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Nascono le “Terre e acque dell’Ariosto”: cos’è la nuova area protetta di 5.189 ettari dentro Reggio Emilia

Alice Benatti
Nascono le “Terre e acque dell’Ariosto”: cos’è la nuova area protetta di 5.189 ettari dentro Reggio Emilia

È la seconda istituita in provincia di Reggio Emilia, ma la prima in Emilia-Romagna in ambito periurbano

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Reggio Emilia È nato ufficialmente il Paesaggio naturale e seminaturale protetto “Terre e Acque dell’Ariosto”: oltre 5mila ettari di campagna, corsi d’acqua, boschi, fontanili e aree naturali che dalla cintura urbana orientale di Reggio si spingono fino a Marmirolo e Fogliano ed entrano nella rete delle aree protette riconosciute dalla Regione Emilia-Romagna. Un riconoscimento che potrà tradursi anche in opportunità concrete per chi in questo territorio vive e lavora: dalla promozione delle produzioni agricole con un marchio legato alle “Terre e Acque dell’Ariosto” alla possibilità di intraprendere il percorso della Carta europea del turismo sostenibile (Cets), fino a nuovi investimenti per la tutela e la fruizione dell’area. La particolarità è proprio questa: si tratta della prima area protetta istituita in Emilia-Romagna in un ambito periurbano, strettamente interconnessa con il tessuto cittadino.

Dove

Dentro il perimetro ci sono il sistema del Rodano e delle Acque Chiare, l’oasi di Marmirolo, il fontanile dell’Ariolo, il Mauriziano, San Lazzaro, il quartiere Venezia e Campovolo. E, a differenza di parchi e riserve, il riconoscimento non introduce nuovi vincoli. «Ambiente naturale, attività agricole, corsi d’acqua, beni storici e culturali costituiscono un patrimonio unitario», ha spiegato ieri l’assessora regionale a Parchi e Forestazione Gessica Allegni. “Terre e Acque dell’Ariosto” è il settimo Paesaggio naturale e seminaturale protetto dell’Emilia-Romagna e il secondo nel territorio provinciale reggiano, dopo quello della Collina Reggiana-Terre di Matilde, istituito nel 2011.


Il sindaco Marco Massari ha ricordato il percorso che ha portato alla sua istituzione: «Istituzioni, cittadini, associazioni, agricoltori e realtà del territorio hanno contribuito a definire insieme gli obiettivi, il perimetro e il futuro di quest’area». «Già il nome dice tutto», ha aggiunto il vicesindaco Lanfranco De Franco, sottolineando il rapporto che si vuole rafforzare tra città e agricoltura. Proprio il mondo agricolo potrà essere tra i protagonisti della fase che si apre ora. «Bisogna ragionare su un’agricoltura che fornisce ecoservizi alla città», ha spiegato Marco Salardi dell’associazione Il Gabbiano. L’obiettivo è considerare le aziende agricole non soltanto attività comprese dentro il perimetro, ma soggetti che contribuiscono alla tutela del paesaggio e che possono beneficiare della sua valorizzazione.


Un ruolo centrale spetterà all’Ente Parchi Emilia Centrale, nuovo gestore. È questo passaggio ad aprire anche la possibilità di utilizzare strumenti come la Cets, mettendo in rete territorio e operatori. «Il nostro lavoro comincia adesso», ha detto la presidente Luciana Serri, definendo questa realtà «diversa da quelle che normalmente gestiamo»: la sfida sarà rinaturalizzarla insieme a chi la abita e vi lavora. A illustrare nel dettaglio il progetto, durante la conferenza stampa al Mauriziano, alla quale è intervenuta anche Ada Francesconi, presidente del Consorzio di Bonifica Emilia Centrale, è stato invece il direttore dell’Ente Parchi Valerio Fioravanti che, slide alla mano, ha ricostruito caratteristiche e geografia dell’area.


Il Paesaggio è inoltre già destinato a crescere. Martedì è previsto il rogito per l’acquisizione, grazie a Ente Parchi e Consorzio di Bonifica, di circa tre ettari oggi a seminativo alla confluenza tra Rodano e Acque Chiare. Saranno donati al Comune e rinaturalizzati attraverso piantumazioni, tornando a svolgere una funzione di connessione ecologica tra i due corsi d’acqua, con benefici per biodiversità e sicurezza idrogeologica. E alcuni interventi sono già partiti. Il progetto “Terre e Acque dell’Ariosto – Infrastrutture verdi e blu”, finanziato con 1,8 milioni di euro, prevede boschi misti, microforeste, siepi, prati, zone umide e filari, oltre alla riqualificazione dei corsi d’acqua. Sono comprese anche operazioni di de-sealing, con la rimozione di asfalto e cemento per rendere nuovamente permeabili porzioni di suolo. Ad Acque Chiare sono già state messe a dimora migliaia di piante tra via Cugini, Cardarelli e Mercalli, mentre in via Notari si conclude la de-impermeabilizzazione. Seguiranno i parcheggi di via Lambrakis e del Mauriziano, via Mazzacurati-via Monari e parco Mirò; da settembre sono previsti interventi sul canale Reggio III, sul Rodano al Campovolo e sul fontanile dell’Ariolo. Il consigliere regionale Paolo Burani (Avs), richiamando un percorso analogo sul Secchia, ha osservato che convincere gli agricoltori che questi progetti possano rappresentare un arricchimento «è complicato», ma ha definito queste aree «un primo baluardo della sicurezza ambientale».


La prospettiva guarda infine ad Albinea. Tra il nuovo Paesaggio e quello della Collina Reggiana-Terre di Matilde resta infatti un territorio da ricucire. «Manca un pezzo per collegare i due Paesaggi», ha concluso De Franco, spiegando che Reggio si è messa a disposizione del Comune di Albinea. 

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