Arianna morì a 13 anni colpita dal cavallo, archiviate le accuse all’istruttrice
San Martino in Rio: per il gip la reazione dell’animale fu imprevedibile, mentre la famiglia contestava che la ragazzina fosse sola al momento dell’incidente
San Martino in Rio Il giudice Andrea Rat ha disposto l’archiviazione per l’istruttrice del circolo ippico indagata per omicidio colposo, dopo la morte della 13enne carpigiana Arianna Giaroli. La giovane vita di Arianna venne spezzata dal calcio di un cavallo al centro ippico. La famiglia, nelle scorse settimane, si era opposta alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura al giudice.
Arianna, quel terribile 7 marzo del 2024, non aveva in programma di salire a cavallo ma aveva comunque deciso di stare vicino a “Blu”, uno dei cavalli utilizzati per fare scuola. Secondo quanto ricostruito, la 13enne si trovava da sola in un tondino recintato e stava conducendo a mano il cavallo. Improvvisamente, l’animale ha scalciato la ragazzina con l’arto destro sulla guancia sinistra. A trovarla riversa a terra, su un fianco, è stata un’altra giovane di 13 anni che ha dato il via alle successive fasi di soccorso. Arianna è stata portata a Parma, dov’è arrivata in condizioni, purtroppo, disperate. Il giorno dopo è venuta a mancare, lasciando nel dolore famigliari e amici.
L’istruttrice non era presente in quel punto, nel momento in cui il cavallo ha scalciato la giovane. Sul versante giudiziario tutto si gioca sul fatto che l’istruttrice dovesse o meno essere presente e sull’esperienza della ragazzina. La difesa dell’istruttrice cinquantenne, indagata per omicidio colposo, rappresentata dall’avvocato Roberto Ghini, afferma che non fosse necessaria la sua presenza. Secondo la famiglia, invece, avrebbe dovuto esserci. Il giudice ha motivato la propria decisione, indicando come la reazione del cavallo sia stata imprevedibile e la presenza dell’istruttrice non avrebbe comunque potuto evitare il dramma. Il gip indica, quindi, che non esistono linee guida che impongano modalità uniformi di vigilanza. Né regole che stabiliscano l’utilizzo di dispositivi di protezione. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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