Caro-carburanti, a Reggio Emilia spesa record: oltre 1 miliardo nel 2026 (+20,7%)
Rispetto al 2025 c’è stato un aumento di 184 milioni
Reggio Emilia Nel 2026, in provincia di Reggio, si è già speso più di un miliardo per rifornire di carburante automobili, camion, autobus e mezzi agricoli. Il dato arriva dall’ultima rilevazione dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre. L’aumento in percentuale rispetto allo stesso periodo del 2025 serve a dare l’idea di quanto pesante si sia fatta la situazione per famiglie e imprese: + 20,7% rispetto a un anno fa. Una percentuale, questa di Reggio che colloca la nostra città al terzo posto in termini assoluti in Regione, alle spalle di Bologna – dove si sono spesi 242 milioni in più per i rifornimenti di quanto non sia costato andare alla pompa nel 2025 – e Modena, che ha registrato un aumento di spesa per carburanti del 20,9%, con una spesa nell’anno in corso stimata in 1 miliardo 105 milioni, contro i 914 milioni spesi l’anno precedente. A Parma, per il carburante nel 2025 si sono spesi 655 milioni, contro i 789 stimati per l’anno in corso. La ricerca della Cgia arriva anche a stimare quello che per questo tipo di spesa è l’aumento medio mensile: a Reggio la stima è per un aumento medio mensile pari a15, 3 milioni.
Invero, gli aumenti relativi alle province emiliano-romagnole sono in qualche modo vicine alla media regionale, calcolata nel 20,8%. Una percentuale che risulta migliore quasi esclusivamente delle region i centromeridionali dove l’aumento del costo dei carburanti è stato decisamente più marcato. Se si esce dall’Emilia Romagna, allora gli aumenti più pesanti riguardano le principali città metropolitane: Roma è in testa con oltre 5 miliardi spesi alla pompa nel 2026, seguita da Milano (3,7 miliardi) e Napoli (2,7 miliardi).
Poi lo studio della Cgia si occupa anche dei provvedimenti adottati per limitare l’impatto del caro-carburante. «Dal 19 marzo 2026 – si legge nella nota della Cgia – il governo Meloni ha varato 13 provvedimenti contro il caro-carburante, con l'obiettivo di ridurre le accise su benzina e gasolio. Questi tagli sono costati allo Stato 2,1 miliardi di euro. A questa somma – scrive l’Ufficio studi Cgia – si aggiungono circa 500 milioni di crediti d'imposta destinati ai settori che dipendono maggiormente dal carburante, cioè autotrasportatori, agricoltori e pescatori: uno sconto fiscale che consente alle aziende di recuperare parte della spesa sostenuta per il gasolio. Complessivamente, negli ultimi sei mesi e mezzo la manovra sui carburanti supera dunque i 2,6 miliardi di euro, tra riduzioni dirette delle accise e agevolazioni mirate. Una cifra importante ma nulla a che vedere con quella messa in campo dal governo Draghi nel 2022. Nel marzo di quattro anni fa, dopo l'invasione russa dell'Ucraina, l'Unione Europea concesse agli Stati membri maggiore flessibilità sui vincoli di bilancio, visti i forti rincari che subirono i prodotti petroliferi. Il governo Draghi ne approfittò riducendo le accise sui carburanti per otto mesi consecutivi, con una spesa complessiva di 7,3 miliardi di euro. Si tratta di un intervento quasi triplo rispetto a quello del governo Meloni nel 2026, anche se lo scenario economico è in parte diverso, gli aumenti sono stati molto simili».
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