Tenta di strangolare il figlio, il padre davanti al giudice: «Non lavora e non studia. Non riesco a gestirlo»
Fabbrico, è quanto dichiarato dall’uomo di 52enne arrestato in flagranza dai carabinieri per maltrattamenti in famiglia. E’ stato allontanato da casa
Fabbrico «Non riesco a governare i miei figli, che non studiano e non lavorano». È quanto ha dichiarato ieri davanti al giudice il padre pakistano di 52 anni, residente a Fabbrico, arrestato in flagranza dai carabinieri per maltrattamenti in famiglia aggravati mentre tentava di strozzare uno dei figli.
La richiesta di aiuto all’Arma è arrivata da parte di una figlia, spaventata dal violenti diverbio scattato tra il genitore e due dei figli di 16 e 17 anni. A far scattare l’ira del padre sarebbe stato l’uso di una bicicletta: il 52enne, visibilmente ubriaco e a torso nudo, avrebbe strattonato con forza la bici per poi afferrare il figlio minore al collo con entrambe le mani procurandogli lesioni e lividi. Sull’episodio c’è una prova principe: il 17enne avrebbe filmato un video con il cellulare, poi consegnato ai militari. Questi ultimi hanno ascoltato l’intero nucleo familiare (composto da moglie e cinque figli) ed è emerso che il padre-padrone alzava spesso le mani anche nei confronti della moglie, provocando un clima di paura che andava avanti da almeno tre anni.
Perciò è scattato il Codice Rosso e l’uomo, dopo una notte passata nelle camere di sicurezza della stazione dei carabinieri di Reggiolo, ieri è stato scortato in tribunale per l’udienza di convalida. L’indagato ha parlato a lungo, fornendo una versione completamente differente. L’uomo ha negato con forza di picchiare la moglie. Ha ammesso invece le difficoltà con i figli minori (che risultano denunciati per altri fatti), con i quali a suo dire litiga spesso perché non gli danno retta, non guadagnano ma pretendono una vita adagiata come i loro coetanei che lui non è in grado di offrire. Quando il padre tornava dal turno in fabbrica e li vedeva sul divano si arrabbiava, ricevendo in cambio offese del tipo «sei un fallito». L’uomo non ha negato l’aggressione, aggiungendo però che si trattava di un tranello preparato dai giovani: nell’istante in cui si è lanciato contro il 16enne quest’ultimo ha detto al fratello «filmalo, filmalo. Adesso ti roviniamo».
Trattandosi di un caso di Codice Rosso, il pm di turno ha chiesto l’allontanamento dalla casa, il divieto di comunicazione con i familiari e braccialetto elettronico. L’avvocato difensore Antonio Sarzi Amadè si è rimesso a giustizia sulla convalida mentre si è opposto all’allontanamento, sottolineando che il suo assistito è l’unica fonte di sostentamento del nucleo, e ha sostenuto la riqualificazione del reato in abuso di mezzi di correzione. Il giudice Matteo Gambarati, dopo essersi ritirato per due ore, ha emesso un’ampia ordinanza: ha accolto la tesi dell’accusa perché un terzo figlio ha confermato il racconto dei fratelli, ma ha precisato che la situazione potrebbe ricomporsi.l© RIPRODUZIONE RISERVATA
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