Picchiata e minacciata dal compagno esperto d’arti marziali: «Mi basta un solo pugno per ammazzarti»
L’uomo, un 28enne di Castellarano, è stato arrestato grazie alle segnalazioni delle amiche e familiari della donna. Ora è agli arresti domiciliari
Castellarano Ha vissuto per quasi un anno sotto il continuo terrore delle botte e delle minacce, anche di morte, da parte del compagno convivente. Lui, 28enne praticante di arti marziali, non esitava a usarle contro di lei: le infliggeva pugni in testa, schiaffi, spinte e l’afferrava per il collo tentando di soffocarla. Le minacce di morte anche davanti alle amiche di lei. E sono state proprio le segnalazioni delle amiche a fare cessare l’incubo. L’uomo, residente a Castellarano, è stato arrestato, anche grazie alle più recenti leggi contro il femminicidio e gli atteggiamenti vessatori che limitano la libertà di una donna. Ora è ai domiciliari e deve indossare il braccialetto elettronico. Dovrà restare lontano dalla sua vittima. Misure di natura cautelare perché è ritenuto molto alto il rischio che l’uomo possa riprovarci.
Le violenze nei confronti della donna non cessavano mai, una volta mentre erano in vacanza alle terme l’uomo l’ha colpita procurandole un vistoso occhio nero. Un’aggressività arrivata al punto da non celarsi neppure agli occhi delle amiche e familiari di lei, testimoni di gravi minacce: «Mi basta un solo pugno per ammazzarti». Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, le condotte prevaricatorie e violente si sono protratte da settembre 2025 fino a oggi, tra i comuni di Casalgrande e Castellarano. Aggressioni verbali e di disprezzo erano all’ordine del giorno, con ripetuti scatti d’ira in cui l’uomo urlava i peggiori insulti, motivati da una gelosia "retroattiva", per le passate relazioni della donna, sottoposta così a un vero e proprio clima di terrore e sottomissione.
In più occasioni è stata colpita con pugni in testa, schiaffi, spintoni contro le pareti ed episodi di soffocamento/prese al collo. L’obiettivo dell’uomo era isolarla, anche dai social, e privarla della libertà: pretendeva il controllo del telefono cellulare, non la faceva uscire con le amiche o la tempestava di telefonate e messaggi ogni volta che lo faceva senza il suo permesso. L’ha costretta a cancellare post e follower dal proprio profilo Instagram. Fino a quando i familiari e le amiche intime della donna, allarmati dai suoi messaggi di aiuto, inviati in un momento di disperazione, e dai lividi notati sul suo corpo, si sono rivolti ai carabinieri. Le loro segnalazioni sono state determinanti per l’avvio delle indagini, a metà agosto.
In seguito la donna è stata sentita in Procura e ha chiarito alcune cose, dando forza all’attività investigativa già svolta. Non è stato certo facile per lei superare l’iniziale ritrosia e il timore di ritorsioni. Ma alla fine ha prevalso la fiducia nei confronti di chi le stava offrendo l’unica possibilità di salvezza. L’analisi dei messaggi, delle foto e dei supporti audio consegnati agli atti hanno permesso, quindi, di fare piena luce su un quadro vessatorio definito dagli inquirenti «grave ed emergente». Nei confronti del 28enne sono state applicate le più severe disposizioni (in particolare la legge 2 dicembre 2025, n. 181), attribuendogli non solo il reato di maltrattamenti contro familiari o conviventi, ma anche la specifica circostanza aggravante correlata alle condotte vessatorie, oppressive e di prevaricazione fondate su motivi di controllo, possesso e discriminazione di genere, tese ad annullare e limitare la libertà personale della vittima. l© RIPRODUZIONE RISERVATA
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