Gazzetta di Reggio

Reggio

I 125 anni

In 200 ex lavoratori al pranzo delle Reggiane

Serena Arbizzi
In 200 ex lavoratori al pranzo delle Reggiane

Un amarcord fatto di aneddoti tra ex colleghi: il più anziano, Giuliano Caprari, ha 98 anni

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Reggio Emilia «Le Reggiane erano una famiglia: tante cose le rendevano speciali. Dall’atmosfera che si respirava al lavoro fino alla consapevolezza di lavorare in un ambiente unico nel settore portuale». È emozionato Domenico “Nico” Lombardi, 70 anni, dipendente al reparto collaudi delle gru e post vendita dal 1996 al 2008 di una delle imprese che hanno rappresentato il cuore pulsante dell’Emilia e dell’Italia: le Officine Meccaniche Reggiane.

“Nico” assapora i suoi ricordi in quegli spazi mentre fa la fila per entrare al capannone 18, dove ieri si è svolto il pranzo che ha riunito oltre 200 dipendenti in una lunga tavolata. E così, in quegli spazi di archeologia industriale riqualificati e proiettati nel futuro, ha ripreso vita l’amarcord fatto di aneddoti tra ex colleghi uniti per sempre dalla vita in comune alle Reggiane.

Tra tortelli, erbazzone e altre tipicità, baciati dal sole che ha illuminato un’atmosfera già ricca di calore e umanità, persone di tantissime età, fino ai 98 anni, si sono ritrovate a tavola insieme, nel corso della due giorni che ha coronato i festeggiamenti per i 125 anni delle Reggiane. Accanto all’amministratore delegato di Stu Reggiane, Luca Torri, si sono seduti Giuliano Caprari, 98 anni, entrato in azienda nel 1946, nell’immediato dopoguerra. «Facevo il forgiatore, sono rimasto alle Reggiane per tre anni, poi sono andato a fare il servizio militare, nel 1950 – racconta Giuliano –. C’erano pezzi di ferro di un quintale e mezzo. Sudavamo anche dentro gli zoccoli e le scorie bruciavano sui piedi. Le buste erano sostanziose per gli operai e io arrivavo da una famiglia con sette figli. Anche mio padre era forgiatore alle Reggiane, così come vi lavorava pure mio fratello, ai mulini per macinare il frumento».

Tra gli organizzatori del pranzo c’è un’altra ex dipendente: Marina Morselli: «L’idea è nata da chiacchiere di corridoio, sono stata dipendente delle Officine Meccaniche e abbiamo provato a mettere in piedi questo evento. Le adesioni sono state superiori alle aspettative: chi ha vissuto quegli anni lo ha fatto come se fosse in famiglia, più che da dipendente come poteva invece essere in tante altre ditte. A forza di passaparola abbiamo raggiunto questo bel numero. Io sono una delle più giovani e ho oltre 60 anni, fino a 98 anni: siamo tutti qui insieme a ricordare una vasta fetta di storia di Reggio».

Tra i commensali anche il conduttore televisivo Patrizio Roversi, che ispirato dal leggendario trattore R60 fabbricato proprio alle Reggiane, ha realizzato il documentario “La vaca ad fer”: «Questa è un’occasione bellissima, si misura qui, ancora oggi, il senso di questa memoria che coinvolge un sacco di persone, a Reggio Emilia e non solo. Il trattore ne è simbolo, è stato il frutto dell’orgoglio degli operai delle Reggiane. È rimasto e sono rimaste le Reggiane. Sono ammirato, perché questa zona poteva essere perfetta per una speculazione edilizia e invece è diventata Tecnopolo e università».

Il sindaco Marco Massari ha portato il proprio saluto agli oltre 200 ex dipendenti delle tavolate che ieri hanno permesso di fare un salto nella storia, per valorizzare ulteriormente presente e futuro di questo luogo da cui passano numerose sfide della città e non solo. 

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