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Fotovoltaico, un altro progetto per un impianto a Bosco grande come sei campi da calcio

Mattia Amaduzzi
Fotovoltaico, un altro progetto per un impianto a Bosco grande come sei campi da calcio

Scandiano, nasce un comitato di cittadini per dire no: «Nessuna assemblea o confronto: abbiamo saputo tutto a iter ultimato»

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Scandiano Il caso dell’impianto fotovoltaico a terra previsto nella frazione di Bosco accende il dibattito a Scandiano. La determinazione dirigenziale numero 270 dello scorso 7 luglio 2026, ha dichiarato concluso con esito favorevole la procedura autorizzativa per la costruzione di una struttura da oltre 3 megawatt (3. 057, 6 kWp) – grande circa 40 mila metri quadri, ovvero più o meno 6 campi da calcio – su un’area agricola compresa tra via Bosco, via Nuvoletti e via Bosco del Fracasso, vicino alla zona industriale.

Il progetto prevede la posa di file di pannelli ad altezza fino a circa due metri direttamente su terreni oggi destinati alle colture e alla produzione di foraggio. La reazione del territorio si è concretizzata nella nascita del comitato cittadino “La Spergola”, ufficialmente costituitosi il 24 agosto 2026 e guidato da Paola Zanni, residente a poca distanza dai terreni interessati dall’opera. Il comitato ha promosso una petizione popolare intitolata “I campi restino campi”, indirizzata al sindaco Matteo Nasciuti, al Consiglio comunale di Scandiano, alla Giunta regionale dell’Emilia-Romagna e ai vertici delle istituzioni nazionali. «Siamo venuti a conoscenza del progetto soltanto a procedura ultimata, senza che vi sia stata alcuna assemblea pubblica, un confronto o la possibilità di esprimere il nostro parere», spiega Zanni.

La presidente sottolinea come l’iter normativo attuale escluda di fatto i residenti dalle decisioni di localizzazione degli impianti: «Le leggi vigenti non prevedono forme di partecipazione per chi vive e lavora in questi luoghi. Persino il nostro Comune, così come gli altri enti locali, si trova privo del potere di opporre un no formale nelle aree definite “idonee” dalle norme statali e regionali». I motivi della contrarietà del comitato spaziano dalla tutela dell’agricoltura all’impatto sulla vita quotidiana dei residenti. «I terreni agricoli fertili ricoperti dai pannelli perdono la loro funzione produttiva alimentare e di foraggio. Un paesaggio rurale a ridosso delle abitazioni viene così trasformato in un insediamento di natura industriale, modificandone la destinazione d’uso reale», evidenzia Zanni. L’opposizione del comitato non riguarda la tecnologia solare in sé, ma la scelta della sua collocazione. «Non siamo contrari alle energie rinnovabili. Il fotovoltaico andrebbe sviluppato sulle superfici già cementificate, come i tetti di case, capannoni e parcheggi, favorendo i modelli di produzione condivisa come le Comunità Energetiche Rinnovabili, tra cui la Cer Dragontina già attiva a Scandiano. Invece, grandi impianti a terra come questo portano l’energia direttamente sul mercato nazionale a beneficio di soggetti privati».

Oltre al consumo di suolo, la presidente manifesta preoccupazioni per gli effetti di prossimità: «Le case della zona si troverebbero con un’estesa distesa di pannelli vicinissima. Ci sono perplessità legate all’impatto elettromagnetico, al calore generato dalle strutture e alle ricadute sulla fauna selvatica locale. Temiamo inoltre che questo intervento crei un precedente sul nostro territorio». Il progetto fa capo alla società H-Solar di Padova. L’area si trova di fronte alla zona industriale della frazione. Proprio la vicinanza all’area produttiva ha limitato i margini d’azione urbanistici per far valere i vincoli paesaggistici. Ciononostante, il Comune ha avviato verifiche amministrative fermando temporaneamente l’avvio dei cantieri, la cui pubblicazione preliminare era scaduta il 17 settembre. Zanni ribadisce la natura neutrale dell’iniziativa popolare: «Come comitato siamo assolutamente super partes dal punto di vista politico. Il fatto che le diverse forze politiche dichiarino contrarietà all’opera deve servire a trovare una sintesi per la tutela della comunità». La petizione formalmente depositata richiede il blocco dell’impianto, l’accesso trasparente agli atti, un dibattito in Consiglio comunale e un’azione di revisione delle normative sulle aree idonee presso la Regione Emilia-Romagna e il Governo. Sulla vicenda si è registrato un botta e risposta di natura politica tra l’opposizione e il primo cittadino.

Giuseppe Pagliani, capogruppo della lista “Uniti per Scandiano – Salsi Sindaco”, esprime una condanna netta: «Ci opponiamo con sdegno e determinazione al progetto di un impianto fotovoltaico a terra tra via Bosco, via Nuvoletti e via Bosco del Fracasso. L’amministrazione mente quando si professa paladina della difesa del suolo. Quei terreni non saranno più produttivi. Il fotovoltaico va realizzato su aree già compromesse; basta propaganda sull’ambiente se poi non ci si oppone a questi scempi». La risposta del sindaco, Matteo Nasciuti, rivendica la linea tenuta dall’ente locale: «Ben venga l’opposizione di Pagliani, ma la nostra amministrazione sostiene questa posizione da oltre un anno e mezzo, mentre la sua parte politica taceva. Abbiamo usato tutti gli strumenti amministrativi per bloccare altri progetti, difendendo le scelte anche al Tar. Il sindaco non può respingere un progetto conforme alla legge con una semplice dichiarazione; deve verificare requisiti e vincoli, ed è quello che stiamo facendo. Ma le norme che limitano i poteri dei Comuni sui terreni agricoli sono state scritte a Roma dal Governo della sua stessa parte politica. Pagliani chieda al suo Governo di cambiare le regole e restituire ai Comuni la facoltà di decidere la localizzazione degli impianti».  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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