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Il lutto

Addio a Fabrizio Plessi, pioniere della video-arte: dall’installazione sull’Autostrada Brennero alla collaborazione con Spielberg

Giulia Bassi
 Fabrizio Plessi
Fabrizio Plessi

È morto a 86 anni l’uomo che per primo utilizzò la tecnologia nelle sue opere

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Reggio Emilia Come nessun altro artista sapeva creare capolavori utilizzando la tecnologia. Fabrizio Plessi, reggiano di nascita, veneziano d’adozione, è stato tra i primi a trasformare freddi congegni in folgoranti e stupefacenti opere d’arte. Plessi è morto domenica (23 agosto). Aveva 86 anni, era ricoverato all’ospedale di Dolo.

Nel ricordare la caratura dell’artista, ci piace dare risalto al suo carattere mite, scherzoso, decisamente simpatico. «Fin da ragazzino immaginavo il decollo vertiginoso che avremmo avuto con le tecnologie. Già da allora la televisione non era solo un elettrodomestico, ma uno strumento per fare ed esprimere arte». Lo spiegò l’artista alla Gazzetta, in un’intervista durante la quarantena del 2020, quando in occasione dei suoi 80 anni, la città lagunare gli rese omaggio con “l’Età dell’Oro”, una suggestiva installazione digitale a lui dedicata. La sua arte nasceva infatti da videoinstallazioni fantasmagoriche, che mostravano spesso materiale grezzo, elementi originari come il fuoco e l’acqua. La sua particolar evocazione a creare opere d’arte con modi e mezzi diversi, gli ha offerto la possibilità di lavorare con aziende come Bmw, Sony, Swarovski, Calvin Klein e Loewe, ma anche in luoghi alternativi.

Al Brennero, nei gli spazi un tempo occupati dalla dogana tra Italia e Austria, si trova oggi il primo esempio in Italia di spazio museale in autostrada. Ospita video, disegni e installazioni di Plessi che, oltre alle opere, ha realizzato anche gli allestimenti interni della struttura. Il complesso architettonico, sviluppato su un’area di circa 13.000 metri quadri, è stato inaugurato nel 2013 da Autostrada del Brennero Spa e rappresenta una sperimentazione formale e funzionale per trasformare una tradizionale area di sosta in un luogo dedicato alla cultura. Nell’ampia sala principale, concepita come spazio museale trasparente e aperto sul paesaggio circostante, trova posto la grande scultura "L’anima della natura" realizzata da Plessi in occasione dell’Expo 2000 di Hannover. La scultura è composta da tre triangoli, a simboleggiare i tre territori che compongono l’Euregio, e da una serie di schermi che ne simulano l’immersione nell’acqua.

Sempre all’Esposizione Universale di Hannover, il Mare Verticale creato nel 2000 per il Padiglione Italia con la sua altezza di 44 metri, ed altri 20 sotto terra, viene considerata la più monumentale scultura tecnologica mai costruita. È costituito essenzialmente da una serie di schermi a Led tecnologia che Plessi cominciò a usare nel ’93. Egli è considerato uno dei primi d’Europa a servirsene per fare arte. Fu in occasione dello storico concerto a Central Park di Luciano Pavarotti: dovendo fare convergere lo sguardo di 5000 mila persone sulla scenografia, si inventò una soluzione all’avanguardia al cui allestimento collaborò anche Steven Spielberg. Ha pensato che i led potessero costituire il mezzo per attirare il pubblico verso la scena: una grande cattedrale gotica, fatta di mosaico come, una vetrata luminosa che respirava con le note del tenorissimo.

Ma l’artista reggiano ha lavorato anche per il teatro, collaborando con Aterballetto per la realizzazione della scenografia di due opere: Sogno di una notte di mezza estate e Romeo e Giulietta, per la coreografia di Mauro Bignzetti. Lo attirava molto il fatto che, utilizzando gli elementi naturali il suo lavoro venisse "contaminato" dalle persone che vi entravano. In occasione dei suoi 50 anni, nel 1990, proprio a Reggio al teatro Valli portò The fall of Icarus, un’opera multimediale nata dalla collaborazione fra il regista belga Frédéric Flamand, e il compositore inglese Michael Nyman. Per dare qualche numero: sono più di 500 le sue mostre personali realizzate in 138 musei. Tra le ultime, "L’Età dell’Oro" del 2020 realizzata in due luoghi veneziani: la Ca’Pesaro e Piazza San Marco. Era incentrata sull’oro, materiale incorruttibile. Dalle finestre del Museo Correr in Piazza San Marco, scorrevano fiumi digitali dorati a fronteggiare i sontuosi mosaici della Basilica. Proprio in quell’occasione, Plessi ci aveva confidato: «La mostra è dedicata a Venezia, che mi ha accolto e accompagnato fino ad ora, ma in fondo in fondo io mi sento sempre emiliano». l© RIPRODUZIONE RISERVATA

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