il funzionamento delle piattaforme e cita una ricerca dell’Università di Urbino sull’engagement dei contenuti politici sui social, secondo la quale la crescita della visibilità e delle interazioni avrebbe favorito in misura maggiore i contenuti della destra. «C'è una crescita molto maggiore dei contenuti della destra rispetto a quelli della sinistra. È evidente che il funzionamento degli algoritmi ha un peso». Il punto di partenza della riflessione resta però Villalunga e chi ogni sera lavora alla festa. Nel video pubblicato sui social Rossi rivendica la legittimità della critica politica: discutere di salario minimo, tasse o delle posizioni assunte da un partito, sostiene, fa parte del confronto. Quello che contesta è invece l'offesa rivolta indistintamente anche a chi non ricopre incarichi politici e presta semplicemente il proprio tempo come volontario.

«Sono persone che non hanno ruoli dirigenti di partito e non meritano tutto questo – dice Rossi –. A loro non smetterò mai di dire grazie». Rossi racconta un confronto avuto proprio in questi giorni alla Festa sul rapporto tra i sentimenti presenti nella società e la loro rappresentanza. «Io ponevo questa domanda: dando loro una rappresentanza politica, non rischiamo di dare voce a un livello culturale becero? Mi è stato risposto che quel sentimento esiste nel Paese e che, in una democrazia, deve trovare anch’esso una rappresentanza». Una considerazione che, per Rossi, non cambia però il confine dal quale era partita la sua riflessione: una cosa è il confronto, anche duro, sulle scelte politiche; un’altra è trasformare ogni post, compresi quelli dedicati a una festa popolare e ai suoi volontari, in uno spazio per insulti e attacchi personali. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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