Bosco Ospizio, fumata nera dopo l’incontro con Massari: il progetto va avanti. Gli attivisti: «Siamo prosciugati»
Parole di fuoco dei manifestanti dopo l’incontro in Municipio. «Roventi di rabbia, ora tanti auguri all’amministrazione»
Reggio Emilia «Prosciugati». È questa la parola, l’unica, usata dagli attivisti di Bosco Ospizio, appena usciti da un colloquio nelle sale del Municipio di Reggio durato due ore e mezza. Al centro, repetita iuvant, il progetto che Conad, proprietaria del terreno, anche a seguito del giudizio emesso da Tar di Parma dovrebbe realizzare nell’area verde racchiusa tra via Emilia all’Ospizio e via Primo Maggio, abbandonata dal 2005 e occupata dai manifestanti dallo scorso 3 agosto. Per gli attivisti la speranza era quella di raggiungere un accordo con il primo cittadino Marco Massari e l’assessore all’Urbanistica Carlo Pasini, partendo dal punto, a loro avviso irrinunciabile, della salvaguardia integrale del Bosco Ospizio. Questo, gli ambientalisti, lo avevano chiarito già lunedì, giorno in cui era stato ipotizzato il ritorno delle ruspe: la clausola sine qua non per qualsiasi accordo era, e resta, per loro, l’incolumità degli alberi.
Ieri alle 19.30 le aspettative degli occupanti, ancora ottimiste, sono state rase al suolo. Se da una parte la nota diffusa dal sindaco Massari a seguito dell’incontro può dirsi evasiva, dall’altra i silenzi degli attivisti, stretti tra loro e sull’orlo del pianto davanti al palazzo del Comune, sono stati eloquenti. «Abbiamo illustrato lo stato del progetto e, nell’ambito delle procedure autorizzative in corso, abbiamo espresso la disponibilità a ulteriori miglioramenti ambientali nelle aree interessate dall’intervento – ha scritto Massari al termine dell’incontro –. Abbiamo quindi ascoltato attentamente le proposte dei rappresentanti dell’assemblea e discusso rispetto agli impegni che in questa fase possiamo prenderci». E poi: «Seguiranno riflessioni più approfondite e condivise con tutta la giunta comunale». Lo si legge soltanto tra le righe, ma a districare i non detti, contenuti nelle parole moderate del sindaco, ci hanno pensato i membri dell’assemblea di Bosco Ospizio, riunitisi in un’assemblea aperta alla cittadinanza nella stessa area in cui da oltre due settimane vivono in tenda. «Ci sono poche speranze, se non nessuna – ha spiegato Giovanna Allegri, che ieri era in Comune, tra i portavoce dell’assemblea del Bosco Ospizio –. Qui non si può fare più nulla, se non mettere qualche pianta in più, ha detto il sindaco, che ha anche ribadito quanto la comunità dei residenti di Ospizio chieda da anni con insistenza la creazione della casa di comunità».
Continueranno a lottare gli attivisti, che hanno fatto richiesta per restare ad occupare il Bosco Ospizio almeno fino al 31 agosto. Ieri sera, però, tra il fango e l’erba, il sentimento dominante tra i manifestanti era lo sconforto. Non appena la delegazione dell’assemblea a difesa del bosco ha fatto rientro al presidio, a tutti i presenti è bastato guardarli in faccia per capire l’esito dell’incontro. «Siamo prosciugati – hanno ribadito –. Il sindaco ha detto che ora rimetteranno mano al progetto per venirci incontro sulla gestione dell’area verde già pianificata, ma niente di più». I lavori, quindi, si faranno ma, come ha riferito Ilaria Mezzenzana, portavoce della delegazione, «solo tra qualche settimana, perché ora sono al lavoro per riguardare il progetto e tentare di concederci più verde e più alberi». Il tono era sconvolto, nonostante i tentativi di mediazione portati avanti dal sindaco Massari durante il dialogo. Proposte e contro-proposte: il primo cittadino, lo hanno confermato gli stessi ambientalisti, ha cercato un punto di incontro. Ma per loro, questo, non è sufficiente. I manifestanti hanno anche riferito che Massari avrebbe «promesso di chiedere a Conad un incontro con loro», per poi ribadire che «tutelare il bosco è un atto di responsabilità doverosa verso la gente e che le istituzioni dovrebbero schierarsi a loro favore, perché la lotta al consumo di suolo e alla cementificazione riguarda tutti». Gli ambientalisti, che da giorni vivono notte e dì dentro al Bosco Ospizio, hanno poi illustrato le proposte avanzate al primo cittadino: «Abbiamo chiesto che Conad, rimanendo proprietario del terreno, salvi integralmente il bosco, facendolo diventare un grande “bosco urbano di comunità” – ha spiegato Ilaria Mezzanzana –. La proprietà rimarrebbe a Conad, secondo la nostra visione, ma la gestione sarebbe compartecipata tra cittadini e Comune, con il coinvolgimento dell’Università e delle scuole. Non bisognerebbe toccare neanche un albero e per bonificare l’area, abbiamo spiegato al sindaco, per noi dovrebbero essere usate tecniche ambientali nature based, ovvero soluzioni non invasive. Lo abbiamo detto senza giri di parole – ha concluso Ilaria Mezzenzana –: il loro progetto è anacronistico». Il sindaco Massari, di fronte alle affermazioni radicali degli ambientalisti, avrebbe proposto «di realizzare il nostro progetto in altre aree verdi della città, aggiungendo poi di essere al lavoro per la creazione di nuovi parchi» hanno spiegato ieri al Campo di Marte 2. Gli attivisti, però, sono stati incontentabili. Sui social, parole di fuoco: «Siamo roventi di rabbia. Ora, tanti auguri all’amministrazione».
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