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L’incontro

Matteo Renzi alla Festa dell’Unità a Reggio Emilia: «Salis o Manfredi per il centro. Primarie? Scommetto su Schlein». Standing ovation per Franceschini

Matteo Renzi alla Festa dell’Unità a Reggio Emilia: «Salis o Manfredi per il centro. Primarie? Scommetto su Schlein». Standing ovation per Franceschini

Pienone al dialogo tra il leader di Italia Viva e il Dem alla Festa Nazionale del Pd

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Reggio Emilia Un clima che somiglia molto a una vera riconciliazione ha avvolto ieri sera (11 settembre) il ritorno di Matteo Renzi sul palco della Festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia. Al suo fianco Dario Franceschini, accolto da una standing ovation alla sua prima apparizione pubblica dopo la malattia. Entrambi hanno dimostrato di saper interpretare l’umore della platea e le urgenze della coalizione: la base «è consapevole, sa che o andiamo insieme o siamo destinati a perdere», hanno espresso sintonizzati sulla medesima frequenza.

Nel cuore del dibattito, il leader di Italia Viva ha chiarito le proprie intenzioni, scegliendo di tornare «a casa» ma per compiere un inatteso passo di lato. «Dicono che non vogliono Renzi nella foto con Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni, che non mi vogliono al tavolo sul programma. Bene, vi do una notizia: io in quella foto non ci devo e non ci voglio essere. In un sussulto inspiegabile di umiltà il Kraken dice “troviamo un altro per andare al tavolo, io suggerisco un sindaco o una sindaca, non iscritto al Pd, che rappresenti il centro”», ha scandito dal palco. Dalla platea è risuonato subito un nome: «Manfredi! ». E Renzi ha raccolto: «C’è Manfredi, c’è Salis. .. abbiamo già due nomi». Franceschini, pur senza addentrarsi nel merito dei singoli profili, ha condiviso l’impostazione strategica, sollecitando tempi rapidi: «Questo lavoro al centro è partito dopo che Schlein ha posizionato il Pd su alcuni temi. Ora ci sono tante sigle. Non possono andare divise e non possono prescindere da Renzi. Se ci sarà anche Silvia Salis lo deciderà lei, ma è chiaro che sarà comunque una protagonista nei prossimi anni. Intanto, questo processo al centro è ora che si concretizzi».

Il dato politico resta inequivocabile: Italia Viva – o Casa riformista – è una realtà presente in Parlamento con 15 rappresentanti, oltre a contare su amministratori locali e sul sostegno del 2x1000. Per questo chiunque voglia costruire la gamba centrista non può ignorare questo peso specifico. Dal canto suo, l’ex premier ha voluto spazzare via ogni sospetto: «Io ho detto no al posto blindato. Se Iv non arriva al 3% ci sta che io resti fuori. Se entro, entro con i miei voti», rivendicando la battaglia per «non lasciare il Paese a Meloni e Vannacci» e citando Guccini per strappare l’ennesimo applauso. Resta il tema dell’affidabilità sollevato da Giuseppe Conte. Franceschini si è detto fiducioso sull’evoluzione del M5S, mentre Renzi ha teso la mano all’allargamento: «Se si vuole perimetrare anziché allargare, il M5S non c’è». Sulle primarie, infine, Renzi si chiama fuori, «e scommetto su Schlein» in un eventuale duello con Conte, mentre Franceschini invoca regole serie: «Facciamo le primarie la domenica e il lunedì una grande festa. Se saranno dilanianti, ci meritiamo di perdere».  

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