Reggio Children, ora la visita della delegazione americano-israeliana non è più certa
Il gruppo composto da docenti e pedagogiste delle scuole ebraiche ha fatto sapere di aver bisogno per decidere
Reggio Emilia Il clima a Reggio e anche altrove non è dei migliori, e devono essersene accorti anche negli Usa e in Israele, se alla fine di giornate convulse, la delegazione americano-israeliana – composta da docenti e pedagogiste delle scuole ebraiche negli Usa e delle scuole israeliane che da anni collaborano con il network internazionale di Reggio Children – che dovrebbe sbarcare a Reggio nei prossimi giorni, ieri ha fatto sapere di aver bisogno di tempo per decidere se confermare la visita di studio al Centro Malaguzzi e alle scuole comunali. Nelle ultime ore, a Reggio, si sono susseguite riunioni a differenti livelli ma erano tutte “a responsabilità limitata”: a Reggio si era in attesa delle determinazioni della delegazione. E alla fine, il gruppo di insegnanti e pedagogiste delle scuole ebraiche americane e delle scuole israeliane... ha chiesto tempo.
Time-out
«Questa sera – si legge in una nota diffusa dall’Istituzione Nidi e scuole d’infanzia del Comune di Reggio – al termine di un confronto con i rappresentanti di Reggio Children, il gruppo di studio di insegnanti, educatrici e educatori di scuole ebraiche attesi dall'11 al 16 ottobre a Reggio Emilia, ha chiesto ancora qualche giorno per valutare le condizioni in cui la visita si svolgerebbe. Gli insegnanti seguono passo passo il dibattito di questi giorni e conoscono le condizioni e i chiarimenti chiesti dal sistema educativo reggiano, nel confronto avviato con loro da tempo. Tutto il network di Reggio Children– chiarisce la nota – ha sottoscritto integralmente la carta "Per una educazione democratica e partecipata" che impegna a ripudiare la guerra e a tenere le scuole fuori da ogni forma di militarizzazione, in qualunque paese». Poi la nota prosegue rendendo di fatto noti alcuni particolari che riguardano le discussioni di queste ore che, evidentemente hanno giocoforza coinvolto anche i responsabili dell’ordine pubblico in città. E questo lo si capisce dall’accenno che la nota fa a proposito delle “condizioni” in cui questa visita rischia di doversi svolgere: «Reggio Children – dice la nota – rispetterà la scelta del gruppo e la renderà nota non appena sarà presa. La questione aperta riguarda le condizioni. È difficile immaginare che una visita di formazione possa svolgersi con la serenità che l'educazione richiede, tra presìdi e ingressi sotto sorveglianza. Qualunque sia l'esito – dice la nota – non sarà la vittoria di nessuno. Nessuno vince quando un'insegnante deve rinunciare a entrare in una scuola». Di certo, non si può dire che le istituzioni reggiane – in questo dialogo con Usa e Israele – abbiano nascosto qualcosa, se è vero che le pedagogiste sono state addirittura rese edotte delle tensioni scaturite attorno al Bosco Urbano di Ospizio. Da Reggio Children e dall’Istituzione poi pongono l’accento sul documento che costituisce – oggi più che mai – l’architrave per tutte le sinergie e gli accordi nel mondo. «Reggio Children non accoglie scuole: accoglie persone, che partecipano alla formazione a titolo personale e di cui il Network si è fatto garante. Il loro viaggio nasce dal desiderio di ragionare sui propri contesti educativi e su come vi possano trovare posto i valori del Reggio Emilia Approach: la partecipazione, il valore delle differenze, l'inclusione, il dialogo a partire dalla quotidianità delle scuole e dei nidi. E dal bisogno di una solidarietà professionale, come per molti di coloro che arrivano al Centro Malaguzzi. Da qualunque scuola provengano, desiderano uscire dalla solitudine in cui spesso si insegna. In alcuni luoghi più che in altri».
La carta
Poi la nota si sofferma sulla carta "Per una educazione democratica e partecipata". La carta – si legge – è il risultato di un lavoro che l'Istituzione Scuole e Nidi d'Infanzia del Comune di Reggio Emilia, Reggio Children e Fondazione Reggio Children conducono da oltre un anno e mezzo. E che non si fermerà. La carta sarà proposta a chiunque venga a Reggio Emilia per conoscere il Reggio Emilia Approach, proprio per chiamare a un'assunzione di responsabilità chiunque collabori con il sistema educativo reggiano. Il Network internazionale di Reggio Children – chiarisce la nota – l'ha già accettata in tutte le sue parti. L'ultima stesura è stata discussa con l'équipe pedagogica e con il personale delle scuole e sarà presentata alla Consulta delle famiglie. In queste settimane sono state raccolte altre idee, pensieri e riflessioni che verranno integrati: la carta è un work in progress, che sarà parte integrante del percorso verso le elezioni dei Consigli Infanzia Città, al via in autunno, per condividere il lavoro anche con le famiglie. Alla base c'è una scelta condivisa con l'Amministrazione comunale. Il dialogo con chi arriva da Paesi in guerra non si interrompe, ma si fonda su principi espliciti e sottoscritti. Tra questi – dice ancora la nota – l'impegno a tenere le scuole fuori da ogni militarizzazione. Reggio Children rispetta chi in questi giorni ha preso la parola, e rispetterà la scelta del gruppo, qualunque sia. La carta esiste anche per questo: perché un'insegnante che si è impegnata per iscritto a tenere la guerra fuori dalle scuole possa entrare in una scuola di Reggio Emilia, quando ci siano le condizioni per farlo».
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