Arte diffusa, piazza-teatro e palestra: ecco come è la fabbrica che apre le porte alla città
Reggio Emilia: la nuova sede della Motor Power Company ha ottenuto la menzione speciale al Premio In/Arch 2026 Emilia-Romagna
Reggio Emilia Nel cuore del parco industriale di Mancasale, tra i principali distretti produttivi dell’Emilia-Romagna, sorge la nuova sede della Motor Power Company. Non un semplice stabilimento, ma un modello di “fabbrica aperta” che supera il tradizionale concetto di catena di montaggio per integrare lavoro, benessere, cultura e territorio, riprendendo l’eredità del pensiero olivettiano. L’intervento ha ottenuto la Menzione Speciale al Premio In/Arch 2026 Emilia-Romagna, consegnata al Palazzo dei Diamanti di Ferrara.
Il riconoscimento premia l’intera filiera reggiana: l’architetto Andrea Oliva (Studio Cittàarchitettura) per il progetto, l’impresa M2G Montanari Gigli per la costruzione e la Motor Power Company, realtà specializzata in meccatronica e motion control, per la committenza. Realizzato nel 2025 su 13 mila metri quadrati con un investimento di 16 milioni di euro, il complesso ospita circa 100 dipendenti. La struttura comprende una piazza-teatro all’aperto, piazze coperte tra le aree di lavoro, una palestra, spiazzi di coworking e un percorso d’arte contemporanea diffuso tra produzione e uffici, aperto al pubblico nei festivi. A ovest, un grande portico raccorda il volume degli uffici su due livelli e media tra paesaggio agricolo e industriale. Come si legge nella motivazione della giuria, la menzione premia «il rigore compositivo con cui la nuova opera si connette alle preesistenze e al contesto.
L’architettura traduce la filosofia aziendale in una promenade fluida che unisce lavoro, cultura e collettività, integrando un teatro all’aperto e un museo diffuso che elevano la sede a luogo di spiccato valore civico». L’opera segna una discontinuità con il passato, come spiega il progettista Andrea Oliva: «Per decenni l’architettura produttiva ha obbedito a un unico dogma: l’efficienza funzionale. Capannoni ermetici e volumi seriali hanno relegato il lavoratore a un mero ingranaggio della macchina prestazionale. Il premio alla sede di Motor Power Company segna una rottura decisa con questa tradizione: la fabbrica non è più un recinto separato, ma un presidio culturale e civile fondato su un autentico neo-umanesimo».
L’impostazione pone al centro l’esperienza umana nello spazio industriale. «Al centro del progetto risiede un ribaltamento prospettico: l’uomo cessa di adattarsi allo spazio della macchina; è lo spazio produttivo a riconfigurarsi attorno al benessere della persona», prosegue Oliva. «L’introduzione di un museo d’arte diffuso tra i reparti trasforma la quotidianità lavorativa in un’esperienza estetica continua: l’opera non è un orpello per gli uffici dirigenziali, ma un interlocutore per chi assembla e progetta. L’apertura alla comunità trasforma la sede in un luogo di valore civico. Restituire dignità e bellezza al lavoro dimostra che l’eccellenza tecnologica fiorisce solo quando l’essere umano torna a essere la misura di tutte le cose».
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