Bruno Barbieri: «Reggio Emilia è casa... meglio di Bologna»
Duecento persone alla libreria all’Arco per ascoltare lo chef e conduttore di 4Hotel acquistare “Controluce”: un romanzo che racconta l’uomo aldilà del personaggio
Reggio Emilia L’appuntamento era per le 18, ma i reggiani, per la paura di perderselo, si sono presentati alla libreria All’Arco con anticipo. Le sedute non sono state sufficienti. Erano centocinquanta. Ma la gente, in libreria per ascoltare il grande chef bolognese pluristellato, Bruno Barbieri, era molta di più. Lui è arrivato puntuale, impeccabile, sorridente. Portando con sé l’ironia dell’uomo di classe, abituato ai flash e alle telecamere, si è lasciato accogliere da una pioggia di applausi, ammettendo però una certa commozione.
«Reggio è casa – le sue prime parole – . È un posto speciale, una città che mi ha accolto e... Devo dire la verità: sto meglio qui che a Bologna». Pubblico in delirio e poco dopo il silenzio. Perché quando Barbieri inizia a parlare svela una parte di sé mai vista in televisione né sui social e lo fa con semplicità, raccontando senza remore non soltanto i successi già noti, ma anche frammenti dolorosi e nervi scoperti. “
Controluce. Ombre e segreti di una vita” si chiama il suo nuovo libro, edito da Cairo e uscito in libreria lo scorso 15 settembre. Nelle pagine, come all’Arco, davanti a duecento persone, non c’è lo chef, ma c’è l’uomo. Il viaggio in cui Bruno Barbieri trascina con sé gli spettatori inizia dalla casa di famiglia, a Piccolo Paradiso, minuscola frazione di Sasso Marconi, nel Bolognese. Racconta di anni tutt’altro che semplici, di un’infanzia trascorsa insieme ai nonni e a uno zio e del rapporto difficile col padre, «un padre vecchio stampo: un uomo duro, il primo di sedici fratelli» ha descritto All’Arco. In generale Barbieri snocciola senza artifici gli anni del “prima”. Prima dei ristoranti, prima delle stelle, prima MasterChef e di 4Hotel.
«La mia volontà, scrivendo, non era quella di portare fuori gli scheletri dagli armadi – ha specificato – . Piuttosto, è stata quella di dare una mano, soprattutto ai più giovani: la vita non è fatta soltanto di successi. Ci sono i sogni, io ne ho avuto uno, grande, che sono riuscito a realizzare. Ma ci sono anche le cadute, i fallimenti, la solitudine». In platea un pubblico composto: in prima fila bimbi attenti, che non staccano mai lo sguardo dall’uomo abituati a vedere in televisione insieme ai genitori, ma anche adulti, anziani, ragazzi. Lo chef racconta poi l’inizio della storia, senza dubbio avvincente, che lo ha portato all’oggi. Dall’impulso, prezioso, della nonna materna Mina, che sin da quando è bambino ne riconosce il potenziale in cucina, al lavoro sulle navi da crociera, in giro per il mondo, ma sempre ai fornelli. Poi la parentesi forse più significativa: quella a Il Trigabolo ad Argenta. Un posto «di matti, di visionari. Noi non eravamo un ristorante, eravamo una setta». Il pubblico ride, con lui ride anche il grande chef, che condisce il racconto con parole americane e fa sentire tutti lì, negli anni Ottanta, al fianco di quei cuochi giovani poi diventati grandi. «Ti inculcavano nella testa che eri il migliore, il più forte. Per più di quindici anni ho sentito queste frasi e ho capito che era un modo per sostenere un’impresa. È stato un viaggio bellissimo, ma abbiamo rinunciato a tutto per rincorrere il sogno di imparare un mestiere e di diventare un punto di riferimento nel mondo gastronomico. Volevamo arrivare e per farlo, abbiamo fatto a meno di tutto. Poi la magia finisce e ti fai una domanda: “Ma ne è valsa la pena?”».
E così dalla cucina, Barbieri passa ad altro: alla televisione, agli alberghi. «C’è ancora tanto da fare – dice – per strutture d’eccellenza in Italia», fino alla moda. E il cerchio si chiude, perché anche questa ultima passione lo riporta alla sua infanzia: alla mamma Ornella, che lavorava nel settore tessile. Un viaggio, insomma, fatto di normalità, di alti e bassi: un viaggio “Controluce”. l © RIPRODUZIONE RISERVATA
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