Da che parte vota chi ha studiato meno: la frase di Bonaccini che accende lo scontro con Meloni
Il presidente del Pd analizza lo spostamento di lavoratori e ceto medio verso la destra e chiama in causa istruzione, reddito e periferie. La premier attacca: «Noi li rispettiamo». Lui replica: «Frase estrapolata dal contesto»
Roma La scuola deve ancora cominciare, ma è sul livello di istruzione dell’elettorato che si infiamma l’ultima (per ora) polemica politica social di questa estate rovente. Al centro dello scontro ci sono le parole di Stefano Bonaccini, eurodeputato e presidente del Pd, che hanno provocato la reazione della premier Giorgia Meloni. «I voti dei lavoratori e del ceto medio si stanno gradualmente spostando verso destra. È un processo che riguarda tutto l’Occidente, come dimostrano i voti per Trump, la Brexit e, in Germania, Francia e Italia, per figure come Le Pen, Meloni, Salvini e Vannacci. Questo voto è espresso soprattutto da chi ha studiato poco, vive nelle aree interne o nelle periferie e sta peggio economicamente».
Bonaccini lo ha detto in una videointervista a Ivg.it, a margine dell’incontro “Costruiamo l’alternativa", ad Albenga, in provincia di Savona. La frase, rilanciata sui social, è diventata subito virale. E a riprenderla sui social è stata la stessa Meloni, che ha pubblicato una parte di vide di Bonaccini con un commento durissimo: «Il presidente del Pd ci spiega che milioni di italiani votano a destra perché hanno studiato poco. L’abbiamo già sentita. Quelli che votano per loro sono cittadini colti, consapevoli e intelligenti, mentre quelli che votano per noi sarebbero ignoranti da compatire, quando non da rieducare». La premier ha spostato quindi il confronto dal titolo di studio alle condizioni concrete del Paese, tornando di nuovo alla carica: «Forse Bonaccini dovrebbe considerare un’ipotesi più semplice: quegli italiani hanno studiato sulla loro pelle le conseguenze delle politiche della sinistra», elencando tra i motivi «città meno sicure, confini senza controllo, periferie dimenticate e lezioni di morale impartite da chi pretende di spiegare agli altri come devono vivere, votare e pensare». Quindi la rivendicazione: «Votano a destra perché noi non chiediamo loro quanti titoli di studio abbiano prima di ascoltarli. Li rispettiamo». E la stoccata finale: «È forse proprio questo rispetto che Bonaccini non ha ancora studiato abbastanza».
Il post ha raccolto decine di migliaia di like, infiammando il dibattito fra destra e sinistra. Bonaccini ha replicato sui social e, in mattinata, lo ha fatto anche a “Coffee Break” su La7, contestando la ricostruzione della premier: la frase, dice, è stata «estrapolata dal contesto» ed era riferita alla sinistra. «Capisco – ha detto Bonaccini a Coffee Break – che sia più facile cercare polemica con me piuttosto che rispondere del perché paghiamo bollette e benzina tra le più care al mondo, o perché la sanità pubblica sta crollando». E infine: «Io ho detto una cosa, hanno estrapolato una frase da un ragionamento più complessivo». Per questo motivo, il presidente Pd ha pubblicato fra i commenti sotto il post di Meloni una lunga replica e il link al video integrale, invitando anche la premier a guardarlo. «Temo che la premier sia stata male informata e costretta a occuparsi anche delle mie dichiarazioni, fuorché degli italiani e dei loro problemi», ha scritto, respingendo l'etichetta di «radical chic»: «Fa sorridere, soprattutto chi mi conosce».
Bonaccini ha quindi rivendicato le proprie origini: «Vengo dalla provincia e da una famiglia umile, genitori con pochi mezzi e poca istruzione, che hanno fatto l'impossibile perché io avessi le opportunità che loro non hanno avuto. La mia terra, l'Emilia-Romagna, è piena di famiglie così: la cultura mancava, ma insieme al lavoro era l'obiettivo per emanciparsi. Per me la sinistra è questo». Da qui la domanda che, a suo dire, la sinistra dovrebbe porsi: perché chi ha meno ricchezza e istruzione si orienta verso la destra o il non voto? «Mi interrogo eccome», ha detto, «la sinistra nasce per dare voce a chi, in partenza, ne ha meno». Il contrattacco si è quindi anche in questo caso spostato su economia, sanità e sicurezza: «L’Italia è in stagnazione da quando siete al governo, cresce meno degli altri Paesi europei. Meno ricchezza, lavoro più povero, più diseguaglianze». Sulla sanità: «Ha ceduto spazio al privato, troppe persone restano prigioniere di liste d'attesa infinite o pagano di tasca propria; per questo tanti rinunciano alle cure». Sulla sicurezza, la replica più diretta: «Chiediamo agli italiani se si sentono più o meno sicuri di quattro anni fa». Saranno questi, dice, i terreni del giudizio elettorale: «Sarà misurata su crescita, redditi, sanità, sicurezza. Non il titolo di studio». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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