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Cantiere di Porta Santa Croce, via Roma in allarme: «È già un deserto, così i reggiani non verranno più»

Ambra Prati
Cantiere di Porta Santa Croce, via Roma in allarme: «È già un deserto, così i reggiani non verranno più»

Reggio Emilia: parla i titolari di “Tentazioni Gioielleria”. I timori per lavori che dureranno per tutto il 2027. E accusa: «Finta partecipazione»

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Reggio Emilia «I commercianti di via Roma sono seriamente in difficoltà da quando si è aperto il mega cantiere. È complicato accedere al quartiere e si è notato un calo di presenze. E questo è solo l’inizio. Da qui a quando saranno finiti i lavori, a fine 2027, dovrà passare un anno e mezzo: i reggiani cambieranno abitudini e non verranno più qui. Questo è il nostro principale timore».

 

A parlare, accanto al marito Agostino “Tino” Cavagnari, è Annarella Ferretti, titolare di “Tentazioni Gioielleria” al civico 9 di via Roma. La negoziante sottolinea che per venire in via Roma, chiusa da sei mesi, occorre una certa resilienza. «Dalla circonvallazione non entra più nessuno. Chi si sposta in macchina può accedere da via Dante o dall’hotel Mercure Astoria, mentre con la soppressione della fermata del bus in viale Piave chi utilizza il trasporto pubblico ha due scelte: o scendere in via Dante oppure ai giardini pubblici. Così la città è divisa in due parti. Forse per un cantiere del genere serve un minibù dedicato a via Roma, che agevoli almeno giovani e anziani. Speriamo che le autorità raccolgano questo appello e provvedano – spiegano i coniugi – Noi ci salviamo grazie alla vicinanza con la via Emilia e al parcheggio Aci. Il più penalizzato è il tratto finale di via Roma, dove già resistono con coraggio attività che si contano sulle dita di una mano. Quella zona, come è accaduto in altre luoghi del centro storico, rischia di diventare un ghetto».

Secondo la negoziante via Roma è già un deserto. «Non credo sia dovuto al periodo estivo – prosegue la titolare – Non c’è gente che passa a piedi, pochissimi in bicicletta, i parcheggi sono introvabili perché tra la nuova piazza del Popol Giost e gli stalli venuti a mancare sui controviali la riduzione è stata notevole. L’afflusso è solo per gli uffici Cgil». Alla domanda se i negozianti hanno condiviso il mega progetto, la risposta di Annarella (ex presidente Cna Commercio e presidente dell’associazione ViaRomaViva) è netta. «Mai stati d’accordo. Nelle riunioni a dire sì sono stati alcuni residenti, gli stessi che hanno voluto la nuova piazza del Popol Giost che, com’era prevedibile, non è vissuta (tra vaporizzatori e bottiglie abbandonate) se non dai soliti noti. Sul sottopasso, invece, parte dei residenti in precedenza favorevoli non lo sono più perché hanno capito che i lavori stanno penalizzando il quartiere. La verità è che l’amministrazione comunale indice le assemblee, ascolta le ragioni di tutti ma va avanti comunque: è una finta partecipazione. Tant’è che ormai non partecipo più, io mi sono arresa – prosegue Annarella – Mi dispiace dirlo, amo la mia città e mi sono impegnata tanto, per me è un dolore essere arrivata a constatare che il commercio lotta contro i mulini a vento della mancata programmazione».

Il progetto, secondo la titolare, «sarà senz’altro un abbellimento, sarà bello, tuttavia a mio avviso inutile. Bastava un’opera meno faraonica e più funzionale: un sottopasso in sicurezza, perché non credo affatto che donne e anziani useranno quel tunnel di notte. Tra l’altro si esalta il verde e la città green mentre sorgerà un’altra colata di cemento». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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