La morte di Mena Istafanous, aperta un’indagine per istigazione al suicidio. La sorella: «Ora sei libero dal dolore»
Reggio Emilia, il 26enne si è tolto la vita in carcere, dopo l’arresto per l’aggressione a una donna al distributore e l’investimento di altre due
Reggio Emilia «Non è giusto quello che ti è successo. Ora sei finalmente libero dal dolore». È il messaggio accorato affidato ai social della sorella di Mena Istafanous, 26 anni, che si è tolto la vita in carcere venerdì scorso alle 20. Per il giovane era stata confermata la custodia cautelare con l’accusa di tentato omicidio plurimo: il 26 settembre scorso Istafanous, alla guida della sua Seat Ibiza di colore nero, era piombato nella stazione di servizio Ego di via Martiri di Cervarolo 71/A aggredendo una donna di 66 anni con il cacciavite e tentando, con più giri completi di investire cinque persone, tre delle quali (la 66enne, un 49enne e una 24enne) finite all’ospedale mentre una quinta non è stata identificata. Un raptus dovuto all’ossessione del telefonino: il 26enne era convinto che chiunque avesse in mano un cellulare lo stesse spiando, filmando e “rubando” la vita per postarla sul web, perciò la signora (che, in disparte, stava aspettando un’amica per andare a mangiare la pizza compulsando i messaggi) aveva fatto scattare la follia.
All’indomani della tragedia dietro lo sbarre, la sorella ha scritto su Facebook: «Volevo salutarti per bene, come meriti. Non è giusto quello che ti è successo. Quello che è accaduto è un fallimento profondo, di tutti noi: un fallimento come famiglia, come comunità. Mi manchi. A dire il vero, mi mancavi anche quando in questi ultimi mesi eri a casa con noi. Dico così perché ti conosco come nessun altro: sapevo, vedevo che non eri più il Mena di una volta, che la sofferenza ti stava allontanando. Ma voglio che tu sappia una cosa, ovunque tu sia adesso: tutti noi ti vogliamo un bene immenso. Il filo che ci lega non si spezzerà mai. Vola, fratello mio. Ora sei finalmente libero dal dolore».
Chiuso l’aspetto penale per morte del reo, ora si apre un altro filone d’indagine (un’inchiesta interna è stata avviata in carcere) per capire come sia potuto succedere, perché il detenuto non fosse guardato a vista e si trovasse in un reparto ordinario. Il pm di turno Giulia Galfano – che ha acquisito le cartelle cliniche e i verbali – indaga sull’ipotesi di istigazione al suicidio: un passo obbligato per verificare se terzi abbiano determinato, rafforzato o materialmente agevolato il proposito. È stata disposta l’autopsia sul 26enne, la cui salma è già stata trasportata all’Istituto di medicina legale di Modena. Solo dopo il nulla osta si potrà fissare il funerale. Resta la macchia sociale dell’ennesimo decesso in carcere, messo in atto da un giovane con turbe psichiatriche che si erano aggravate nell’ultimo anno. E resta il pianto della madre, del padre e della sorella di Mena, che non hanno nemmeno potuto vederlo un’ultima volta: autorizzati per un incontro alla Pulce, avrebbero dovuto andare oggi. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
