Elly Schlein: «Primarie? Le vinceremo». E l’affondo a Meloni: «Pronti al voto in qualsiasi momento: ha paura di perdere»
La segretaria del Pd chiude la Festa dell’Unità a Reggio Emilia con un lungo comizio dove parla anche di clima e sicurezza
Reggio Emilia Bisogna aspettare quasi un’ora e quaranta di comizio perché Elly Schlein arrivi al punto che tutti, o quasi, aspettano. Le primarie. L’ipotesi, cioè, di giocarsela ai gazebo con il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, ospite il giorno prima alla stessa Festa nazionale dell’Unità, che la segretaria del Pd però non cita mai direttamente. «Prima il programma, poi decideremo con gli alleati: o il congresso o le primarie. Se faremo le primarie, le vinceremo insieme. Il Pd vincerà».
Dalla platea dell’Iren Green Park parte il coro «Elly! Elly! Elly!». Lei aspetta che si spenga e va avanti: «Non faremo più il favore alle destre di dividerci, perché lo dobbiamo alla nostra gente. Abbiamo la responsabilità di mandare a casa questo governo». È quasi la fine di un lungo discorso pronunciato in gran parte a braccio davanti alle 10mila persone annunciate dal palco da Igor Taruffi, responsabile dell’organizzazione del Pd. La platea aveva cominciato a riempirsi già un’ora e mezza prima dell’inizio.
Gessato blu e camicia azzurra, Schlein ha davanti una scaletta su un foglio, ma la guarda pochissimo. Parla sicura, parla alla gente. E prima di arrivare al nodo della leadership impiega quasi tutto il comizio a raccontare l’alternativa che il centrosinistra vuole costruire per il Paese. Quasi subito, però, la segretaria dem chiarisce di non temere elezioni anticipate: «Noi ci faremo trovare pronti, in qualsiasi momento andremo al voto».
Poi l’affondo a Giorgia Meloni: «Ha paura di perdere. Visto che il suo governo è così inutilmente lungo, prima è meglio è per il Paese». Rivendica poi l’unità ritrovata: dopo la sconfitta del 2022, ricorda, le forze del centrosinistra «non si parlavano più», mentre oggi l’alleanza progressista governa insieme in diverse città e Regioni. Ma l’unità, avverte, va costruita sulle cose da fare. E il primo grande capitolo del programma che Schlein mette sul tavolo è il lavoro: salario minimo, riduzione dell’orario a parità di salario, congedo paritario di cinque mesi pagato al 100% per entrambi i genitori, più tutele per gli autonomi, lotta al caporalato e alle infiltrazioni mafiose, contrasto alla precarietà. «Li vogliamo abolire questi stage gratuiti? Che non ci costruisci un futuro».
Poco prima Virginia Libero, segretaria nazionale dei Giovani Democratici, aveva dato voce alla rabbia di una generazione: «Arranchiamo per arrivare a fine mese per pagare 800 euro di affitto». E Schlein torna proprio sul tema della casa, chiedendo una legge nazionale che regolamenti gli affitti brevi. C’è l’economia, dove si misura «il fallimento del governo», e c’è il fisco, con la proposta di ristabilire una tassazione progressiva. Poi l’emergenza climatica: invoca una legge nazionale per fermare il consumo di suolo e interventi contro le ondate di calore. «Non ci può essere giustizia sociale senza giustizia ambientale». Per trovare le risorse guarda anche ai «13 miliardi» per il Ponte sullo Stretto, definito «inutile e dannoso». Poi la sanità pubblica. Schlein promette più risorse, investimenti sulla salute mentale e una sanità di prossimità: «Se vinciamo noi portiamo al 7% la spesa sanitaria». Prima di lei Michele de Pascale, presidente della Regione, aveva lanciato lo stesso allarme: «In questo Paese sta venendo meno il diritto alle cure». E sulla coalizione aveva invitato a non ripartire dalle «cicatrici del passato»: «Abbiamo una possibilità importantissima, abbiamo una guida, Elly. Non ci disperdiamo, per cambiare l’Italia».
C’è il capitolo sicurezza. E Schlein non si tira indietro: «Aumentare gli organici alle forze dell’ordine, ma insieme a presidi sociali, educativa di strada e psicologi»: «Non servono – chiosa – i metal detector all’ingresso delle scuole se non ci metti psicologi dentro e libri fuori». Un terreno su cui Luigi Tosiani, segretario regionale del Pd, poco prima aveva spronato il partito: «Dobbiamo avere il coraggio di parlare da sinistra di sicurezza: non possiamo lasciarla alla propaganda della destra». Sulla scuola Schlein chiede più tempo pieno, meno precarietà per gli insegnanti, investimenti su ricerca e università pubblica e più asili. Ed è qui che Reggio entra direttamente nel comizio: «Vogliamo moltiplicare gli asili sul territorio nazionale. Che sono importanti in questo territorio ce lo hanno insegnato Adriana Lodi, Loris Malaguzzi, Carla Rinaldi. Senza, il peso ricade sulle famiglie e in particolare sulle donne».
Dunque l’attacco a Meloni: «Cosa ce ne facciamo di una premier donna se non migliora la vita di tutte le altre donne?». Roberta Mori, portavoce nazionale della Conferenza delle Donne Democratiche, aveva poco prima rivendicato l’«agenda femminista per l’alternativa» e attaccato la nuova legge elettorale della destra: «Non ce la farete a toglierci dai luoghi delle decisioni». Nel lungo discorso della segretaria dem trovano spazio anche la politica estera, l’articolo 11 della Costituzione, la Palestina e l’Ucraina, nodo per ora irrisolto della coalizione con il M5s: «Abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ingiustamente invaso in Ucraina». Ma Schlein torna sempre al filo del suo comizio: costruire un programma comune «tra la gente», senza rincorrere la destra «sul suo terreno e con il suo linguaggio». All’inizio aveva ringraziato gli oltre 700 volontari che hanno tenuto in piedi la Festa: «Senza di voi non siamo niente, senza la base scordiamoci le altezze». Tre anni fa, ricorda, le Feste dell’Unità erano 350, oggi sono più di 500. È da quella comunità che vuole partire per «riaccendere speranza e fiducia». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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