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Caldo record a Reggio Emilia e provincia: Rubiera sfiora i 37 gradi, è la sesta ondata di calore

Caldo record a Reggio Emilia e provincia: Rubiera sfiora i 37 gradi, è la sesta ondata di calore

Sono le temperature più alte registrate negli ultimi trent’anni

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Reggio Emilia Il caldo non molla la presa sul Reggiano nemmeno all’inizio di settembre. Tra venerdì 4 e sabato 5 le temperature massime hanno toccato valori eccezionali per il periodo, con nuovi record in diverse stazioni della provincia. Il picco assoluto è stato toccato a Rubiera, con 36,9 gradi, seguita da Reggio Emilia e Castelnovo di Sotto, ferme entrambe a 36,5. A Cavriago il termometro è salito a 36,1 gradi, a Canossa a 36. Più staccate Rolo, con 35,9 gradi, Correggio, con 35,8. Con l’eccezione di Canossa, si tratta in tutti i casi delle temperature massime più alte mai registrate nel mese di settembre, sulla base di uno storico di almeno trent’anni di osservazioni per ciascuna delle stazioni monitorate. Il dato pesa in modo particolare perché arriva dopo un’estate già eccezionale, e non a caso si parla ormai apertamente di sesta ondata di calore della stagione. I rilievi Arpae collocano infatti il 2026 tra le stagioni più calde mai registrate in Emilia-Romagna, con 32 giornate sopra i 35 gradi: un record per la serie storica che parte dal 1961.

La tendenza

A leggere la tendenza di fondo è Pierluigi Randi, presidente dell’Ampro, l’Associazione Meteo Professionisti che si occupa di informazione meteorologica corretta e di contrasto alle fake news di settore. Randi ricostruisce l’evoluzione della temperatura media estiva nei trentenni di riferimento: tra il 1931-1960 e il 1961-1990 «la variazione è stata minima: aumento di un decimo di grado». Le cose cambiano con il trentennio successivo: «Tra il 1961-1990 e il 1991-2020 si spicca il volo: +1,6°C, valore straordinariamente elevato». Guardando poi al periodo più recente, spiega Randi, «nel periodo 2021-2026 siamo saliti a una temperatura media estiva di 25,6°C con un ulteriore aumento di 1,6°C» rispetto al trentennio 1991-2020: «Rispetto al trentennio 1931-1960 siamo saliti di 3,5°C», un valore che lo stesso meteorologo definisce «da incubo». Pur trattandosi di soli sei anni e non di un trentennio completo, se il trend proseguisse invariato la proiezione al 2050 porterebbe a una media estiva «sui 26,5/27,0°C»: significherebbe, avverte Randi, che «intorno al 2035-2040 l’estate di quest’anno sarebbe normale e non estrema».

Le statistiche

Il presidente dell’Ampro invita comunque alla cautela statistica: «Le proiezioni climatiche corrette devono sempre e comunque basarsi su ensemble modellistici e diversi scenari emissivi». Doverosamente premessa questa cautela, Randi non nasconde però la propria preoccupazione: «Confidiamo sul fatto che tra il 2021 e il 2026 si sia particolarmente spinto sul pedale del gas», osserva, per poi ammettere di non essere «affatto pervaso da ottimismo» sull’evoluzione futura. Il quadro globale, del resto, conferma pienamente la tendenza già osservata a livello locale. Agosto 2026 è stato il più caldo mai registrato a livello mondiale secondo il dataset Copernicus EcmWf/Era5, con una temperatura di 1,65°C sopra i livelli preindustriali, oltre il precedente record dell’agosto 2024.

L’iceberg

Per Randi il dato più significativo non è il record mensile in sé, ma il fatto che «tutto il sistema delle temperature globali si sia progressivamente spostato verso l’alto»: i record, spiega, sono «la punta dell’iceberg di un cambiamento molto più profondo della distribuzione climatica». Al momento la probabilità che il 2026 diventi l’anno più caldo mai registrato a livello globale supera il 77%, un’evidenza che, secondo climatologi e meteorologi, non lascia più spazio a facili letture riduttive.l© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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