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Emergenza cucciolate nella Bassa. «Recuperate 15 gatte coi piccoli: serve una base per le sterilizzazioni anche qui»

Emergenza cucciolate nella Bassa. «Recuperate 15 gatte coi piccoli: serve una base per le sterilizzazioni anche qui»

L’appello della volontaria dopo un’estate difficile: appello per più sensibilizzazione e un punto convenzionato Ausl più vicino

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Brescello Ben quindici gatte con i loro cuccioli recuperate nel giro di un’estate. Angela Paini, volontaria e fondatrice del gattile di Brescello, parla di una stagione di vera emergenza e torna a porre al centro un problema che, senza un’efficace attività di prevenzione, rischia di alimentare continuamente randagismo e abbandoni: quello delle sterilizzazioni. «Quest’estate abbiamo recuperato almeno 15 gatte con cucciolate», racconta Paini. Numeri che significano decine di animali da prendere in carico e che, secondo la volontaria, mostrano quanto sia necessario intervenire prima che le nascite diventino incontrollate. Il primo fronte è quello della sensibilizzazione dei cittadini. «Ci sono famiglie che accolgono o iniziano ad accudire gatti che vivono nei pressi delle abitazioni, dando loro da mangiare, ma senza provvedere alla sterilizzazione. Nel giro di poco tempo pochi animali possono così trasformarsi in una presenza molto più numerosa, con nuove cucciolate da gestire».

Secondo Paini servirebbe una campagna di informazione più capillare, capace di raggiungere tutti e anche le famiglie di origine straniera, superando eventuali barriere linguistiche. «L’obiettivo non è scoraggiare chi si prende cura degli animali, ma far comprendere che dare loro da mangiare non basta: la sterilizzazione è uno degli strumenti fondamentali per evitare la proliferazione incontrollata e prevenire nuove situazioni di emergenza». Ma c’è anche un secondo problema, molto concreto su questo fronte. «Dall’inizio dell’anno – riferisce Paini – non è più possibile effettuare a Novellara le sterilizzazioni convenzionate con l’Ausl utilizzate dai volontari per i gatti recuperati sul territorio. Per farle, quindi, è necessario arrivare fino a Reggio Emilia. Una distanza che pesa sull’attività quotidiana di chi opera nel volontariato. Recuperare una gatta selvatica richiede già tempo, disponibilità e organizzazione: bisogna individuarla, riuscire a catturarla in sicurezza, trasportarla e occuparsi di tutto ciò che viene prima e dopo l’intervento. Aggiungere anche gli spostamenti fino al capoluogo significa sottrarre altre ore a volontari che già mettono a disposizione gratuitamente tempo e risorse». Il problema diventa ancora più evidente nei periodi di maggiore emergenza. Da qui l’appello di Paini: «Individuare nella Bassa Reggiana un luogo dove possano essere effettuate le sterilizzazioni convenzionate, evitando che per ogni intervento sia necessario raggiungere Reggio Emilia». Una distanza che rende difficile una situazione già complicata.  El. Pe.

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