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Cpia, 2.558 iscritti e 1.800 persone già rimaste fuori: «E ora dovrà accogliere anche i genitori degli alunni stranieri»

Luciano Salsi
Cpia, 2.558 iscritti e 1.800 persone già rimaste fuori: «E ora dovrà accogliere anche i genitori degli alunni stranieri»

Il Governo annuncia il tetto del 30% di studenti stranieri nelle classi e corsi di italiano per le famiglie. Cisl e Cgil: «Il centro provinciale è già sotto pressione, servono più docenti, mediatori, sedi e risorse»

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Reggio Emilia È aspra la reazione dei principali sindacati della scuola alla dichiarazione con cui Giorgia Meloni ha preannunciato un decreto che, oltre a rendere tassativo il tetto del 30% alla presenza di alunni stranieri nelle singole classi, obbligherebbe in molti casi i loro genitori a seguire corsi di lingua italiana. Carmelo Randazzo, segretario generale di Cisl Scuola Emilia Centrale, ne evidenzia una palese contraddizione: «Prima si accorpa e si appesantisce il Cpia (Centro per l’istruzione degli adulti) di Reggio, poi si annuncia che proprio quel centro dovrà accogliere obbligatoriamente i genitori degli alunni stranieri con gravi problemi di inserimento».

Nella nostra provincia, infatti, esistevano due Cpia. La loro unificazione ha formato una sola rete con 33 sedi, dalla montagna alla Bassa. L’ultima rilevazione conta 2.558 iscritti, di cui 2.331 ai corsi di alfabetizzazione. Prima dell’accorpamento erano già 1.800 le persone escluse dall'iscrizione e in lista d’attesa. Affidare al Cpia depotenziato nuovi compiti senza accompagnarlo con un adeguato rafforzamento di organici, mediazione, personale amministrativo, sedi e risorse rischia, secondo la Cisl, di mettere ulteriormente sotto pressione un servizio già fortemente impegnato. In quanto alla soglia del 30%, Randazzo ritiene che possa essere rispettata solamente «se accompagnata da risorse e da una lettura individuale dei bisogni». Altrimenti, a suo parere, produrrebbe quattro criticità. «Se una classe non può accogliere – spiega – la famiglia deve cercare un altro plesso, con più pendolarismo e possibili nuove concentrazioni».

Inoltre si deve considerare che un ragazzo nato qui e pienamente italofono non ha lo stesso bisogno di un neoarrivato. Dove la concentrazione di stranieri è particolarmente alta si ammettono eccezioni al tetto previsto: «Ma le deroghe strutturali – obietta la Cisl – non funzionano senza docenti di italiano L2, mediatori o tempo per il rapporto con le famiglie». Infine viene sottolineata la disuguaglianza territoriale: «Nei comuni con una sola scuola non si redistribuisce nulla. Nelle aree sovracomunali l’effetto ricade su trasporti, scelta della scuola e continuità educativa». Non è meno duro il giudizio della Flc-Cgil: «La scuola - dichiara la segretaria provinciale Tatiana Giuffredi - è il luogo fondamentale dell'integrazione. Il nostro sistema garantisce l'istruzione a tutti, siano italiani o immigrati. Questo diritto deve essere tutelato con adeguate risorse e strategie funzionali, che vadano contro qualsiasi effetto discriminatorio o di ghettizzazione. Le classi devono essere formate senza limiti percentuali di stranieri».

Secondo la Cgil si devono invece assicurare il personale aggiuntivo e le strutture necessarie: «Occorre aumentare - spiega Tatiana Giuffredi - la presenza di docenti adeguatamente formati e insegnanti di italiano L2. Queste figure sono già state introdotte, ma in numero del tutto insufficiente. Nella fascia primaria i comuni supportano progetti che vedono i docenti impegnati oltre l'orario curricolare, ma non basta». «Il problema è – rileva la segretaria – che non si investe nella scuola pubblica. A volte arrivano alunni che non conoscono una parola di italiano. L'intervento di docenti specializzati è un supporto anche per l'insegnante ordinario, che diversamente deve lavorare molto di più». Un'altra misura necessaria è, a suo parere, la riduzione del numero degli iscritti nelle classi con stranieri, come avviene quando vi sono alunni con disabilità.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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