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Dall’Appennino all’Everest: il prof-alpinista Silvetti porterà lavagne digitali a 3.800 metri di quota per gli studenti nepalesi

Alice Benatti
Dall’Appennino all’Everest: il prof-alpinista Silvetti porterà lavagne digitali a 3.800 metri di quota per gli studenti nepalesi

A Kathmandu pianterà alberi da frutto e compenserà con crediti certificati le emissioni di CO2 legate alla spedizione

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Prima dovranno essere acquistate a Kathmandu. Poi comincerà il viaggio più difficile: due saliranno fino a quasi 3.800 metri di quota, in parte in elicottero e in parte sulle spalle dei portatori, per raggiungere due scuole della valle dell’Everest. Sono tre smart board, grandi lavagne digitali interattive con connessione internet, e rappresentano il cuore della nuova missione che a ottobre riporterà Fabrizio Silvetti, professore di Informatica da oltre trent’anni all’istituto Cattaneo-Dall’Aglio di Castelnovo Monti, alpinista e guida ambientale escursionistica, in Nepal. Un progetto che quest’anno prova però a compiere un passo ulteriore. Accanto all’istruzione e alla tecnologia entra infatti con forza la sostenibilità ambientale: Silvetti vuole compensare attraverso crediti certificati le emissioni di CO2 legate alla spedizione e, soprattutto, dare vita a un progetto di piantumazione a Kathmandu insieme agli studenti nepalesi del British Ghurka College. È il nuovo capitolo di una storia cominciata quasi vent’anni fa. «In tutti questi anni in cui ho frequentato il Nepal per passione alpinistica ho sedimentato dentro di me un’affezione ai luoghi e alle persone che, come un elastico, continua a tenermi legato», racconta Silvetti. Un legame fatto «di amicizia, ammirazione e stima per persone che sanno vivere con profondità e dignità le tante difficoltà ambientali e, soprattutto, sociali, misurandosi con ristrettezze economiche, tecnologiche e logistiche».

Tre scuole, tre smart board

Questa volta saranno tre le scuole coinvolte: la primaria del monastero di Tengboche, la secondaria Hillary School di Khumjung e il British Gurkha College di Kathmandu. Realtà diverse, accomunate dalla convinzione che l’istruzione rappresenti una possibilità concreta per costruire il proprio futuro. «Nonostante la mia lunga attività di insegnante – premette il prof-alpinista – rimango sempre stupito dalla considerazione e dal rispetto che le ragazze e i ragazzi del Nepal, soprattutto nelle zone di montagna, hanno per l’educazione e la scuola. Hanno ben chiara la sua importanza nelle loro vite presenti e future. L’educazione è vista come un’opportunità di riscatto per la loro condizione e per il loro Paese». A Tengboche i monaci del più importante monastero della valle dell’Everest stanno lavorando all’ampliamento della scuola per poterla aprire a tutti i bambini, anche a quelli che non aspirano alla vita monastica, offrendo gratuitamente un’educazione scolastica oltre che spirituale. Il rapporto con la Hillary School di Khumjung è invece il più longevo: risale al 2019 ed è cresciuto attraverso le prime donazioni e un periodo trascorso da Silvetti a insegnare ai ragazzi. «Un’esperienza che mi ha permesso di scoprire la loro profonda educazione e il loro rispetto, oltre alla determinazione che dimostrano non soltanto nella vita scolastica». Più recente è il legame con il British Gurkha College di Kathmandu, nato grazie a un insegnante, ex studente proprio della scuola di Khumjung, che aveva seguito sui social l’attività di Silvetti. Il college rappresenta per i ragazzi un passaggio verso gli studi universitari o l’ingresso nel mondo del lavoro.

Dopo microcomputer, tablet e laptop donati negli anni scorsi, dalle scuole è arrivata la richiesta di nuovi strumenti tecnologici. Da qui l’obiettivo di acquistare tre smart board, una per ciascuna scuola, grazie al sostegno dell’azienda MasterVoice di Correggio, che già lo scorso anno aveva contribuito al progetto donando laptop nuovi, e di altre aziende e privati. Le lavagne saranno acquistate direttamente a Kathmandu. Per due, però, dalla capitale comincerà un viaggio decisamente fuori dall’ordinario. «A noi può sembrare semplice da un punto di vista logistico, ma in quei luoghi non lo è. Quelle destinate a Tengboche e Khumjung dovranno raggiungere i 3.800 metri: una parte del trasporto avverrà in elicottero e una parte sulle spalle dei portatori», informa Silvetti.

Una missione sostenibile

Ma la missione 2026 vuole lasciare un segno anche sul fronte ambientale. Grazie al sostegno di SAFE spa di San Giovanni in Persiceto, Silvetti punta a compensare attraverso crediti certificati le emissioni di CO2 legate alla spedizione. A questo si aggiungerà un progetto di piantumazione a Kathmandu, “Himalayan Carbon Education Project”, insieme agli studenti del British Gurkha College, coinvolgendo direttamente i ragazzi sul tema della sostenibilità anche attraverso un incontro con gli studenti per approfondire i temi legati all’aumento della CO2 nell’atmosfera e le sue conseguenze. «Vorrei dare maggiore sostenibilità ambientale a questo viaggio attraverso crediti certificati per le emissioni di CO2 legate alla spedizione e, soprattutto, attraverso un progetto di piantumazione a Kathmandu insieme agli studenti».

Resta poi la montagna, la passione da cui tutto è cominciato e che continua ad alimentare la sua attività solidale. Durante il viaggio Silvetti, da anni sostenuto nella sua organizzazione dall’associazione Montalto Sport e Tempo Libero, percorrerà con alcuni amici i sentieri delle alte vie del Khumbu e, alla fine, da solo tenterà la salita alla cima del Cholatse, 6.440 metri, famosa per le sue pareti di ghiaccio molto ripide e le vie tecnicamente difficili. «Il progetto che a ottobre mi vedrà nuovamente in quei luoghi è poca cosa in un mare di necessità – dice Silvetti – ma ho imparato a fare più che a parlare». Chi volesse sostenere il progetto, in particolare la nuova scuola del monastero di Tengboche, può effettuare un bonifico a Silvetti all’Iban IT59 B076 0112 8000 0100 3461 561, indicando come causale “Progetto nuova scuola di Tengboche”.

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