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Spari contro le nutrie a 50 metri dalle case e le carcasse lasciate lì, la denuncia: «Qui giocano i nostri bambini»

Alice Tintorri
Spari contro le nutrie a 50 metri dalle case e le carcasse lasciate lì, la denuncia: «Qui giocano i nostri bambini»

Correggio: è successo a San Martino Piccolo. Una residente: «Problema di sicurezza, ma anche igienico e sanitario»

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Correggio È domenica mattina e le campagne correggesi, in particolare quelle di San Martino Piccolo, si svegliano con i colpi di un fucile. A 50 metri dalle abitazioni, qualcuno spara. La stagione venatoria ordinaria, ad oggi, non è ancora aperta. Chi imbraccia il fucile ha un obiettivo preciso: le nutrie sull’argine di un canale. Che una volta uccise, abbandona lì, a pochi metri dalle case.

È quanto accaduto ieri mattina, di fronte alla casa di una residente che, incredula e preoccupata, ha ripreso la scena con il proprio cellulare. Al di là della strada che costeggia casa sua, una macchina parcheggiata e un uomo che, rivolto verso il canale, imbraccia un fucile. E spara: una, due, tre volte. A pochi metri dal giardino dove i figli della donna, alla domenica mattina, in giornate come quella di ieri, sono abituati a giocare. A pochi metri, ancora meno, dalla via su cui in tanti passeggiano con il cane o corrono all’aria aperta. Soprattutto in questo periodo. La situazione assume contorni ancora più preoccupanti e surreali, quando l’uomo spara alle nutrie ferme sull’argine del canale. Le uccide, e poi le lascia lì. «Al di là della violazione della regola che prevede una distanza minima di 100 metri dalle abitazioni per chi va a caccia – spiega la donna, impaurita quanto arrabbiata –, c’è anche un tema igienico e sanitario: con il caldo, l’acqua stagnante e gli animali presenti in queste zone, le carcasse abbandonate qui, rappresentano un pericolo per tutti». La residente assiste alla scena dalla finestra della sua abitazione, ma non resta indifferente. Riprende il cacciatore e gli chiede di smetterla. Ma lui non ne vuole sapere: le risponde in malo modo.

«Siamo a 50 metri dalle abitazioni, ma poco importa – scrive alla Gazzetta –. Le nutrie stavano correndo verso il canale, sarebbero scappate se non avesse agito subito. Così ha sparato il terzo colpo. Il cacciatore aveva il fucile puntato verso casa, ma non se n’è fatto un problema. Ci ha detto che lui è delle guardie forestali: lui può, ha il giubbotto catarifrangente che ci ha mostrato prontamente con orgoglio. A nulla sono valse le ammonizioni di chi, nella gittata del suo fucile, ci vive e hai dei bambini. Non è la prima volta che accade – prosegue la residente –. Vorremmo che ci fossero più rispetto, più sensibilità e più attenzione nei confronti dei cittadini, che queste zone le vivono da sempre e che non possono accettare di svegliarsi una domenica, con dei colpi di fucile». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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