Pepper il robot contro l’apatia che assiste chi soffre di demenza
Reggio Emilia, l’assessore Prandi: «Questa straordinaria rete di dati ci può permettere di migliorare le doti organizzative per andare incontro ai più fragili»
Reggio Emilia Si chiama Pepper, è un robot dalle sembianze umane,o quasi, ed è pensato per assistere chi soffre di demenza e manifesta apatia. Con Pepper, infatti, è possibile intavolare conversazioni, come quella sulle erbe aromatiche, andata in scena lunedì sera, durante l’evento “Robotica, dati e Ia per la cura della città” alla festa dell’unità, con la partecipazione dell’assessore della cura della città Davide Prandi, della neurologa Annalisa Chiari, della ricercatrice di Unimore Chiara Carbone e di Gioacchino Tesi, amministratore delegato di Energee4, coordinati dal consigliere Giovanni Anceschi.
La presentazione di Pepper si inserisce in un’ampia sfida posta dinanzi agli enti pubblici. «Tutte le pubbliche amministrazioni sono investite dalla sfida delle nuove tecnologie - afferma l’assessore Prandi -. Il tema si incentra sul cambiamento del nostro rapporto con i nostri fornitori di servizi. Questi non offrono più solo un servizio, infatti, ma raccolgono dati ogni giorno. Occorre cambiare il rapporto perché queste informazioni rimangano in possesso dell’amministrazione comunale». I dati raccolti vanno nella direzione di «migliorare ed efficientare la manutenzione: la Pubblica Amministrazione diventa così regista di questi dati e sviluppa i meccanismi di controllo necessari per capire l’impatto delle politiche che mettiamo in campo - aggiunge Prandi -. Stiamo sviluppando, inoltre, un osservatorio urbano con basi di dati che possono essere interrogate e dare una misura concreta della direzione in cui stanno andando le nostre politiche. La tecnologia, quindi, non si applica soltanto alla manutenzione dei rifiuti e alla rete urbana, ma vogliamo applicarla ai servizi scolastici e sociali. Più riusciamo a programmare in modo predittivo, meglio si riesce a gestire la scarsità di capitali. Questa straordinaria rete di dati ci può permettere di migliorare le doti organizzative per andare incontro ai più fragili».
La dottoressa Chiari ha messo in risalto come l’uso delle tecnologie possa consentire a chi si assiste qualcuno di avere più tempo «perché ci si può fare supportare. I trattamenti, ad esempio, possono essere affrontati al proprio domicilio con un programma da remoto. La moltiplicazione di tempo può servire, inoltre, ai pazienti, oltre a chi si occupa di loro. Ai pazienti serve perché ci sono lunghe liste d’attesa. Spesso, poi, chi eroga le prestazioni tende a eccedere nel proprio lavoro, riempiendo le proprie giornate, a scapito del tempo di vita. Avere tecnologie a disposizione significa ridurre il tempo di lavoro». «Il progetto che coinvolge Pepper - afferma - riguarda chi soffre di demenza per trattare l’apatia, la mancanza di motivazione. Pepper può aiutare le persone a uscire da questa mancanza di motivazione». E a soffermarsi proprio su Pepper, instaurando anche un dialogo con “lui” è la dottoressa Carbone: «Pepper chiacchiera con il paziente apatico che viene intrattenuto dal robot, programmato per sollecitare in modo autonomo il paziente e per incentrare il dialogo sui suoi interessi. Caregiver, mariti e mogli di pazienti ci hanno detto che Pepper piace». Durante l’evento è stata ricordata un’altra forma di trattamento, che prevede un tablet che gira per la casa e funziona con un neuropsicologo collegato da remoto, permettendo al paziente di eseguire esercizi in videochiamata. L’amministratore delegato di Energee4 Gioacchino Tesi è entrato nel dettaglio nella spiegazione di cosa significa la tecnologia in una realtà come quella in cui opera. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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