Picchiata e violentata dal marito: l’uomo è stato condannato a sette anni
Cadelbosco Sopra: per tre anni la donna ha vissuto un incubo tra maltrattamenti e abusi. Decisiva a processo la testimonianza dei figli
Cadelbosco Sopra Botte e rapporti sessuali forzati con cadenza quasi giornaliera: questo l’incubo descritto dall’ex moglie, per tre anni prigioniera di un ménage coniugale insopportabile. Ieri, al termine del processo, il tribunale collegiale di Reggio Emilia (presidente Luigi Tirone, a latere Sarah Iusto e Giulia Bonora) ha condannato il marito a sette anni per maltrattamenti in famiglia e per violenza sessuale aggravata (dal vincolo matrimoniale). Il pm Maria Rita Pantani aveva chiesto una condanna a dieci anni senza la concessione delle attenuanti generiche, che invece sono state riconosciute. I giudici hanno riconosciuto una provvisionale di 7mila euro – più il risarcimento danni da liquidarsi in separato giudizio civile – alla donna, presente in aula e costituitasi parte civile tramite l’avvocato Federica Ghesini (che aveva chiesto 10mila euro).
Cosa accadeva
I fatti risalgono al periodo compreso tra il 2019 e il marzo 2022, quando la donna ha sporto denuncia raccontando una serie di vessazioni fisiche e psicologiche. Il marito 48enne, spinto da una folle gelosia, si lasciava spesso andare ad eccessi d’ira, la strattonava e soprattutto aveva la mania del controllo: le sottraeva il cellulare per verificarne il contenuto e in più di un’occasione ha tentato di strapparglielo di mano per romperlo. Una volontà di possesso che si traduceva in pedinamenti e appostamenti: la seguiva ovunque, dal luogo di lavoro alle commissioni. Comportamenti asfissianti che sono avvenuti sia a Cadelbosco Sopra, dove la famiglia viveva, sia a casa della madre di lei, dove la coppia si è trasferita per un anno e mezzo in attesa di trovare un’altra abitazione. E proprio in quella casa sono accadute le violenze sessuali contro la volontà della donna: l’uomo pretendeva dei rapporti con cadenza giornaliera e, se lei si rifiutava, lui la trascinava in camera da letto chiudendo la porta a chiave fino a provocarle lividi e lesioni.
Accuse che l’uomo, difeso dall’avvocato Liborio Cataliotti, ha sempre respinto o minimizzato. L’istruttoria è stata lunga e ha visto sfilare numerosi testimoni, in gran parte condivisi dall’accusa e dalla parte civile: i carabinieri che hanno indagato, la sorella di lei, un’amica e altre persone dell’entourage. Decisive le dichiarazioni dei figli maggiorenni dell’ex coppia, oggi separata, che hanno confermato il clima familiare tesissimo che si respirava in quel periodo aggiungendo che all’inizio la madre era restia a sporgere denuncia per non coinvolgere la madre che li ospitava. Da notare che l’uomo in origine era accusato anche di minaccia aggravata («se ti trovo da solo ti brucio e t’investo con la macchina») e danneggiamento (per un telefonino infranto), poi caduti in seguito al ritiro della querela da parte di un figlio. «Si conclude una vicenda delicata, che ha comportato tanta sofferenza – ha dichiarato l’avvocato di parte civile Ghesini –. Ora c’è una sentenza che ha ritenuto la controparte responsabile». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
