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Il caso del bosco

Conad interviene sul progetto: «Così restituiamo Ospizio alla città». Tutti i numeri del piano

Alice Tintorri
Conad interviene sul progetto: «Così restituiamo Ospizio alla città». Tutti i numeri del piano

Reggio Emilia, il messaggio: «Ogni trasformazione della città porta con sé domande e punti di vista diversi. Per questo vogliamo rendere disponibile informazioni, dati e documenti»

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Reggio Emilia Due mesi di silenzio da una parte e di rumore dall’altra. Due mesi di presidi, manifestazioni, assemblee pubbliche, speranze e falsi allarme. Due mesi di informazioni che, per il telefono senza fili che lega Bosco Ospizio alla città, spesso e volentieri sono diventate imprecise, confuse, fuorvianti. Ora Conad rompe il silenzio e fa chiarezza. Lo fa con un video di otto minuti, diffuso sul suo sito web e visibile al link https: //areaemiliaospizio.conad.it/. Nel filmato la società cooperativa riavvolge il nastro per sciogliere alcune delle questioni sollevate dagli attivisti e per «mettere a disposizione di tutte e tutti informazioni, numeri e contenuti del progetto perché ciascuno possa conoscerlo».

«Oggi l’obiettivo è restituire spazi pubblici e servizi fondamentali che appartengano nuovamente alla comunità». È questo il punto di partenza di Conad, rimasto invariato rispetto a quella prima conferenza di presentazione del progetto indetta l’11 febbraio 2025 nella sede di Campegine. «Ventitrè mila metri quadrati di verde pubblico per la città – prosegue il video – orti, aree gioco sicure, il supermercato, la biblioteca e il polo territoriale con 1100 metri quadrati ceduti gratuitamente e a disposizione del Comune». Biblioteca, polo territoriale e polo sanitario andranno a formare la tanto nominata Casa della comunità. A tutto ciò si aggiungono inoltre botteghe di vicinato, pubblici esercizi, nuovi percorsi ciclopedonali che collegheranno il campo San Lazzaro al parco Campo di Marte. Non meno importante, ma sino ad ora raramente menzionato, l’aspetto occupazionale: Conad, che in Italia dà lavoro a più di 80.000 persone, con il progetto di Ospizio darà vita a ulteriori cento posti di lavoro.  «Per la città si apre dunque una nuova possibilità – recita il filmato diffuso dalla cooperativa –. La comunità torna al centro del progetto».

La storia dell’area

Per capire il presente, occorre tenere a mente la storia. Per decenni, lo spazio oggi presidiato dagli ambientalisti è stato un luogo che il quartiere sentiva come proprio. Lo chiamavano “lo spazio dei cittadini”: un luogo quotidiano al servizio della comunità, un luogo della città realmente vissuto dalle persone. Poi, come spiega attraverso numeri, infografiche e linee del tempo il video di Conad, tra il 2007 e il 2008 quel luogo viene demolito. È allora che nasce un grande progetto residenziale di 22.000 metri quadri con torri fino a undici piani. Un progetto che però non vedrà mai luce: la crisi dell’edilizia cambia tutto e il piano diventa irrealizzabile. L’area rimane così abbandonata per due decenni. Sono gli anni dell’attesa. Dietro alla recinzione, installata per perimetrare un’area considerata non sicura, restano macerie, fondamenta in cemento, vasche interrate, acqua stagnante. È qui che nel frattempo cresce il verde, senza cancellare le tracce del passato, che rendono completamente impermeabile buona parte della zona. Con l’abbandono, il quartiere perde il luogo di comunità e aggregazione che conosceva.

Il progetto di Conad

Nel 2015 subentra Conad Centro Nord. Il colosso della grande distribuzione acquista l’area e i relativi diritti edificatori. Da quel momento prende avvio un percorso con il Comune che porterà alla definizione dell’attuale progetto di riqualificazione e alla relativa convenzione. Da qui, dieci anni di confronto. Conad decide di dare vita a un progetto di architettura che prevede la bonifica dell’area e ne valorizza l’aspetto ambientale e sociale. Dopo anni di progetto, critiche, pareri, conferenze, autorizzazioni e confronto con cittadini e istituzioni, il progetto è stato esaminato a diversi livelli e ha ottenuto tutte le necessarie approvazioni, culminate con i permessi di costruire rilasciati nel febbraio del 2026.

Un progetto che si evolve

Lungo il percorso, il progetto si è evoluto, è cambiato ed è migliorato attraverso l’ascolto e il confronto con le istituzioni e il quartiere. Le superfici edificabili si sono ridotte: dai 22.000 metri quadrati del piano originale si è passati ai 13mila attuali. I parcheggi in superficie sono stati ridotti, per preservare più alberi lungo la via Emilia. Sono stati recuperati in loco gli animali dal Rifugio Matildico di Canossa, con cui si è instaurata una partnership per recuperare e reinserire in natura altri animali. Su un totale di 322 alberi, gli alberi da abbattere sono passati da 154 a 98.

I nuovi alberi saranno 1348, di cui 371 nell’area e 977 nei parchi limitrofi, per un totale di incremento di alberi di 1250 rispetto alla situazione attuale. «Questi numeri non vengono raccontati soltanto da chi realizza il progetto. Il bilancio del verde è stato elaborato dal Cnr-Ibe e dallo studio Minelli e sarà monitorato per due anni. Il progetto – è la conclusione del filmato – ha un impatto e va condiviso con trasparenza. Ogni trasformazione della città porta con sé domande e punti di vista diversi. Per questo vogliamo rendere disponibile informazioni, dati e documenti. Ospizio riguarda il futuro di una parte della città e conoscere il progetto è il primo passo per poterne discutere».  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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