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«Un caffè con Renzi? Poi non dormo...». Cosa ha detto Giuseppe Conte alla Festa dell’Unità su campo largo e primarie

Serena Arbizzi
«Un caffè con Renzi? Poi non dormo...». Cosa ha detto Giuseppe Conte alla Festa dell’Unità su campo largo e primarie

Reggio Emilia: il leader del Movimento 5 Stelle accolto fra gli applausi. Bonaccini detta l’agenda: «Il programma dovrà essere sottoscritto col sangue»

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Reggio Emilia «Un caffè con Renzi? No a quest’ora non posso, poi non dormo». È questa la battuta con cui il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha risposto sia al suo arrivo alla Festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia, sia sul palco, dov’è stato protagonista di un dibattito con l’eurodeputato e presidente nazionale del Pd, Stefano Bonaccini, È stato accolto da un grande applauso, l’ex premier dopo il no al caffè con Renzi e ha subito virato: «Parliamo di politica, parliamo di idee e non di nomi, allora», Conte ha poi indicato come le primarie siano «l’unico modo per scegliere il leader della coalizione, e chi come Massimo D’Alema le definisce “una follia” dovrebbe dire qual è l’alternativa possibile. Vorrei ricordare - rimarca - che nel Movimento Stelle non c’è la tradizione delle primarie. Noi abbiamo omaggiato una tradizione del Pd, perché non c’era altra soluzione: è una tradizione che appartiene al Pd.
Adesso che facciamo: ci riuniamo in qualche segreta stanza facciamo qualche caminetto dopo aver detto a tutto il popolo progressista che decideranno loro che il migliore la migliore interprete per quanto riguarda la realizzazione del programma? Poi che facciamo? Ci chiudiamo chi? Quante persone? Cinque, dieci? Chi?».

E di fronte a Meloni che suggerisce “Una poltrona per due” per il centrosinistra Conte ribatte: «Meloni non si riferiva a noi, si riferiva a lei e Vannacci». Bonaccini detta subito l’agenda sul campo largo “testardamente unitario” e ricorda il «centrosinistra sciagurato che non si è diviso in due ma in tre», nel 2022. «Io voglio un programma sottoscritto col sangue», tuona dal palco il presidente del Pd, che indica come probabile una proroga «del congresso del Partito democratico, che per la prima volta coinciderebbe con l’anno elettorale. Nei prossimi giorni verrà convocata la direzione, poi seguirà l’Assemblea nazionale. È un inedito quello che sta succedendo, e sta succedendo anche perché la segreteria è la più longeva nella storia del Pd, mai così unito», ha sottolineato. «Credo che sia giusta una critica al numero di firme da raccogliere previsto, che da quello che mi hanno spiegato è davvero abnorme. Non so nemmeno se, da un punto di vista della sua costituzionalità, ci sia qualcosa che possa essere rimesso in discussione», ha dichiarato Bonaccini sull’emendamento alla legge elettorale che porta da 1.500 a 6.000 le firme per collegio richieste alle liste non presenti in Parlamento, per un totale che sfiora le 300mila sottoscrizioni per presentarsi alla Camera.

Una norma contestata dalle opposizioni come “liberticida”, su cui Giuseppe Conte e lo stesso Alessandro Onorato, leader del movimento civico Progetto Civico Italia, hanno chiesto l’intervento del Quirinale. Dal pubblico si alzano fischi ogni volta che si evocano i nomi di Matteo Renzi e di Carlo Calenda. E Conte ricorda il suo «65 per cento del consenso» mentre ammonisce: «Il blocco navale è una c...a. E la remigrazione è una c...a ancora più grossa. Dobbiamo rassicurare la gente che lo Stato c’è».  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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