Caso Bossi, Casella si scusa: «Sono stato irrispettoso. Un capotreno non dovrebbe uscire dai binari»
Il consigliere dem in Consiglio comunale aveva detto di Umberto Bossi: «Per fortuna il nostro Signore lo ha chiamato». Ora le scuse alla famiglia
«Da meridionale emigrato al Nord ormai molti anni fa, il tema del razzismo mi tocca profondamente perché l'ho vissuto sulla mia pelle. Lunedì, nella concitazione del momento, mi sono espresso in modo assolutamente improprio e non rispettoso del ruolo istituzionale. Mi scuso profondamente con il Consiglio comunale, la famiglia Bossi e tutte le persone che gli hanno voluto bene. Un capotreno non dovrebbe mai uscire dai binari, purtroppo questa volta è successo e chiedo scusa».
Così il consigliere dem Antonio Casella torna sulle parole pronunciate durante l’ultimo Consiglio comunale di Reggio Emilia e finite al centro di un caso che ha superato i confini cittadini, provocando le reazioni di esponenti della Lega anche a livello regionale e nazionale.
A scatenare le polemiche era stato l’intervento di Casella durante la discussione sull’ordine del giorno urgente presentato dalla consigliera del Pd Cinzia Ruozzi relativo al decreto Valditara e agli studenti stranieri.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia Cristian Paglialonga aveva contestato in particolare il passaggio relativo ai flussi migratori dal Sud al Nord Italia e alle difficoltà linguistiche e alle differenze culturali che li avevano accompagnati. «Emerge una presunzione di superiorità dalla formulazione che avete scelto – aveva attaccato –. Questo è il vero volto della sinistra reggiana: moralisti da salotto che predicano uguaglianza mentre guardano i meridionali dall’alto in basso». Paglialonga aveva quindi menzionato i consiglieri Rosario Martorana, della lista Massari sindaco, e lo stesso Casella. Quest’ultimo aveva chiesto di intervenire rivolgendosi al consigliere di Fratelli d’Italia: «Prenda il mio tentativo di interruzione come un atto d’amore: volevo evitarle di dire altre stupidaggini».
Poi le parole che hanno innescato il caso: «Voi siete alleati della Lega nord da 30 anni, quando dicevano che lei e i suoi genitori erano gente inferiore. Per fortuna l’ideatore di questa cosa qua pochi mesi il nostro Signore lo ha chiamato». Nel corso dell’intervento Casella aveva inoltre utilizzato il termine «feccia» riferendosi all’elettorato di centrodestra.
Durissima la reazione della Lega. Il capogruppo in Consiglio comunale Alessandro Rinaldi ha chiesto le dimissioni di Casella, accusandolo di aver espresso «pubblicamente compiacimento per la morte di Umberto Bossi» e chiedendo al Partito democratico reggiano di prendere posizione.
La polemica si è poi allargata oltre Reggio Emilia. Il segretario regionale della Lega Emilia Matteo Rancan ha parlato di «parole da regime» e chiesto a sua volta le dimissioni del consigliere.
Sul caso è intervenuta anche la senatrice leghista e sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni, definendo quanto accaduto «semplicemente inaccettabile, irripetibile e non degno di un luogo istituzionale» e chiedendo al Pd di condannare l’accaduto e a Casella di lasciare il proprio incarico.
Ora arrivano le scuse del consigliere dem, rivolte al Consiglio comunale, alla famiglia Bossi e a quanti hanno voluto bene al fondatore della Lega.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
