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Il sogno spaziale del correggese Andrea Magnanini ricercatore alla Nasa in California

Giulia Reverberi
Il sogno spaziale del correggese Andrea Magnanini ricercatore alla Nasa in California

Per due anni lavorerà al Jet Propulsion Laboratory di Pasadena

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Correggio Chi, da bambino, non ha sognato lo spazio? Chi invece non ha desiderato di conoscerlo un po’ di più, interrogandosi su che cosa c’è, effettivamente, fuori dai confini della nostra Terra? Tutti noi, forse, abbiamo avuto i pianeti in camera da letto e questi ci hanno accompagnato nei nostri sogni e hanno stimolato la nostra immaginazione. A Correggio, nel 1995, è nato un bambino che lo spazio lo ha sognato come tutti noi; ha frequentato il Liceo Scientifico Rinaldo Corso.

Si chiama Andrea Magnanini e ci parla dall’altra parte del mondo, precisamente da Pasadena, Los Angeles, dove sta trascorrendo due anni all’interno di un laboratorio Nasa. «Quando ho finito il Liceo, volevo iscrivermi alla facoltà di ingegneria aerospaziale. Questa, tuttavia, si trovava a Forlì, e non volevo pesare sui miei genitori. Così ho deciso di iscrivermi alla Laurea Triennale in Ingegneria Meccanica a Modena». Vista la passione e i risultati ottenuti, una volta terminata la triennale Andrea decide di iscriversi alla Laurea Magistrale in Ingegneria Aerospaziale presso l’Università di Bologna, con sede a Forlì.

La classe è a numero chiuso: si tratta di un piccolo contesto di cinquanta studenti. «Sono stati anni indimenticabili: ci aiutavamo tanto tra di noi e il dialogo con i professori era continuo. Lì mi sono fatto amici importanti e ho avuto l’opportunità di entrare in contatto con docenti che mi hanno poi aperto la strada». Verso la fine della carriera universitaria, il suo professore, Paolo Tortora, gli propone una tesi di ricerca: «Si sarebbe trattato di trasferirmi nello stato del Kentucky per svolgere questo lavoro presso l’Università. Infatti, il mio compito sarebbe stato quello di studiare il magnetometro che doveva poi essere montato su un satellite costruito dall’ateneo ospitante». Come ricorda Magnanini: «Il 2020 è stato un anno difficile. Io sarei dovuto partire a breve per il Kentucky e, nel frattempo, la pandemia da Covid-19 aggravava sempre di più la situazione mondiale. È saltato tutto quanto. Tortora, viste le circostanze, mi propose un’altra tesi e lì iniziarono i contatti con l’altro professore che mi ha poi seguito, ovvero Marco Zannoni. Si trattava di studiare la missione Juice, finalizzata a esplorare le lune del sistema di Giove».

Per Andrea questa non è stata solo la tesi che gli ha permesso di proseguire verso il dottorato di ricerca, successivamente propostogli dai suoi docenti, ma è stata anche un’occasione per lavorare concretamente in un ambito che da sempre lo appassionava. A metà della stesura della tesi di laurea, i professori propongono infatti ad Andrea di iscriversi a un dottorato di ricerca presso l’Università di Bologna: «Non era nei miei piani fare un dottorato, tuttavia la proposta era allettante, visto che si sarebbe trattato di continuare ad approfondire argomenti già affrontati e, soprattutto, poter fare ricerca nel laboratorio di Forlì». Il percorso, inoltre, prevede che venga svolto un periodo di lavoro all’estero. «È durato tre anni e circa otto mesi li ho trascorsi all’Osservatorio di Parigi, città che – ad oggi – amo almeno quanto Correggio. Ho avuto l’opportunità di lavorare a fianco di luminari e imparare davvero tanto».

Queste esperienze hanno permesso ad Andrea di far parte di programmi di ricerca internazionali: «Rimanere in Italia sarebbe stato complesso per gli studi che ho fatto. È stato così che si è allargato l’orizzonte fino agli Stati Uniti, quando, dopo essermi candidato per il “Nasa Post-Doctoral Program”, ho ottenuto il mio posto al Jpl (Jet Propulsion Laboratory) di Pasadena, ovvero un laboratorio Nasa gestito dall’università di Caltech». L’argomento principale di cui si occupa Andrea è lo sviluppo di modelli orbitali e rotazionali per le lune del sistema solare profondo, in particolare quelle che si pensa possano avere degli oceani globali di acqua liquida. In più, dà il suo contributo a diversi progetti in essere al Jpl. Il programma di ricerca e permanenza al laboratorio Nasa, racconta Magnanini, durerà due anni, dopo i quali deciderà come continuare il suo percorso e i progetti a cui sta lavorando. l *Articolo pubblicato sul mensile Primo Piano di Correggio (www.primo-piano.info) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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