Aggressione al distributore: Mena Istafanous ha tentato di investire cinque persone
Reggio Emilia, è il nuovo particolare emerso. Il 26enne ha fatto finire all’ospedale tre persone, ma il bilancio poteva essere più grave: il quinto automobilista non è stato identificato
Reggio Emilia Ha fatto finire all’ospedale tre persone, ma ha tentato di investirne ben cinque: il quinto, un automobilista di passaggio nel distributore, non è stato identificato. È l’incredibile particolare emerso a margine dell’udienza di convalida dell’arresto di Mena Istafanous, 26 anni, accusato di triplice tentato omicidio in continuazione. Apparso ieri in tribunale a Reggio Emilia davanti al giudice, su consiglio dell’avvocato difensore Franco Beretti, il giovane affetto da problemi psichiatrici ha scelto il silenzio. Sulla carta rischia una condanna fino a 14 anni.
Il difensore non ha avanzato misure alternative alla detenzione perché manca una collocazione idonea, tuttavia ha fatto presente la storia sanitaria del suo assistito (risale a prima dell’estate la diagnosi di schizofrenia); la Procura e il giudice hanno concordato sulla necessità di far eseguire una perizia sulla capacità di intendere e di volere dell’indagato, tema che sarà l’ago della bilancia del futuro processo. Il gip Francesco Panchieri ha convalidato l’arresto e ha confermato la custodia cautelare in carcere, come chiesto dal pm Denise Panoutsopoulos.
Il pm ha ampliato il capo d’imputazione provvisorio, ricostruendo la dinamica. Nel tardo pomeriggio di sabato 26 settembre, Istafanous alla guida della sua Seat Ibiza di colore nero è piombato nella stazione di servizio Ego di via Martiri di Cervarolo 71/A. Il conducente non ha detto una parola, né conosceva le persone che si trovavano lì in quell’istante; qualcosa deve aver fatto scattare il raptus di follia, svoltosi a più riprese. In un primo tempo il 26enne ha aggredito la donna di 66 anni di Scandiano colpendola più volte alla testa con un cacciavite che aveva nell’abitacolo; poi è risalito a bordo e, accelerando bruscamente, ha “puntato” la signora e un uomo di 49 anni residente di fronte accorso in aiuto della malcapitata che gridava. Compiuto un primo giro completo intorno alle pompe di servizio, Istafanous si è diretto contro la 66enne, il 49enne e un altro individuo, non identificato perché si è subito allontanato. Infine, «a velocità elevatissima», il conducente ha investito la 66enne, il 49enne e una 24enne di Parma.
Una “ronda” del terrore sulle quattro ruote, all’apparenza senza un perché, che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia. E difatti, secondo il pm Panoutsopoulos, il triplice tentato omicidio fa parte di «un medesimo disegno criminoso», finalizzato in modo evidente a cagionare la morte di cinque persone scelte a caso, «evento non verificatosi per cause indipendenti dalla volontà» dell’imputato. Nessun dubbio sulla responsabilità, visto che le telecamere del distributore hanno filmato l’azione del 26enne, che ora nel carcere della Pulce ricorda l’accaduto, anche se non si sa con quale grado di consapevolezza. Dopo il Centro salute mentale e lo psichiatra privato, il detenuto è seguito da uno psichiatra che ha prescritto una terapia farmacologica rafforzata; forse il giovane sta seguendo la cura per la prima volta, visto che i familiari hanno raccontato che lui non voleva prendere quelle pillole.
Molto provati il padre, la madre e la sorella di Mena, che hanno atteso a lungo fuori dall’aula. «Non c’è un motivo per quanto accaduto. Quel giorno, quando siamo tornati dalla messa, Mena stava dormendo: era tranquillo. Nemmeno noi ci spieghiamo il gesto», ha detto la sorella. La madre afflitta è scoppiata in un pianto a dirotto.
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