Centro storico, sulla via Emilia un negozio vuoto ogni 30 metri
Reggio Emilia: la strada principale dell’esagono continua a registrare chiusure, la speranza negli hub e lo sconforto di chi resiste
Reggio Emilia In un chilometro e trecento metri ci sono 40 vetrine vuote. Un negozio sfitto ogni 30 metri. Questo è quello che si vede passeggiando da Piazza Gioberti fino a Piazzale del tricolore lungo la via Emilia. Si sente sempre parlare del centro storico vuoto, dei negozianti che scappano, delle saracinesche che si abbassano, delle botteghe storiche che soccombono sotto il peso del caro-affitti. Ma a soffrire, o a scegliere di non investire più a Reggio Emilia, ora non sono soltanto i piccoli commercianti, sono anche le grandi catene: da settembre anche Liu Jo, che ora si trova in Via Emilia Santo Stefano 2, se ne andrà.
Hub miracolosi?
«Combattere la desertificazione del centro storico è una nostra priorità: vogliamo riportare i reggiani a riabitare i l cuore della città – ha dichiarato il sindaco di Reggio Marco Massari durante il dibattito con gli altri sindaci della via Emilia Michele Guerra (Parma) e Massimo Mezzetti (Modena) all’inaugurazione della Festa dell’Unità –. Crediamo molto nel progetto degli Hub Urbani, per il quale arriveranno dalla Regione 1,3 milioni di euro. Con questi fondi cercheremo di riportare artigiani e attività in centro», ha concluso il primo cittadino.
Gli Hub sono quindi chiamati al miracolo: riuscire a contrastare una desertificazione che, al di là della fazione politica, è sotto gli occhi di tutti ed è constatabile facendo una passeggiata di poco più di un chilometro. Da sotto l’obelisco si parte in direzione via Emilia Santo Stefano: solo nel primo tratto della via, da Piazzale Gioberti alla libreria All’Arco, sono 17 i negozi sfitti. In 300 metri, diciassette serrande abbassate. «La situazione degenera ogni anno di più – ha commentato una commerciante di via Emilia Santo Stefano –. Chiudono uno dopo l’altro e soprattutto non c’è ricambio: le vetrine restano vuote per molto tempo».
Grandi e piccoli
Tra le chiusure più eclatanti degli ultimi due anni bisogna ricordare quella di Toschi Arredamenti, che occupava uno spazio commerciale da 240 metri quadri che difficilmente sarà preso in gestione dal qualcuno. Dopo Toschi è stato il turno della gelateria Joelia, poi di Wind, poi di Footlocker. Ora se ne va anche Liu Jo, dal 19 settembre . E siamo soltanto a metà della via crucis. In Piazza del Monte, i “giganti” Calliope e Hm resistono. Valicato il crocevia, ecco via Emilia San Pietro. Si continua a camminare e il colpo d’occhio non cambia, pochi pedoni, nessuno seduto ai bar, e una marea di cartelli con scritto “Affitasi” o “Vendesi” appesi alle vetrine.
I negozi di lusso come MaxMara, la gioielleria Campanini e Wise continuano a tenere aperto, ma la crisi sta colpendo anche i marchi storici: sulla vetrina di O, altro negozio di griffe di lusso, c’è scritto che il locale si sta trasferendo e probabilmente prenderà il posto che fino a qualche anno fa era occupato dai casalinghi di Kasanova: molti meno metri e una posizione meno nobile.
Passati i Chiostri di San Pietro, sotto i portici che arrivano fino a piazzale Tricolore, un’altra dozzina di negozi vuoti. In quella porzione di Via Emilia, non mancano minimarket e alimentari, perlopiù a gestione straniera. L’impressione che si ha – percorrendo quel pezzo di via Emilia che dovrebbe mettere in mostra i “gioielli” di Reggio – è che il centro storico si stia atrofizzando. E la crisi non accenna a placarsi. Altre attività commerciali del centro storico, realtà che fino a 15 anni fa si consideravano in una posizione centrale ed erano disposte a pagare affitti onerosi pur di stare nel cuore della città, ora fanno i conti con un futuro incerto, fatto di costi fissi altissimi e redditività sempre più scarsa. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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