Bosco di Ospizio, i residenti temono per la loro sicurezza: «Cosa succederà a cantiere aperto?»
Reggio Emilia, lettera dei cittadini del quartiere Stranieri che temono la contrapposizione: «Come si garantisce la nostra incolumità?»
Reggio Emilia I cittadini del quartiere Sergio Stranieri si rivolgono formalmente al sindaco e al prefetto per chiedere risposte chiare e impegni precisi su «cosa accadrà nel momento esatto in cui verrà aperto ufficialmente il cantiere? Quali misure verranno predisposte per evitare che la protesta degeneri in situazioni di guerriglia urbana? Come si intende garantire l'incolumità dei residenti e la salvaguardia dei loro beni privati?».
I cittadini del quartiere Sergio Stranieri firmatari di questa lettera aperta esprimono «preoccupazione» e chiariscono di non volere «che a pagare il prezzo più alto di questa contrapposizione siano gli unici che nel quartiere ci vivono stabilmente, costretti a subire tensioni causate, per la maggior parte, da persone estranee alla nostra comunità. «Il quartiere Sergio Stranieri inizia ad avere paura – spiegano questi cittadini che chiedono tutela e sicurezza a fronte –. Il titolo di questo appello può sembrare forte, ma riflette fedelmente l’ansia che sta montando tra i residenti. Al timore per l’ordine pubblico si somma il profondo fastidio per il continuo procrastinarsi di un intervento edilizio considerato strategico e vitale per l’intera zona». I cittadini scrivono, inoltre, di vedere «in questa operazione non solo il recupero di un’area caduta in un grave degrado, ma un’opportunità unica. Il progetto, infatti, non include solo il supermercato, ma prevede fondamentali servizi comunali, presidi sanitari e un’enorme area verde che diventerà pubblica a tutti gli effetti. Non appena il progetto è stato presentato ed è iniziata la sola fase di pulizia del sito, nel 2024 sono apparse le prime organizzazioni ecologiste. I loro presidi, uniti ad atti vandalici, hanno causato la prima interruzione dei lavori. Recentemente, dopo che Legambiente e le altre sigle ambientaliste hanno visto respinto l’ennesimo ricorso (la richiesta di sospensiva, in attesa del giudizio definitivo del Tar), il nuovo tentativo di pulizia dell’area ha subito l’ennesimo blocco forzato. In questi giorni il quartiere è stato popolato da figure eterogenee: giovani attivisti dai modi educati, militanti dai toni meno solari e persino soggetti la cui postura ricorda più quella di parlamentari romani o europei che di semplici cittadini. Tra i manifestanti non si riconosce nessuno del quartiere; pochissimi sono di Reggio Emilia, mentre la netta maggioranza pare arrivare da fuori città». I cittadini evidenziano, inoltre, ostacoli al dialogo costituiti da «muri ideologici» e «assenza di confronto». Oltre al «disagio sociale: il parco adiacente è frequentato da famiglie, giovani e soprattutto da persone fragili ed anziane, che oggi si dicono fortemente a disagio e intimorite da questi continui movimenti». l © RIPRODUZIONE RISERVATA
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