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Un bambino su nove davanti agli schermi prima dei 5 mesi di vita: l’allarme della Regione

Evaristo Sparvieri
Un bambino su nove davanti agli schermi prima dei 5 mesi di vita: l’allarme della Regione

A 15 mesi il 39% dei bambini ha già un contatto regolare con i dispositivi digitali. L’assessora Conti: «Non possiamo lasciare sole le famiglie». Parte la campagna di sensibilizzazione

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Bologna Un bambino su nove, ovvero l’11%, prima ancora di compiere cinque mesi, ha già un contatto regolare con uno schermo. Tra gli 11 e i 15 mesi la percentuale sale al 39%. Sono questi i numeri con cui l’assessora regionale a Welfare, Terzo settore, Politiche per l'infanzia e Scuola, Isabella Conti, ha aperto ha presentato la nuova campagna di sensibilizzazione della Regione, “Non ignorare le notifiche più importanti”. Dati che, nelle parole dell’assessora, dimostrano come il tema della sovraesposizione digitale «riguardi certamente gli adolescenti, gli smartphone e i social, ma che cominci molto prima».

La campagna arriva a poche ore di distanza da un altro passaggio destinato a incidere sullo stesso terreno, quello dei social: soltanto giovedì, la Commissione europea ha infatti presentato il Kids Act, il testo europeo che introduce soglie d'età per l’accesso ai social: divieto sotto i 13 anni, profili limitati e supervisionati dai genitori tra 13 e 15 anni, account autonomo dai 15 anni in su. Sempre in Europa, inoltre, è allo studio anche Digital Fairness Act, destinato invece ai rischi da connessione ai social che riguardano anche gli adulti. Un doppio binario, bambini e adulti, che anima anche la campagna di sensibilizzazione della Regione , che nasce, ha spiegato Conti, «dal percorso avviato con gli Stati generali dell’Infanzia e dell’Adolescenza del 2025, dove abbiamo scelto di affrontare questo tema insieme a famiglie, servizi, comunità scientifica, scuola, educatori e Terzo settore». Il primo annuncio risale al 10 giugno scorso, in occasione degli Stati generali 2026 di Rimini. Tre gli obiettivi dichiarati: promuovere un uso più consapevole degli strumenti digitali, proteggere i più piccoli dai rischi della sovraesposizione agli schermi, riportare al centro la qualità delle relazioni e il ruolo degli adulti. «La campagna traduce bene il senso di responsabilità che noi, come istituzioni, abbiamo in primis verso genitori, ragazze, ragazzi, bambine e bambini – ha aggiunto l’assessora – Serve una comunità educante capace di interrogarsi insieme sul rapporto con il digitale di tutti noi, adulti compresi. Non possiamo scaricare la responsabilità soltanto sui giovani e non possiamo lasciare sole le famiglie». Il progetto si compone di nove manifesti, uno spot video, kit multilingua con materiale informativo e un sito di campagna tradotto in inglese, francese, spagnolo e arabo. «Da qui la scelta del multilinguismo del sito di campagna, oltre alle attività da fare con i nostri figli scaricabili anche in lingua bangla, urdu e cinese», ha precisato Conti, sottolineando che l’intento non è «limitarci a dire alle persone cosa non fare, ma proporre giochi e semplici occasioni per recuperare tempo da trascorrere insieme». Un approccio già sperimentato con le “Domeniche senza schermi”, che nella prima annualità hanno prodotto 269 iniziative e coinvolto oltre 16mila persone in regione. “Non ignorare le notifiche più importanti” partirà a ottobre da Bologna, con digitotem in stazione centrale, maxi poster, totem digitali e affissioni dinamiche sulle fiancate degli autobus. Poi toccherà gli altri capoluoghi e, dalla seconda metà del mese, i 56 Comuni emiliano-romagnoli sopra i 15mila abitanti. Lo spot, della durata di 30 secondi, sarà proiettato dal 14 al 20 dicembre in sei multisala della regione, oltre che su YouTube e sulle emittenti televisive locali; la campagna sui social partirà invece a settembre e proseguirà fino a novembre. Sono stati stampati 300 kit cartacei, distribuiti in 161 hub territoriali – Centri per le famiglie, consultori, servizi sanitari ed educativi, Centri interculturali, biblioteche e spazi per bambini e ragazzi – ciascuno con manifesti, locandine, pieghevoli e cartoline in italiano e nelle altre lingue. «È un lavoro collettivo, studiato e pensato in ogni dettaglio per portare avanti un progetto di comunità reale e condivisa, che mette al centro le relazioni», ha concluso Conti. l © RIPRODUZIONE RISERVATA

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