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Reggio perde 1.252 attività artigiane: è il secondo calo peggiore in Emilia. E c’è la sfida dell’AI

Reggio perde 1.252 attività artigiane: è il secondo calo peggiore in Emilia. E c’è la sfida dell’AI

Concorrenza agguerrita e costi sempre più alti mettono a rischio attività e botteghe

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Reggio Emilia In questi giorni di Ferragosto molte attività artigiane hanno abbassato le serrande per ferie. Ma per tante botteghe quelle saracinesche si sono chiuse da tempo e, purtroppo, per sempre. Non c’è bisogno di vestire i panni di una moderna Cassandra per arrivare a ipotizzare una così nefasta prospettiva. A dirlo è un trend , purtroppo ormai consolidato che vede a poco a poco le piccole imprese artigiane – in alcuni casi addirittura “botteghe storiche” – scomparire. Le ragioni sono diverse e l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, oltre a fornire il quadro della situazione, ha anche provato a scandagliarle: «una concorrenza sempre più aggressiva, costi crescenti e una domanda che è cambiata profondamente che spesso penalizza proprio le piccole realtà». Dopo il picco massimo ottenuto nel 2008, con quasi 1,5 milioni di attività di carattere prevalentemente artigiano, poi il numero di artigiani è ininterrottamente diminuito. Se nel 2015 – dice la nota della Cgia – avevamo 1,7 milioni di persone che lavoravano come artigiani, nel 2025 ne contavamo quasi 1,3 milioni, praticamente quasi 434mila in meno ( con un calo stimato del -25,1%)».

I dati reggiani e emiliani

In provincia di Reggio, tra il 2024 e il 2025 hanno chiuso i battenti in via definitiva 1.252 attività artigianali, pari al 6,5% di un totale di 19.397 quante erano le imprese iscritte alla Camera di commercio nel 2024. Quello di Reggio è, in termini percentuali, il calo più vistoso dopo Bologna. In provincia di Modena, le imprese artigiane sono passata da 22.709 imprese nel 2024, a 21.457 nell’anno successivo, con un calo del 5,5%. Il calo meno vistoso si è registrato in provincia di Parma (-4,7%) dove le imprese artigiane sono passate da 12.904 nel 2024 a12.296 nel 2025. «Nelle città, in particolare, le botteghe artigiane sono ormai una presenza sempre più rara, fino a rischiare l’estinzione. E quando scompare una bottega non si perde soltanto un’attività economica: si spegne un presidio di socialità, di competenze e di identità».

Il ruolo dell’AI

L'intelligenza artificiale (AI) sta cambiando tutti i settori produttivi e chi lavora nell'artigianato se lo chiede con particolare urgenza: che ne sarà dei mestieri manuali? Nessuno ha una risposta certa, sostengono dalla Cgia, ma è probabile che l'AI non farà sparire gli artigiani. Piuttosto, li dividerà in due gruppi. Il primo è quello di chi userà l'AI come un aiutante instancabile. Il falegname potrà avere dieci idee di tavolo in pochi secondi, il muratore preparerà preventivi mentre è ancora al lavoro in cantiere, il ceramista non dovrà più perdere tempo a scrivere post sui social. In questi casi l'AI non ruba tempo: lo restituisce, lasciando più spazio alla vera manualità. Il secondo gruppo è quello di chi si troverà l'AI come concorrente. Succede soprattutto dove il prodotto si può standardizzare: mobili stampati in 3D, abiti "su misura" pronti in un'ora, grafiche create in automatico al posto del designer. Qui – dice l’analisi – il rischio è concreto, perché costa meno e spesso il cliente non riesce più a distinguere un oggetto fatto a mano da uno realizzato da una macchina. Chi se la caverà meglio? Chi restaura – un mobile antico non lo ripara nessuna macchina –, chi lavora nel lusso su misura, chi ripara e chi vende soprattutto un'esperienza: corsi, botteghe aperte al pubblico, la possibilità di vedere il gesto artigianale dal vivo. Il pericolo vero, allora, non è che l'AI porti via il lavoro agli artigiani. È che chi la sa usare diventerà molto più veloce di chi lavora "solo con le mani" – e per i clienti sarà sempre più difficile accorgersi della differenza. 

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