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Violenti in corsia

Reggio Emilia, un’aggressione al giorno a medici e infermieri: in ospedale installati 19 pulsanti anti-violenza

Massimo Sesena
Reggio Emilia, un’aggressione al giorno a medici e infermieri: in ospedale installati 19 pulsanti anti-violenza

Sono sistemati nei reparti statisticamente più “caldi”, consentono di allertare le guardie giurate che sono in servizio h24 al Santa Maria Nuova

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Reggio Emilia Una aggressione al giorno. Il dato è in calo, ma è comunque impressionante: nel 2025 l’azienda Usl-Irccs di Reggio ha registrato complessivamente nelle sue strutture qualcosa come 367 segnalazioni relative a 355 eventi di aggressione. A dirlo è il report che il Servizio di prevenzione e protezione dell’Ausl Irccs di Reggio ha potuto predisporre sulla scorta dei dati che – proprio dal 2025 – vengono inseriti all’interno della piattaforma SegnalER, l’applicativo che la Regione ha portato all’interno di tutte le strutture del servizio sanitario regionale, dotando così ciascun operatore della possibilità di descrivere esattamente ciò di cui ritiene essere rimasto vittima. Questo, a prescindere dall’intervento delle forze dell’ordine e dalle possibili conseguenze penali che certi episodi potranno avere.

È quello del portale uno degli strumenti per contrastare quella sorta di ribaltamento della realtà che oggi fa sì che medici e infermieri – le categorie che, si ricorderà, all’epoca dell’emergenza-Covid venivano paragonati ora a supereroi ora ad angeli – oggi siano tra gli obiettivi prediletti di chi sfoga rabbia e frustrazione. Un altro strumento di cui l’Ausl si è dotata è quello dei pulsanti anti-aggressione: all’arcispedale sono 19, e sono sistemati nei reparti statisticamente più “caldi”, consentono di allertare le guardie giurate che sono in servizio h24 al Santa Maria Nuova. Non di rado, poi, oltre al vigilantes, sono state costrette a intervenire altre forze dell’ordine, come gli agenti del posto di polizia che è all’interno del Pronto soccorso ma che non è sempre aperto. Oppure carabinieri e polizia allertati poi dal 112. In quest’ultima casistica rientra, ad esempio, l’aggressione subita poco dopo Ferragosto da una infermiera del Santa Maria Nuova che si è vista prima minacciare a parole da un paziente che poi, quando l’infermiera le aveva fatto notare che quello che stava dicendo nei suoi confronti configurava un reato, è passato alle vie di fatto, scaraventandole addosso un carrello delle medicine.

«In questo specifico caso – spiega Laura Ferrari che da poco più di un anno è la responsabile del Servizio di prevenzione e protezione dell’Azienda Usl Irccs di Reggio – è stato un collega della operatrice che ha compilato i moduli della segnalazione essendo anche stato testimone di quanto era accaduto». Fin qui gli aspetti relativi alla denuncia e al racconto di chi si trova vittima di aggressione. Poi ci sono quegli strumenti che dovrebbero costituire un deterrente. Pensiamo alle telecamere, ad esempio. Da tempo, l’azienda Usl di Reggio si è dotata di “occhi elettronici” in quasi tutti gli angoli del Santa Maria Nuova e se fino a qualche anno fa le telecamere avevano perlopiù lo scopo di limitare il fenomeno dei furti nelle stanze, adesso costituiscono una sorta di prova tivù dei sempre più frequenti episodi di aggressione ai danni di medici e infermieri.

«Lo strumento della segnalazione – spiega la dottoressa Ferrari – si sta rivelando estremamente utile perché ci consente di agire nei confronti dei colleghi che sono vittime di queste aggressioni, fornendo loro, dove necessario, anche un supporto psicologico». Invero, quello del supporto psicologico può risultare uno strumento decisivo, al pari della formazione con cui si cerca di addestrare gli operatori a gestire i momenti di potenziale conflitto. Nella maggioranza degli episodi l’aggressore è il paziente/utente, seguito dal familiare che lo accompagna. Più frequenti sono le segnalazioni provenienti dai Pronto soccorsi e dai reparti ospedalieri, segue l’area della psichiatria, come le Rems (le strutture che hanno sostituito l’Ospedale psichiatrico giudiziario) o i cosiddetti “Diagnosi e cura”, dove ad esempio finiscono ricoverate le persone che vengono ricoverate per un trattamento sanitario obbligatorio, il cosiddetto Tso.l © RIPRODUZIONE RISERVATA

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