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Le indagini

Pizzaiolo ucciso, un pool di quattro psichiatri per valutare se l’assassino era in sé

Ambra Prati
Pizzaiolo ucciso, un pool di quattro psichiatri per valutare se l’assassino era in sé

Reggio Emilia: si preannuncia una battaglia tra esperti al processo a carico di Andrea Pellati, 43 anni, il cliente con problemi psichiatrici che ha ucciso a coltellate Raffaele Stipa, 67 anni

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Reggio Emilia Si preannuncia una battaglia tra psichiatri il processo a carico di Andrea Pellati, 43 anni, il cliente con problemi psichiatrici che ha ucciso a coltellate – pare per pizze a credito negate a un’amica – Raffaele Stipa, 67 anni, titolare della pizzeria Yoghi di via Gran Sasso d’Italia, e ferito la sorella Antonella intervenuta in suo aiuto.

A “Raffa”, molto amato e stimato nel quartiere della Rosta Nuova, dove lavorava da trent’anni, domenica scorsa il Comune di Reggio Emilia d’accordo con i familiari è stata intitolata una panchina e una targa vicino al cinema Rosebud. Un delitto immotivato, quello avvenuto il 29 giugno scorso, che ha scosso profondamente l’opinione pubblica e innescato un dibattito sul monitoraggio delle patologie mentali. A distanza di quasi tre mesi non è ancora stato depositato l’esito dell’autopsia. Ieri in tribunale a Reggio, davanti al gup Francesco Panchieri, le parti hanno messo le carte in tavola e si sono affidate ai rispettivi specialisti che saranno fondamentali per rispondere al seguente quesito: l’omicida era capace di intendere e di volere al momento dei fatti? Secondo l’accusa assolutamente sì, anzi l’ha premeditato; secondo la difesa no, poiché soltanto la terapia farmacologica (che in quel periodo Pellati aveva interrotto e che sta seguendo adesso in carcere) è in grado di contenere un uomo affetto da anni da schizofrenia paranoide.

Per dirimere questo aspetto nodale è stato affidato l’incarico a quattro esperti: il tribunale ha nominato consulente tecnico d’ufficio il dottor Davide Maravita, psichiatra responsabile del Centro di salute mentale Ponente dell’Ausl di Piacenza; il pm Maria Rita Pantani ha incaricato lo psichiatra Angelo Fioritti di Bologna; l’avvocato Pier Francesco Rossi, per i familiari parti offese (la sorella e i due figli), si è affidato al dottor Renato Ariatti, docente di psichiatria forense all’Università di Bologna di fama internazionale (si è occupato del caso Cogne); per l’avvocato difensore Mattia Fontanesi la psichiatra Matilde Forghieri di Modena. Il pool di periti e consulenti si è preso novanta giorni di tempo per depositare le rispettive conclusioni perciò il gup ha rinviato all’anno prossimo l’esposizione e la discussione delle perizie, che occuperanno più udienze e saranno senza dubbio battagliate.

L’iter giudiziario avrà un altro passaggio importante la prossima settimana, davanti al Tribunale del Riesame di Bologna. Pellati è accusato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi, lesioni personali aggravate (ai danni della sorella sopravvissuta) e porto abusivo di armi (ma l’arma del delitto non è stata trovata a casa del padre, dove è stato rintracciato l’assassino). In origine il pm Pantani aveva contestato la premeditazione, visto che le telecamere del locale hanno filmato il 43enne mentre arriva con lo zaino, tira fuori un coltello da cucina, poi lo rimette nello zaino ed esce; un’aggravante che il gup Panchieri ha escluso. L’accusa ha appellato al Riesame, per non lasciare nulla di intentato e non perdere un tassello che, sulla carta, potrebbe valere l’ergastolo. L’udienza cadrà nei giorni di sciopero degli avvocati, ma dovrebbe svolgersi comunque perché l’indagato è detenuto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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