Nutrie abbattute vicino alle case, il Comune di Correggio: «Bisogna fare chiarezza»
Il caso dopo la denuncia alla Gazzetta di una residente, le carcasse abbandonate sul posto. «Il fatto che la normativa preveda il controllo e, in determinati casi, l’abbattimento di una specie non significa che vengano meno le regole sulle modalità»
Correggio È necessario che gli organi competenti «facciano chiarezza» sulla vicenda degli spari esplosi da un cacciatore a poche decine di metri dalle case, per abbattere nutrie le cui carcasse sono poi state, in parte, abbandonate sul posto. A dirlo è il Comune di Correggio che sul caso annuncia di stare lavorando in sinergia con Polizia provinciale e Atc competente. Il grave episodio è accaduto domenica mattina in via Crocetta, a San Martino Piccolo, all’altezza del canale, e la Gazzetta ha riportato la denuncia della residente che ha assistito e filmato quanto accadeva. Le circostanze in cui è avvenuto l’abbattimento, con il cacciatore che si è professato una “guardia forestale” facendo intendere di avere le necessarie autorizzazioni, a stagione venatoria ordinaria non ancora aperta, vanno, dunque, approfondite.
«Il principio che vogliamo ribadire è semplice: quando un’attività è prevista dalla legge deve essere svolta rispettando pienamente quella legge e assumendosi la responsabilità che deriva dal ruolo che si ricopre – fanno sapere dall’amministrazione locale –. Questo significa tutelare la sicurezza delle persone, utilizzare correttamente le armi, rapportarsi in maniera adeguata con i cittadini e rispettare l’animale anche quando l’intervento ne prevede l’abbattimento». I toni fermi non lasciano dubbi: questa è una vicenda che «merita di essere verificata fino in fondo dagli organismi competenti»: «Ci sono regole precise che devono essere rispettate, ma accanto alle regole devono esserci sempre prudenza, responsabilità e buon senso». È l’occasione «per fare chiarezza su cosa siano le attività di controllo faunistico, su chi possa svolgerle e sulle responsabilità che comportano». Partendo dal presupposto che controllo della fauna e caccia sono attività per legge distinte «per finalità, modalità, tempi, luoghi e soggetti coinvolti», l’amministrazione ricorda che la prima, cioé il controllo della diffusione di specie autoctone o esotiche, come le nutrie, in quest’ultimo caso anche attraverso abbattimenti selettivi, corrisponde a un servizio di pubblica utilità. Gli abbattimenti in questi ultimi casi, rispondono all’esigenza di «limitarne la diffusione» e «ridurne gli impatti sulla biodiversità, sugli ecosistemi e sui servizi che essi garantiscono, oltre che sulle attività economiche».
«La nutria rientra tra le specie esotiche invasive di rilevanza unionale – si sottolinea –. La sua presenza può determinare danni alle colture agricole, compromettere la stabilità di argini e sponde attraverso lo scavo delle tane e incidere sugli ecosistemi delle zone umide, dove il consumo della vegetazione acquatica può modificare gli habitat e avere conseguenze anche sulle specie autoctone che da questi dipendono. Per queste ragioni è attualmente vigente uno specifico Piano regionale di controllo della nutria per il periodo 2026-2030». Tuttavia esistono specifiche norme, anche comportamentali, che, nel caso di San Martino Piccolo, sollevano non pochi dubbi. «Essere autorizzati a svolgere questa attività comporta una responsabilità importante – spiegano dal Comune –. L’utilizzo delle armi deve avvenire nel rigoroso rispetto delle norme di sicurezza e delle prescrizioni previste. Ma questo deve accompagnarsi a comportamenti prudenti e adeguati, soprattutto quando si opera in luoghi frequentati o in presenza di cittadini. Anche nel rapporto con una persona che assiste a un intervento, chiede spiegazioni o manifesta una preoccupazione, sicurezza e buon senso devono venire prima di tutto». «La stessa responsabilità riguarda gli animali – prosegue la nota –. Il fatto che la normativa preveda il controllo e, in determinati casi, l’abbattimento di una specie non significa che vengano meno le regole sulle modalità con cui questo deve avvenire. La normativa europea stabilisce che agli animali interessati dalle operazioni di controllo debbano essere risparmiati dolore, angoscia e sofferenze evitabili. Gli interventi devono pertanto essere effettuati con le modalità consentite e, quando prevedono la soppressione dell’animale, questa deve avvenire nel minor tempo possibile».
Specifiche norme ci sono anche per la gestione delle carcasse che «non possono essere gestite arbitrariamente: le disposizioni vigenti disciplinano il loro recupero e la loro destinazione e consentono di lasciare sul posto gli animali abbattuti quando, per le condizioni dell’habitat, non sia possibile recuperarli. Anche questo aspetto dovrà essere valutato, nel caso specifico, dagli organi competenti». Diversi, dunque, gli aspetti da chiarire e sui quali è necessario che gli organi competenti «vadano fino in fondo», ricordando, infine ai cittadini la possibilità di segnalare alla Polizia provinciale «comportamenti o situazioni» «che ritengano irregolari o comunque meritevoli di verifica». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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