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Bosco Ospizio, i cittadini esasperati scrivono al sindaco e prefetto: «Sgomberate il presidio e avviate i lavori»

Alice Tintorri
Bosco Ospizio, i cittadini esasperati scrivono al sindaco e prefetto: «Sgomberate il presidio e avviate i lavori»

Reggio Emilia, la lettera dei residenti 50 giorni dopo l’inizio del presidio ambientalista. «Vogliamo che l’area verde torni fruibile e che il progetto venga avviato»

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Reggio Emilia Sono trascorsi più di cinquanta giorni dal primo e ultimo tentativo di dare il via al progetto di Conad, nell’area verde di Ospizio. Il 3 agosto i mezzi hanno tentato di accedere al bosco, ma sono stati fermati dal primo giorno di presidio ambientalista, un presidio che continua tutt’oggi. Dall’altra parte della barricata c’è chi il progetto, il Pru Ip6, lo desidera e lo aspetta da anni. Per questo, più di cinquanta giorni dopo il primo tentativo di dare il via al progetto, i cittadini del quartiere Ospizio, esasperati dall’attesa e da una tensione crescente, indirizzano una lettera aperta a prefetto, questore, sindaco e vertici di Conad.

«Vi scriviamo pubblicamente per due ragioni - inizia così la lunga lettera -. La prima è una richiesta semplice e diretta: che il progetto venga realizzato nei tempi più rapidi possibili. Chiediamo a Conad di avviare i lavori senza ulteriori indugi; al Comune di mettere in atto tutte le condizioni necessarie ad agevolarne l’avvio; al prefetto e al questore di garantire l’ordine pubblico e il libero accesso a un cantiere autorizzato dalle procedure vigenti, nel rispetto della legalità per tutte le parti coinvolte. La seconda riguarda una situazione che osserviamo da vicino, vivendo nel quartiere. Sono ormai due mesi che il presidio presso Campo di Marte II viene autorizzato e prorogato di settimana in settimana. Il parco pubblico, a ridosso dell’area oggetto dell’intervento, ospita stabilmente tende e un gazebo, con la presenza di persone in gran parte non residenti nel quartiere. Questa situazione sta rendendo il parco sempre meno fruibile per i cittadini che lo frequentano abitualmente, e genera un disagio crescente tra i residenti».

La lettera dei residenti prosegue: «Non mettiamo in discussione il diritto di manifestare, che rispettiamo. Chiediamo però che, nel bilanciare questo diritto con l’uso pubblico di uno spazio verde del quartiere, si tenga conto anche di chi quel parco lo vive ogni giorno per ragioni estranee alla protesta. C’è inoltre un effetto che ci preoccupa, al di là del merito della protesta stessa: prima dell’avvio del presidio, nessuno aveva mai occupato stabilmente il parco con tenda e quant’altro, vista l’ordinanza che vieta il bivacco». I cittadini aggiungono: «Da alcuni giorni, due persone in evidente condizione di fragilità, estranee alla protesta, si sono accampate nei pressi dell’area di sgambamento cani. Non vogliamo in alcun modo stigmatizzare chi si trova in difficoltà, e anzi ci auguriamo che i servizi sociali competenti possano seguirle con l’attenzione che meritano. Ma ci sembra un segnale chiaro di come un’occupazione prolungata e non gestita di uno spazio pubblico rischi di normalizzare un uso improprio del parco, al di là delle intenzioni di chi vi ha dato origine. È anche per questo - concludono i residenti del quartiere - che chiediamo che l’autorizzazione al presidio con tende non venga ulteriormente prorogata». l© RIPRODUZIONE RISERVATA

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