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Il caso

Castellarano, confisca da 37 milioni all’imprenditrice Patrizia Gianferrari: la Corte d’Appello conferma le misure

Castellarano, confisca da 37 milioni all’imprenditrice Patrizia Gianferrari: la Corte d’Appello conferma le misure

Sigilli per aziende, complessi residenziali, denaro e preziosi. Le indagini sono della Guardia di finanza di Reggio Emilia, che ha dato esecuzione al provvedimento

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Castellarano I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna hanno dato esecuzione a un Decreto emesso dalla Corte di Appello di Bologna che ha confermato integralmente le misure di prevenzione patrimoniali e personali disposte nel novembre 2025 dal Tribunale felsineo a carico dell’imprenditrice Patrizia Gianferrari, consistenti nella confisca di beni per complessivi 37,2 milioni di euro e nella sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per 4 anni.


Tra gli asset sottoposti a vincolo figurano compendi aziendali di diverse società operanti nel commercio di materie plastiche, del ferro nonché nel settore immobiliare, oltre a complessi residenziali, denaro, preziosi, orologi di lusso e autovetture, risultati nella disponibilità dell’imprenditrice per valori manifestamenti sproporzionati, se confrontati alle sue esigue fonti reddituali ufficiali.


L’esecuzione del provvedimento segna l’epilogo di articolate e complesse indagini dirette dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia ed eseguite dal G.I.C.O. (Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata) del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Bologna, scaturite da uno mirato screening volto all’individuazione di soggetti potenzialmente destinatari di misure di prevenzione patrimoniali, ai sensi del Codice Antimafia.


Gli accertamenti economico-patrimoniali sviluppati dagli investigatori hanno consentito di ricostruire la posizione dell’imprenditrice, risultata da tempo al centro di una fitta rete societaria, e di documentare l’esistenza di un complesso di aziende intestate a prestanome compiacenti ma gestite di fatto dalla donna e dai suoi due figli, strumentalmente utilizzate allo scopo di ottenere finanziamenti bancari anche garantiti dallo Stato. Le disponibilità liquide, una volta accreditate, erano sistematicamente distratte e destinate all’esclusivo soddisfacimento di significative esigenze personali e del proprio nucleo familiare. I beni erano già stati oggetto di sequestro a luglio 2025 e di confisca di primo grado lo scorso febbraio.


In virtù dei numerosi reati perpetrati nel corso degli anni sull’intero territorio nazionale, per i quali ha subìto condanne in via definitiva, l’imprenditrice è stata inquadrata nel profilo della “pericolosità sociale ordinaria”, riconducibile alla cosiddetta “delinquenza economica”. 

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