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Una panchina nel parco e una targa per ricordare il pizzaiolo ucciso

Ambra Prati
Una panchina nel parco e una targa per ricordare il pizzaiolo ucciso

L’omaggio di Reggio Emilia a Raffaele Stipa, l’omicidio il 29 giugno nel suo locale di via Gran Sasso d’Italia

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Reggio Emilia «In ricordo di Raffaele Stipa, la cui vita è stata tragicamente interrotta tragicamente la notte del 29 giugno 2026. Lavoratore instancabile, padre esemplare, fratello amorevole, amico generoso: un esempio per tutta la comunità. Che la tua anima possa riposare in pace. Con affetto, i tuoi cari». Così recita la targa – scoperta in ricordo del pizzaiolo di 67 anni, titolare della pizzeria Yoghi di via Gran Sasso d’Italia, ucciso a coltellate da un cliente schizofrenico. Ieri – nel giorno del compleanno di Stipa – davanti all’ingresso del cinema Rosebud sono state scoperte la panchina e la targa con la quale il Comune di Reggio Emilia ha voluto onorare la memoria di una persona benvoluta e stimata, in un luogo pubblico scelto dai familiari.

L’attuale panchina in legno sarà sostituita da un manufatto in pietra e la targa da una definitiva in metallo. È stata una cerimonia commossa e commovente, intervallata da applausi e tanti abbracci, alla presenza di un centinaio di persone che si sono strette intorno alla sorella Antonella, ferita e sopravvissuta, e ai figli Alan e Jennifer. «Mio fratello non mi avrebbe mai lasciato», ha detto Antonella. «Non c’era alcun motivo per un gesto del genere, non so ancora darmi una spiegazione».

A distanza di tre mesi la pizzeria è ancora chiusa. «Non sto ancora bene. Si sono proposte tre persone per cuocere le pizze, devo testarle. Però ho intenzione di riaprire: mio fratello avrebbe voluto così». «Abbiamo dato subito una risposta con la fiaccolata del giorno dopo, per testimoniare la condanna di ogni forma di violenza e di odio anche nel linguaggio – ha detto il sindaco di Reggio Emilia Marco Massari – Dedicando questo spazio pubblico a Raffaele è l’assunzione di un impegno: portare avanti quei valori che Raffaele ha testimoniato ogni giorno nella sua quotidianità. La panchina inviterà tutte le persone che passano a riflettere e meditare sull’accaduto, che ci interroga e ha bisogno di risposte. Non deve la salute mentale trasformarsi in eventi tragici, così come il disagio non deve trasformarsi in crimine: solo così si potrà evitare l’accaduto che si ripeta». «I malati si rinchiudono, non si lasciano liberi», ha commentato più tardi un’amica di Antonella, quando i vertici dei carabinieri e il prefetto Salvatore Angieri hanno esortato la sorella ad andare avanti e a guardare al futuro.

Don Marco Ferrari, parroco di San Luigi, ha dichiarato: «Una morte arrivata in modo assurdo, che ha lasciato tutti smarriti, sconcertati, forse un po’ arrabbiati. Una ferita che brucia per la comunità. Di fronte a tanta ingiustizia c’è solo da piangere con chi piange, stringendosi intorno alla famiglia per far sentire loro che non sono soli. Non dobbiamo permettere che la violenza abbia l’ultima parola. La risposta a questa tragedia non può essere l’odio o la vendetta, la vera risposta è far rivivere i gesti di Raffaele. Come cristiani preghiamo per Raffaele, nella sua luce infinita, e per la famiglia, che possa trovare consolazione, forza e coraggio». Il sindaco ha comunicato che la Fondazione regionale Vittime dei Reati (presieduta dallo scrittore Carlo Lucarelli) ha accolto in tempi record nel luglio scorso l’istanza presentata dal Comune, stanziando fondi di risarcimento – indipendentemente da come andrà il processo – per due beneficiari: la sorella e i due figli.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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