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L’intervista

Bosco di Ospizio, l’assessore Roberto Neulichedl: «Questi cittadini meritano di vedere un lieto fine»

Massimo Sesena
Bosco di Ospizio, l’assessore Roberto Neulichedl: «Questi cittadini meritano di vedere un lieto fine»

Reggio Emilia: un altro esponente della giunta Massari prende posizione, ma lo fa facendo proprie le ragioni della protesta. «Dimissioni? Il dissenso in politica è sano esercizio di democrazia. Se non va bene, spetta alla coalizione chiedermele in consiglio comunale»

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Reggio Emilia Al Bosco Urbano di Ospizio... si accettano miracoli. Dopo la presa di posizione del vice sindaco Lanfranco De Franco, un altro esponente della giunta Massari prende posizione e lo fa facendo proprie le ragioni della protesta. Roberto Neulichedl, assessore con delega alla tutela ambientale parla di utopie e miracoli, ma esclude che le sue posizioni portino scompiglio in giunta.

Assessore Neulichedl, il “Bosco Ospizio” è diventato un simbolo del conflitto fra ambiente e trasformazioni urbane. Come legge questa vicenda?
«Questa vicenda ha il merito di aver posto al centro la questione cruciale del rapporto fra qualità della vita, consumo di suolo, servizi. L’Assemblea del Bosco Ospizio ha posto in modo democratico e civile una domanda: quale modello di sviluppo socio-economico vogliamo perseguire a Reggio? Oggi gli obiettivi di sostenibilità obbligano a rivedere radicalmente il modello di sviluppo basato su una "crescita illimitata". Per questo la vicenda del Bosco Ospizio ha non solo un valore simbolico, ma paradigmatico del modo di concepire la politica intesa quale capacità di governo della polis».

Lei ha dichiarato che “sarebbe bello se Conad facesse un passo indietro”... 
«Mantenere vive le utopie consente di guardare oltre il consueto. Aiuta a immaginare nuovi scenari e nuove soluzioni. Anche in materia ambientale. Oggi le grandi trasformazioni urbane devono confrontarsi con una sensibilità ambientale molto più profonda rispetto al passato. Da qui la percezione di quel bosco come bene comune, indipendentemente dalla sua origine o classificazione urbanistica. La vera sfida che interessa oggi il mondo economico dovrebbe essere di provare a puntare a un “lieto fine” per tutti. Sarebbe un bel modo d’inaugurare una nuova stagione basata su una filosofia economica capace di farsi sempre più ecologica. Su questo terreno credo peraltro che a Reggio non siano pochi gli imprenditori e le imprenditrici sensibili, forse anche più avanti della politica».
Quale potrebbe essere, realisticamente, oggi 13 agosto 2026 il punto di caduta di questa vicenda?
«Le amministrazioni sono tenute ad agire nell’ambito di procedure amministrative e accordi formalizzati anche in anni precedenti. L’assessore di competenza ha giustamente ricordato che esistono autorizzazioni rilasciate e convenzioni definite. Ciò non significa che il confronto politico sia per questo inutile. Anzi va curato e protetto».
Si spieghi meglio. Significa che la lezione del Bosco Urbano varrà per il futuro, o si può fare ancora qualcosa per il presente?
«Se questa vicenda non dovesse servire per il futuro sarebbe una sconfitta per tutti. Ma se si potesse realizzare un miracolo, sarebbe una vittoria per tutti. Però bisogna almeno crederci».
Ma questi atti di disobbedienza poi a cosa portano? Conad è pronto a denunciare chi sta bloccando i lavori…

«È il cruccio che mi porto dentro dal primo giorno di insediamento del Consiglio Comunale, due anni fa. Per questo spero che il buon senso porti a non inasprire la conflittualità già presente. Evidenzio però che quando degli umani frappongono i propri corpi a delle ruspe (e a un forte potere economico) è evidente che il rapporto è impari. Anche per questo mi auguro che il confronto resti dentro forme legali e democratiche. A volte purtroppo la protesta che ricorre a forme di disobbedienza civile non violenta rimane l’unico strumento per non rinunciare a far sentire la propria voce».
I comitati contestano l’abbattimento degli alberi e la cementificazione dell’area.
«Viviamo una fase storica in cui il verde urbano non può più essere considerato un elemento ornamentale, ma un bene comune preziosissimo che incide su microclima, qualità dell’aria, salute psicofisica e resilienza climatica delle città. Dietro la protesta vi è dunque un richiamo al rispetto della "giustizia climatica" già nel titolo del Regolamento sulla democrazia e la giustizia urbana e climatica del Comune di Reggio Emilia».
I fautori del progetto sottolineano che porterà anche servizi pubblici che i residenti attendono da anni e rigenerazione urbana.

«Il progetto comprende funzioni pubbliche e interventi necessari al quartiere. Ma l’obiezione mossa è che la creazione di servizi socio-sanitari non può essere subordinata a interessi di iniziativa privata. Il problema è come conciliare bisogni collettivi senza sacrificare un patrimonio ambientale naturale. Anche se è un patrimonio che nasce in un'area privata già in parte cementificata, ma che abbandonata dagli umani per alcuni decenni la natura si è ripresa restituendo quel "caos meraviglioso" capace di accogliere ecosistemi sempre più preziosi a fronte degli ormai innegabili effetti del cambiamento climatico. ».
Non c’è a suo avviso anche una dicotomia tra chi protesta per un’idea e un principio ma non vive in quel quartiere dove in tanti invece aspettano che si doti di servizi socio sanitari essenziali?
«Nessuno ha mai posto in discussione il diritto dei cittadini di quell’area di avere i servizi promessi. La questione è come farlo. La solidarietà autorevolmente scientifica venuta anche da fuori Reggio è il segno di un’attenzione verso un problema ecologico di portata ben più vasta. Anche dalle Consulte incontrate in questi mesi in occasione delle Giunte fuori dal Comune è venuto un forte richiamo al tema del rapporto con l’ambiente; con i parchi in particolare».
C’è stato un errore politico nella gestione della comunicazione?
«Probabilmente sì. Oggi le persone non accettano più decisioni percepite come calate dall’alto. Soprattutto se impattano sulla loro vita. Oggi ancor più, dato l’accesso diffuso a un’informazione che deve offrire approccio critico e massima trasparenza».
Che cosa rappresenta il “Bosco Ospizio” per Reggio Emilia?
«Rappresenta una domanda aperta sul futuro della città, ma per estensione sul futuro del pianeta. Reggio, città storicamente laica, non credo voglia delegare alle sempre più lungimiranti encicliche papali l’orizzonte verso cui guardare. Reggio: la città dello sguardo con gli occhi dell’infanzia che ci ha insegnato Malaguzzi, della creatività produttiva all’insegna di una ineguagliabile capacità di cooperare e di tante altre bellissime qualità umane. Ho scelto di vivere in questa città proprio per poter beneficiare ma anche contribuire a un progetto sociale tanto meraviglioso. Dobbiamo continuare a sognare e, soprattutto, come diceva Langer, dobbiamo “continuare in ciò che è giusto”. E un rinnovato equilibrio tra natura e cultura è certamente tra le cose giuste alle quali la nostra “casa comune”, la madre Terra, ci chiede il più profondo e vasto impegno. Senza ambiguità. Ho aderito al Movimento 5 Stelle perché l’azione per statuto è orientata verso “i beni comuni, l’ecologia integrale, la giustizia sociale, l’innovazione tecnologica e l’economia eco-sociale di mercato».
Questa sua posizione da “ecologista integrale” non le crea problemi in giunta?
«Il dissenso in politica è sano esercizio di democrazia. Mi sono reso disponibile non certo per occupare una casella, ma per contribuire dialetticamente a dare soluzioni concrete ai problemi della città. Ciò senza rinunciare a uno sguardo più ampio, coerente con i principi sopra ricordati. Costi quel che costi».
Quel costi quel che costi ha un peso politico? Significa che qualora il progetto andasse avanti lei potrebbe rassegnare le dimissioni?
«Per quale ragione? Se il confronto a tutto campo sui temi ambientali dovesse risultare dissonante con l’anima di questa maggioranza, spetta ai partiti della coalizione assumersi la responsabilità di chiedere in Consiglio Comunale le mie dimissioni. Personalmente non ho nulla da perdere. E credo nemmeno la forza politica che rappresento. In questo delicato momento, già pre-elettorale nazionale, chi ha da perdere è caso mai una politica miope, incapace di far tornare alle urne quel 20 forse addirittura quel 30 per cento di elettori di un’area probabilmente progressista ormai disillusa, credo in larga parte proprio su temi ambientali sin qui stolidamente ignorati. Gli sbandamenti elettorali degli ultimi tre decenni ne sono testimonianza». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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