Attivisti bloccati tra Turchia e Iraq: c’è anche un reggiano
Angelo Fabio Valenti fa parte del Palestine Convoy, un'iniziativa diretta in Cisgiordania con l’obiettivo di portare solidarietà e aiuti alla popolazione palestinese
Reggio Emilia Oltre 500 persone provenienti da numerosi Paesi si trovano attualmente bloccate al valico di Ibrahim Halil, lungo la frontiera che separa la Turchia dall’Iraq. Tra i partecipanti alla spedizione figurano anche tre cittadini emiliani: Angelo Fabio Valenti di Castelnovo Monti, Solange Pichler di Modena e Maria Carla Biavati di Vergato (in provincia di Bologna). Tutti e tre fanno parte della missione umanitaria Palestine Convoy, un'iniziativa diretta in Cisgiordania con l’obiettivo di portare solidarietà e aiuti alla popolazione palestinese. «Siamo partiti il 24 luglio da Sarajevo – racconta dal valico l’attivista modenese Solange Pichler – e abbiamo fatto tappa a Srebrenica, in Bosnia, per il profondo valore simbolico che quella città ricopre, luogo del genocidio del luglio 1995 dove persero la vita 8.000 persone. Successivamente abbiamo attraversato la Grecia per raggiungere la Turchia e proseguire verso l’Iraq. Tuttavia – continua – una volta superata la frontiera turca, dove era previsto il cambio dei mezzi e il trasferimento su una decina di pullman, la situazione si è bloccata. Saliti a bordo per dirigere i mezzi verso il territorio iracheno, siamo stati fermati nella fascia di terra neutrale compresa tra i due Stati, nonostante fossimo tutti perfettamente in regola con i documenti di identità e con il visto d’ingresso, peraltro molto costoso». «Ora siamo bloccati qui da tre giorni – prosegue ancora Pichler – con temperature che sfiorano i 55 gradi centigradi. Non comprendiamo le ragioni per cui ci venga impedito il transito né con quale diritto ci stiano trattenendo. Poiché il nulla osta da parte delle autorità di Baghdad tarda ad arrivare, i volontari della Mezzaluna Rossa hanno allestito un accampamento di fortuna dotato di tende e di una cucina da campo per consentirci di mangiare e riposare. Soltanto nelle ultime ore è prevista l’installazione di alcune docce prefabbricate, un servizio fondamentale che fino ad oggi ci è completamente mancato».
I tre attivisti emiliani precisano comunque che i dialoghi tra i responsabili del Convoglio per la Palestina e le autorità locali stanno proseguendo nel tentativo di sbloccare il passaggio: «Restiamo tutti assolutamente determinati a portare a termine la nostra missione civile e di pace non appena sarà concesso l’accesso – specifica Pichler –. Il nostro scopo non è sollevare uno scontro politico, bensì testimoniare la resistenza del popolo palestinese, denunciare la drammatica crisi umanitaria in corso a Gaza e richiamare l’attenzione della comunità internazionale. Le informazioni in nostro possesso indicano che i ritardi sono dovuti a procedure amministrative interne, uniti a forti pressioni politiche e diplomatiche esercitate contro la spedizione. Riteniamo che tali ostacoli danneggino gravemente il movimento di solidarietà globale».
A farsi carico della vicenda dei tre connazionali e dell’intera carovana è stata la deputata correggese del Movimento 5 Stelle, Stefania Ascari, la quale ha depositato un’interrogazione parlamentare urgente rivolta al ministro degli Esteri Antonio Tajani, chiedendo un tempestivo intervento da parte del Governo italiano. «Il convoglio è composto da oltre 500 persone, 11 pullman e decine tra automobili, furgoni e roulotte – spiega Ascari – . Donne e uomini giunti da Italia, Francia, Germania, Spagna, Austria, Bosnia e Turchia si sono uniti per manifestare un sostegno concreto. La spedizione comprende inoltre una consistente componente umanitaria, con decine di camion carichi di beni di prima necessità destinati ai civili. È indispensabile fare immediata chiarezza. Ho chiesto formale riscontro al Ministero per sapere se le nostre ambasciate ad Ankara e Baghdad siano state attivate, se abbiano contattato i nostri tre connazionali e quali siano i motivi del blocco. Non possiamo lasciare soli i cittadini italiani e centinaia di volontari fermi a una frontiera senza garanzie sulle tempistiche e sulle condizioni del loro viaggio».
Ascari vuole chiarezza, sia per il convoglio umanitario sia per gli aiuti che, avendo preso un altro valico non si sa se stanno proseguendo verso la Cisgiordania o sono stati anche quelli fermati in territorio neutrale tra Turchia e Iraq. «Ci troviamo di fronte a una mobilitazione pacifica e internazionale della società civile», aggiunge la deputata. «Persone con storie e culture differenti hanno scelto di fare la propria parte di fronte alla tragedia del popolo palestinese. Le nostre istituzioni hanno il dovere di tutelare i propri cittadini e di attivare i canali diplomatici per garantire assistenza consolare, sicurezza e rispetto dei diritti umani – conclude la deputata Ascari –. La solidarietà non può essere trattata come una colpa né fermarsi davanti a un confine. Chiediamo a Tajani di intervenire subito: i tre cittadini emiliani e l’intero convoglio devono sapere che le istituzioni italiane non li lasceranno soli».
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