Gazzetta di Reggio

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Giornata contro lo spreco alimentare

Due piatti su 10 finiscono nel pattume: così Cirfood prova a ridurre gli sprechi nelle mense scolastiche

Nicolò Valli
Due piatti su 10 finiscono nel pattume: così Cirfood prova a ridurre gli sprechi nelle mense scolastiche

Maria Elena Manzini: «Forzare è controproducente ma abituare è importante e in questo giocano un ruolo molto importante le maestre»

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Reggio Emilia Due piatti su dieci buttati ogni giorno nella pattumiera. In occasione della giornata internazionale promossa dall’Onu sulla sensibilizzazione allo spreco, è uno dei dati che balzano più all’occhio. Un numero indicativo che si rifà ad un’indagine effettuata tra il 2013 e il 2017 nelle mense scolastiche ma che, secondo gli addetti ai lavori, non è cambiato più di tanto anche a distanza di dieci anni. Buttiamo tanto, troppo cibo, in un mondo sproporzionato dove c’è invece chi il cibo non ce l’ha. Più di un miliardo di tonnellate all’anno, secondo un recente rapporto Food Waste, di cui 5 milioni in Italia. È anche il mondo scolastico uno degli ambiti dove si riscontra questo dato, con una percentuale di spreco pari al 21%.

Con Cirfood, azienda con sede a Reggio e impegnata in diversi luoghi d’Italia nella produzione e distribuzione dei pasti, abbiamo provato ad analizzare il problema: «Lo spreco c’è, inutile negarlo – sostiene Maria Elena Manzini, corpority social responsability di Cirfood -. Nelle scuole primarie, secondo i dati della ricerca nazionale del 2017, in particolare, sono circa 117 i grammi a bambino che ogni giorno vengono buttati nel pattume. Bisogna separare spreco da produzione e spreco da quello che resta nel piatto. Sulla produzione i numeri di spreco sono bassi, anche perché riceviamo dalle scuole ogni giorno il numero di bambini presenti e ogni alunno ha la propria grammatura. Tutto è controllato e preciso secondo direttive precise. L’eccesso, casomai ci fosse, può comunque essere donato».

Manzini prende a campione la scuola primaria anche perché per le scuole d’infanzia i dati sono molto più bassi: «Merito – fa sapere –  di piatti più semplici e una maggior purezza nei bimbi, meno influenzati dal paragone con i gusti dei compagni aspetto che invece si riscontra nei più grandi». Nelle mense riservate ai lavoratori invece (che Cirfood copre coi servizi Rita) quello che fa la differenza è la possibilità di scegliere il cibo che preferiamo maggiormente. Manzini illustra come funziona alla scuola primaria: «Cirfood non ha sempre la facoltà di scegliere i menù, spesso spetta a Comune e Ausl. In questi casi noi con i nostri nutrizionisti e dietisti, sulla base del lavoro sul campo, possiamo dare indicazioni. Sugli sprechi incidono diversi fattori: tempo, familiarità, abitudini, neofobia alimentare, ovvero la paura di assaggiare determinati alimenti. Legumi, verdure sono i cibi meno amati, se invece mettessimo patatine e hamburger non resterebbe niente. Pane e frutta sono in cima alla piramide del mangiare più sprecato».

Il gusto, però, secondo Cirfood, si può educare: «Secondo dati raccolti da The European House-Ambrosetti per l'Osservatorio Cirfood District, sei famiglie su dieci dicono che a casa mangiano piatti che hanno assaggiato a scuola: forzare è controproducente ma abituare è importante e in questo giocano un ruolo molto importante le maestre, che possono essere paragonate a influencer – prosegue Manzini –. Il loro esempio può convincere i bambini. Per contrastare lo spreco serve un lavoro di gruppo, una vera comunità educante e di questo tema Reggio ne sa qualcosa. I talent show non incidono più di tanto sulle percentuale, ma è innegabile che molte famiglie siano più informate rispetto a un tempo». Nella lotta globale allo spreco, con un’attenzione particolare alle scuole che spesso sono coinvolte in laboratori tematici nel “District” di via Nobel, Cirfood si avvarrà anche dell’ausilio della tecnologia: «Partirà a breve un monitoraggio della durata biennale in 19 refettori della città. Da questo monitoraggio porteremo a casa risultati utili a conoscere i dati reali sullo spreco, utili a mettere in campo azioni mirate. Questa partita – conclude Maria Elena Manzini- si vince costruendo conoscenza, curiosità, educazione e cultura del cibo».  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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