Gazzetta di Reggio

Reggio

Il caso

Aggredisce i carabinieri gridando “Allah Akbar”: condannato a un anno e due mesi

Ambra Prati
Aggredisce i carabinieri gridando “Allah Akbar”: condannato a un anno e due mesi

L’uomo, un 40enne marocchino, ha ricevuto lo sconto di pena.

2 MINUTI DI LETTURA





Montecchio Ai carabinieri, arrivati in un’abitazione privata per sedare un diverbio, prima ha gridato «Allah akbar», poi è passato alle minacce («vi ammazzo tutti, vi faccio saltare la caserma») e alla violenza fisica. Per i reati di resistenza e lesioni personali aggravate a pubblico ufficiale, ieri (22 settembre) in tribunale a Reggio un 40enne di origine marocchina è stato condannato a un anno e due mesi, a fronte di una richiesta dell’accusa di quasi il doppio (due anni e dieci giorni).

I fatti sono avvenuti nel maggio scorso a Montecchio. Una pattuglia della stazione di Cavriago è intervenuta alle 23 nell’abitazione della madre dell’uomo: erano stati i vicini di casa a chiamare, allarmati dalle urla e dai rumori. L’intervento doveva essere quindi per una banale lite familiare. Ma quando i militari hanno suonato il campanello, l’uomo ha risposto con una parolaccia. E, quando si è trovato di fronte le divise, si è scagliato a parole contro i carabinieri inneggiando ad Allah («cristiani di m..») per poi passare ai fatti: ha messo le mani al collo di un carabiniere e ha sbattuto la testa del collega contro il muro. Alla fine i militari sono riusciti a bloccare, non senza fatica, l’esagitato e ad ammanettarlo con le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. I militari feriti hanno dovuto poi recarsi al Pronto Soccorso, dove sono stati medicati con una prognosi di cinque giorni ciascuno.

Per la gravità dei fatti, da allora il 40enne è rimasto dietro le sbarre. L’avvocato difensore Cecilia Soliani ha ottenuto il rito abbreviato (che consente lo sconto di un terzo sulla pena) condizionato a una perizia psichiatrica per verificare la capacità di intendere e di volere del suo assistito, conclusasi con un esito positivo: la capacità c’era. Ieri in tribunale il prosieguo della direttissima si è concluso con l’audizione dello psichiatra, che ha illustrato la lunga storia di «tossicofilia» dell’uomo e il disturbo di personalità «borderline», costellata da gesti eclatanti anche autolesionisti. La legale ha fatto leva sul vissuto molto travagliato del 40enne, che in passato in carcere ha pure aperto il gas tentando il suicidio. L’arringa dell’avvocato Soliani si è conclusa con la richiesta del minimo della pena e con la proposta delle attenuanti equivalenti alle aggravanti. Il bilanciamento è stato accolto dal giudice monocratico Greta Iori che, alla presenza dell’uomo scortato dalla polizia penitenziaria, ha emesso la sentenza. l© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google