Pesca un siluro gigante di 2,60 metri nel Po: «Una lotta durissima»
Guastalla: il pescatore è Emanuele Pelati, da sempre appassionato di pesca sportiva. «L’ho liberato»
Guastalla Un eccezionale esemplare di pesce siluro da circa 2,60 metri di lunghezza è stato catturato lungo le sponde del fiume Po a Guastalla, precisamente sulla striscia di spiaggia sabbiosa che affiora di fronte all’area del Lido Po. A compiere l’impresa è stato Emanuele Pelati, operaio di 34 anni residente a Campagnola, da sempre grande appassionato di pesca sportiva, attività che pratica con costanza fin dall’età di sei anni spaziando dalle battute in mare aperto alla pesca d’altura ai tonni.
L’episodio si caratterizza per l’elevato livello di difficoltà tecnica legato sia alle modalità operative che all’attrezzatura utilizzata. Pelati ha infatti agito in solitaria e partendo direttamente dalla riva. La tecnica impiegata è quella dello spinning, una disciplina dinamica che prevede il continuo avvicendamento di lanci e recuperi. Questo metodo si fonda sull’uso esclusivo di esche artificiali calibrate – sagomate e colorate in modo da riprodurre le sembianze di piccoli pesci di cui si nutrono i grandi predatori d’acqua dolce – con l’obiettivo prioritario di trarre in inganno l’animale e stimolarne l’attacco.
«Si tratta di una pesca estremamente movimentata – spiega Pelati – in cui si impiegano artificiali di differenti pesi, forme e cromaticità. La difficoltà principale sta nel muovere l’esca in acqua facendola sembrare a tutti gli effetti un pesce vero in movimento, così da spingere il predatore all’attacco. Agendo da riva la situazione si complica notevolmente: non c’è una barca a bordo della quale poter assecondare le fughe del pesce, seguirlo lungo la corrente o farlo stancare gradualmente. Da terra la battaglia si trasforma in un vero e proprio tiro alla fune». Il combattimento con il gigante del fiume si è protratto per circa mezz’ora di intenso e continuo sforzo fisico. «È stata una lotta durissima – ammette il pescatore – al termine della quale mi sono ritrovato con i muscoli indolenziti e un livido sull’inguine. Misurarlo non è stato semplice da solo, dato che l’animale si muoveva continuamente; tuttavia, adagiando di fianco all’esemplare la mia canna da pesca, che misura 2,60 metri, ho verificato come la lunghezza del pesce coprisse interamente quell’estensione».
Al termine delle operazioni di misurazione e dei video e foto di rito, Pelati ha scelto di rilasciare l’animale. La pratica del catch & release nei confronti del siluro è argomento che suscita pareri discordanti, trattandosi di una specie alloctona presente nel bacino padano. «So bene che sulla presenza del siluro ci sono opinioni contrapposte e che molti preferirebbero l’eliminazione di questi esemplari – sottolinea Pelati – ma per quanto mi riguarda non pesco per uccidere. Il siluro è presente nelle nostre acque da decenni, da prima che io nascessi, e ritengo abbia il diritto di vivere nel suo habitat. Chi frequenta il fiume sa che la scomparsa di altre specie ittiche non è da addebitare a questo predatore, ma a ben differenti fattori ambientali. Inoltre non è un animale vorace come si crede: farlo abboccare è complesso e richiede la coincidenza di precisi fattori stagionali e orari. Per me il vero appagamento risiede nella sfida, nell’inganno con l’esca artificiale e nella riuscita della cattura da terra». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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