Via Matildica del Volto Santo, come è nato il cammino di 300 chilometri da Mantova a Lucca: le 11 tappe, la storia e il ruolo di don Giordano Goccini
Nata nel 2015 dall’esperienza di un gruppo di giovani, attraversa tre regioni e quattro province sulle tracce di Matilde di Canossa. Un viaggio tra storia, natura e spiritualità, dalla pianura del Po fino all’Appennino e alla Toscana
Reggio Emilia L’Appennino reggiano non è soltanto un territorio da attraversare, ma un luogo da conoscere passo dopo passo. Tra sentieri, borghi e crinali si snoda la Via Matildica del Volto Santo, un cammino che attraversa le terre di Matilde di Canossa e collega Mantova a Lucca. Il percorso, lungo quasi 300 chilometri, parte dalla pianura del Po, attraversa Reggio Emilia e le Colline Matildiche, sale sul crinale dell’Appennino, entra in Garfagnana e arriva infine a Lucca.
Trecento chilometri, tre Regioni, quattro province e undici tappe alla scoperta delle terre matildiche, del suo patrimonio artistico, naturale, culturale ed enogastronomico con zaino in spalla e il bastone in mano. La nascita della via La Via è nata nel modo più semplice e, forse, più naturale: percorrendola. Nel 2015, in occasione del nono centenario della morte di Matilde di Canossa, un gruppo di giovani amici e appassionati ha camminato da Mantova fino a Lucca, sotto la guida di don Giordano Goccini, parroco di Novellara e pellegrino esperto. Grazie al sostegno del Comune di Vezzano, sono stati realizzati il logo e le prime magliette.
Il primo itinerario
Il primo itinerario era ancora essenziale: gli argini dei fiumi e dei canali nella bassa reggiana, poi, per la maggior parte, i sentieri del CAI fino a Lucca. La Via è nata così, passo dopo passo. In seguito sono arrivati i primi segnavia, realizzati con adesivi e cartelli fai da te, e poi sono state coinvolte diverse istituzioni.
L’associazione
Nel 2020 è nata l’associazione “Via Matildica del Volto Santo”. È stato allora che, con la necessità di istituzionalizzare il percorso, è emersa anche la complessità di un progetto che coinvolge tre Regioni, una trentina di comuni e le rispettive istituzioni. Fin dall’inizio, però, l’idea è stata quella di mantenere la Via “povera”: l’associazione non possiede nulla, se non un bene immateriale, l’idea stessa della Via.
La vocazione religiosa
La Via nasce con una vocazione principalmente religiosa: a Mantova è conservata la reliquia del Preziosissimo Sangue, a Lucca quella del Volto Santo. Ma per la bellezza e la ricchezza naturalistica e culturale dei luoghi che attraversa è diventata presto un punto di riferimento nel panorama europeo. L’importanza della rete La realizzazione di un cammino così lungo, capace di collegare territori e istituzioni diverse, è stata possibile grazie a una fitta rete di partner. Tra questi, un ruolo importante è stato svolto dal Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, che ha sostenuto il progetto fin dall’inizio. La manutenzione dei sentieri poi è di competenza dei comuni ma è normalmente affidata alle varie sezioni del CAI. L’associazione si occupa della gestione di questi attori e della promozione del cammino. Un cammino in 11 tappe Il cammino è percorribile a piedi in 11 tappe, oppure in bicicletta con tre percorsi alternativi a difficoltà crescente. La Via è accessibile anche a persone con disabilità motoria, sensoriale, famiglie con bambini, anziani, o camminatori con bisogni specifici. Sono tante le strutture dedicate all’ospitalità: Bed&Breakfast, piccoli alberghi, ostelli o accoglienza povera con contributo volontario in alcune parrocchie lungo il percorso. Tutte le informazioni specifiche sono presenti nel portale viamatildica.it o sull’app ufficiale “Matildicapp”. Più che un semplice itinerario dunque, la Via Matildica del Volto Santo mette in relazione territori diversi attraverso una storia comune: quella delle terre legate a Matilde di Canossa e della tradizione dei pellegrinaggi che per secoli hanno attraversato l’Appennino. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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