Commercio in crisi, a Reggio Emilia spariti 110 negozi e quasi 1.400 addetti: ora Confesercenti punta sulle Zest. Cosa sono e qual è la differenza con gli hub urbani
Oggi e domani banchetti in città e provincia per la proposta di legge che prevede sgravi fiscali, semplificazioni e aiuti ai negozi di vicinato. L’obiettivo è raccogliere 50mila firme
Reggio Emilia Ormai i reggiani si sono assuefatti: non passa giorno senza che la conta dei negozi che abbassano la serranda si allunghi. Una morìa generalizzata, che nel centro storico sta assumendo le dimensioni di un’ecatombe. Eppure qualcuno ci prova, ad arginare ciò che sembra un fenomeno inarrestabile. Stavolta a scendere in campo è Confesercenti, che oggi e domani (9 e 10 settembre) scende nelle piazze di città e provincia con una petizione per raccogliere le firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”.
Che si tratti di un’emergenza lo confermano i dati, fermi all’anno scorso. Dal 2019 al 2025 nella nostra provincia le imprese registrate sono state il -10%, gli addetti totali -11,4% e quelli dipendenti il -13,5%, per una ricchezza perduta stimata in 69 milioni di euro. Nel Comune capoluogo il numero di negozi di prossimità è calato del -7,12% (da 1.548 a 1.438, -110 unità): e, con 16,6 milioni di euro di ricchezza perduta, è il calo più contenuto rispetto al balzo degli anni terribili post Covid. «Il che significa che da parte dei cittadini c’è una maggiore sensibilità culturale sul tema. E a maggior ragione occorre intervenire, finché c’è qualcosa da salvare: una città senza servizi (è già così in alcuni Comuni montani) è una città triste che impatta sulla qualità della vita delle persone», osservano Dario Domenichini, presidente di Confesercenti Reggio Emilia, presidente regionale nonché vicepresidente nazionale, e Roger Ganassi, direttore Confesercenti Reggio. Il dato del personale invece è più severo: -19,8% (da 7.064 a 5.666, -1.398 unità), con una diminuzione per i dipendenti del -21,2% (da 5.411 a 4.262) – mentre a livello nazionale crescono del +10,2% – e per gli indipendenti del -15,1% (da 1.653 a 1.404). «Le spiegazioni possibili? Di certo c’è molta prudenza da parte delle attività che resistono: chi tiene aperto lo fa evitando al minimo il costo del personale», prosegue Domenichini.
Confesercenti chiede l’istituzione delle ZESTpro (acronimo cervellotico di “Zone economiche speciali di prossimità”), cioè aree individuate dove attivare semplificazioni amministrative, agevolazioni fiscali e sostegno finanziario per i negozi di vicinato. A finanziare le misure sarà un Fondo statale dedicato, con una dotazione di 600 milioni di euro nel 2026 e altri 600 milioni ogni anno.
La differenza con l’hub urbano proposto dal Comune di Reggio Emilia è presto detta. «Gli hub urbani sono un’iniziativa della Regione per cercare di supportare l’economia dei centri storici. Le Zest invece sono sotto l’egida dello Stato, che eroga sgravi e aiuti perché riconosce l’utilità sociale dei negozi di vicinato. Le Zest esistono già nel sud, dove sono stati estesi ovunque con buoni risultati – prosegue Domenichini – Ma la crisi morde anche al Nord e la nostra proposta parte dalla constatazione che, per salvare i negozi di prossimità, serve un intervento massiccio a livello nazionale per colmare il gap con l’e-commerce, che opera in indubbio vantaggio fiscale». Tuttavia non pare che il salvataggio del commercio al dettaglio sia una priorità politica. «Il tema non è sull’agenda di alcun politico – concorda Domenichini – Ma dovrebbe esserlo, vista la complessità del fenomeno. Dovrebbe essere un’azione corale di tutte le istituzioni, dallo Stato fino alle autorità europee».
Tornando alla petizione, oltre alla firma digitale online con lo Spid, i banchetti dell’associazione di categoria si potranno trovare dalle 9 alle 13: oggi a Reggio in piazza Del Monte, Correggio in corso Mazzini, Guastalla via dei Gonzaga, Arceto piazza Pighini, Cavriago piazza Zanti, Carpineti via Crispi. Domani a Reggio in piazza del Monte, Correggio corso Mazzini, Novellara piazza Unità d’Italia, Casalgrande via Moro, San Paolo piazza Matteotti, Villa Minozzo piazza Martiri di Cervarolo. «L’obiettivo è raccogliere 50mila firme entro inizio ottobre: abbiamo sei mesi di tempo, dal deposito della petizione in Gazzetta Ufficiale avvenuto nel maggio scorso».
Una volta raggiunto il traguardo, la legge dovrà poi essere approvata dal Parlamento, con tempistiche che saranno lunghe. Mentre l’emorragia continua, «ed è facile prevedere altre chiusure a dicembre». La domanda sorge spontanea: non è come prescrivere un’aspirina a un malato terminale? «Noi ci crediamo. Crediamo che un futuro per i negozi di vicinato, oggi scartati dai giovani che pensano al proprio futuro, sia possibile. E ai negozianti dell’esagono dico: resistete ed emulate le esperienze positive».
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