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Il ricordo

Matteo Marzotto: «Mia madre Marta, una vera testa quadra. E anche io mi definisco così»


	Matteo Marzotto con la compagna Nora e la sindaca Roberta Ibattici
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Matteo Marzotto con la compagna Nora e la sindaca Roberta Ibattici

L’imprenditore ad Albinea per la rassegna a lei dedicata per celebrare le sue origini: era nata a Borzano nel 1931

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Albinea Marta Marzotto torna idealmente a casa, nella sua Albinea. Il Comune ha deciso di dedicare alla contessa, nata a Borzano nel 1931, la rassegna “Primavera di Donne”, che dal 2027 porterà il suo nome e avrà come immagine guida i ritratti realizzati dall’artista Marco Lodola. A suggellare l’omaggio alla celebre concittadina è arrivato ieri sera ad Albinea anche il figlio Matteo Marzotto che, davanti a una sala civica gremita, ha raccontato la madre partendo proprio dalle sue radici reggiane.
 

«Era la classica mamma reggiana testa quadra che difendeva i suoi figli con tutta la forza che aveva – ha spiegato il figlio – A noi ha sempre dato un amore esagerato e incondizionato, oltre a tanta libertà. Ha sempre vestito i panni dell’umiltà in modo trasparente, senza vergognarsi o nascondere le sue origini ed è sempre rimasta fieramente una figlia del popolo, che mangiava la vita e ironizzava sul fatto che la chiamassero “contessa”. Aveva assaggiato la fame, le zanzare, la guerra e la risaia e questo è stato determinante per farla diventare quello che è stata. Era una donna libera, ma anche fragile, anche se non sembrava, ed era capace di guardare sempre avanti con ottimismo e con il sorriso. Ha saputo fare della sua fragilità un punto di forza nelle sue relazioni con gli altri e ha anticipato i tempi su molti temi. E’ stata un’innovatrice che parlava di libertà e di diritti delle donne quando ancora non erano in tanti a farlo. Mettere “la persona al centro” era un concetto che le era caro e che anche oggi mi guida nella quotidianità».

Il racconto di Matteo Marzotto ha disegnato un profilo inedito della madre in cui l’infanzia e l’adolescenza, vissute tra Borzano e Mortara di Pavia, hanno giocato un ruolo fondamentale: «Io stesso posso definirmi per metà una testa quadra perché le mie radici parlano reggiano e ne sono fiero. Sono cresciuto con nonna Alma - ha spiegato l’imprenditore - Nella mia educazione, quando ero bambino, c’è stata tanta reggianità. E anche da uomo adulto mia madre mi è stata sempre vicina, sostenendomi nella difficoltà e nelle vittorie».

«In tanti l’hanno definita una stilista, anche se lei non lo era nel vero senso del termine. Era però una donna con un gusto sopraffino, una grandissima conoscenza dei tessuti e dei modelli e un intuito straordinario per gli affari» ha detto Marzotto ricordando la storia del maglione di cashmere che la Standa offriva a 120mila lire alla fine degli anni ’80; in un periodo cioè in cui il cashmere era un bene di lusso assoluto, accessibile solo nelle boutique d'alta gamma. «Fu mia madre ad andare direttamente in Cina e a scovare un rivenditore che, tramite Hong Kong, poteva far arrivare in Italia capi di buona qualità a costi non esagerati. Ne acquistarono 160mila che alla Standa vendettero in un fine settimana… Il tutto senza saper parlare una parola di inglese – ha concluso Matteo – Quello fu un momento di rottura fondamentale nella storia della moda italiana che contribuì alla nascita della democratizzazione del lusso nei primi anni '90».

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