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«Ospedale di Scandiano, ristrutturarlo o farlo nuovo». Ecco le prospettive future del distretto sanitario

Jacopo Della Porta
«Ospedale di Scandiano, ristrutturarlo o farlo nuovo». Ecco le prospettive future del distretto sanitario

Parla il direttore dell’Ausl di Reggio Emilia Davide Fornaciari: «Sarà più integrato con Sassuolo»

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Scandiano Ristrutturare e ammodernare l’attuale ospedale Magati di Scandiano oppure arrivare alla costruzione di una nuova struttura. Sono le due ipotesi sulle quali l’Ausl di Reggio Emilia ha avviato una riflessione per il futuro della sanità scandianese. Un ragionamento ancora preliminare, che dovrà necessariamente passare dalla Conferenza territoriale sociale e sanitaria e dalla Regione, ma che indica una prospettiva precisa: su Scandiano si ragiona in termini di investimenti e di rilancio del presidio. Non certo di depotenziamento. A confermarlo alla Gazzetta di Reggio è il direttore generale dell’Ausl-Irccs di Reggio Emilia, Davide Fornaciari.

«Scandiano ha un tema che riguarda l’ammodernamento dell’ospedale – spiega –. C’è una riflessione che stiamo facendo: capire se andare verso una ristrutturazione, perché la struttura ne ha bisogno, oppure verso la costruzione di qualcosa di nuovo». Non c’è dunque, allo stato attuale, un progetto per un nuovo ospedale e tantomeno una decisione già presa. C’è però una riflessione aperta sul futuro del Magati che si intreccia direttamente con un altro percorso diventato ora ufficiale: l’integrazione sanitaria tra i distretti di Scandiano e Sassuolo. Le Ausl di Reggio Emilia e Modena hanno infatti annunciato l’avvio di un progetto per superare, nell’organizzazione dei servizi, i confini provinciali e aziendali. Il percorso nasce da un incontro avvenuto nei mesi scorsi tra le direzioni delle due aziende sanitarie e i sindaci di Scandiano e Sassuolo, Matteo Nasciuti e Matteo Mesini.


Ora saranno costituiti gruppi di lavoro interaziendali incaricati di elaborare proposte concrete. Ed è proprio questa nuova rete uno degli elementi destinati a pesare anche sulle scelte riguardanti il futuro dell’ospedale scandianese. «La Regione insiste molto sul superamento dei confini amministrativi – osserva Fornaciari –. Non dobbiamo essere in competizione tra di noi, perché il sistema è unico e i territori di confine si devono parlare. Tutto quello che progettiamo per il futuro deve quindi essere fatto in una logica di integrazione con quello che esiste già». Scandiano e Sassuolo distano pochi chilometri e servono territori che, nella vita quotidiana, sono già fortemente interconnessi. L’obiettivo dichiarato dalle due aziende non è duplicare servizi a breve distanza, ma individuare le rispettive specializzazioni e costruire un sistema complementare.

La prima ricognizione riguarderà diversi settori: area materno-infantile e percorsi nascita, Pronto soccorso, riabilitazione, radioterapia, chirurgia a diversa complessità, day surgery, lungodegenza e organizzazione territoriale, comprese le Centrali operative territoriali. Nello scenario delineato dalle due Ausl, Scandiano potrebbe rafforzare la propria funzione nell’offerta sanitaria di prossimità per l’area sud della provincia reggiana e per i territori confinanti. Sassuolo, invece, metterebbe a disposizione la propria funzione di riferimento per il punto nascita e per le attività chirurgiche di media complessità. Una suddivisione che dovrà essere approfondita dai tecnici e che potrebbe incidere sulla definizione delle funzioni future dei due presidi. «Condividiamo la volontà di elaborare proposte di collaborazione basate sulla reciprocità dell’offerta e sulla valorizzazione delle vocazioni già esistenti di ciascun presidio», spiegano Fornaciari e il direttore generale dell’Ausl di Modena, Mattia Altini. I due distretti, sottolineano, costituiscono un territorio «storicamente e socio-demograficamente integrato», nel quale la mobilità dei cittadini rende i confini provinciali «un mero limite organizzativo da superare in ottica di rete». La partita, quindi, è appena cominciata. I gruppi di lavoro dovranno mettere nero su bianco un progetto organico di integrazione da sottoporre alle rispettive Conferenze territoriali sociali e sanitarie e, per gli aspetti di competenza, alla Regione Emilia-Romagna. Ed è all’interno di questa programmazione che si inserirà anche la scelta sul futuro dell’ospedale Magati. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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