Delegazione israeliana al Centro Malaguzzi: scatta la protesta
Reggio Emilia: gli attivisti contro l’accordo tra Reggio Children e la delegazione di insegnanti ed educatori di Israele
Reggio Emilia È in programma oggi alle 18 davanti al Centro Malaguzzi la manifestazione di protesta in merito alla visita a Reggio di una delegazione israeliana al nostro sistema educativo. Una visita programmata dall’11 al 16 ottobre per studiare il Reggio Approach, a cui dovrebbero partecipare anche docenti dagli Stati Uniti. Ci si attende un nutrito gruppo di manifestanti dei gruppi Sumud Flotilla, Casa Bettola e Assemblea Reggiana per la Palestina, che ritengono inaccettabile l’accordo con Reggio Children da parte di una delegazione di insegnanti ed educatori di Israele, alla luce del genocidio del popolo palestinese. «Non ci può essere spazio per le delegazioni sioniste dentro le scuole dell’infanzia reggiane», si legge in uno degli slogan dei gruppi che stanno chiamando a raccolta quanti più cittadini possibili per ostacolare la visita.
Intanto ieri il tema è arrivato in Consiglio Comunale, attraverso un Odg presentato da Fratelli d’Italia in cui si invitavano sindaco e Giunta a prendere posizione ribadendo a Reggio Children e alla sua Fondazione l’utilità di questa visita da un punto di vista educativo. Da Fdl arriva infatti una «ferma condanna» alle richieste di annullamento della visita avanzate, tra gli altri, dalla Cgil. L’Odg urgente non è stato dichiarato ammissibile alla discussione, con 11 favorevoli (Coalizione civica, Forza Italia, Fratelli d'Italia, Lega - Salvini premier, Lista Tarquini) e 15 contrari (Pd). Intanto Giovanni Tarquini e Matteo Marchesini di Lista Civica e Associazione Reggio Civica si uniscono al pensiero di Fratelli d’Italia: «Impedire l’accesso a Reggio Children e alle scuole reggiane a una delegazione di educatori ebrei americani e israeliani sarebbe un errore macroscopico – sostengono i due avvocati –. Solo le politiche della peggiore sinistra possono arrivare a pensare una cosa simile. Boicottare l’iniziativa equivale a scambiare la formazione di insegnanti ed educatori con la adesione o il contrasto a una linea di governo o a un'azione militare».
Per Tarquini e Marchesini, «chi varca le porte di Reggio Children lo fa per imparare a guardare i bambini come soggetti di diritti, di libertà, di futuro, non come emissari di una fazione o testimonial di una divisa contingente. Qui si tratta di educazione dei più piccoli e non di geopolitica». Per i due legali, «trasformare un luogo di ascolto e di confronto in un tribunale preventivo che seleziona gli insegnanti buoni ed etichetta quelli cattivi utilizzando come parametro l’avversione ideologica per le politiche del loro paese di provenienza significa rinnegare la natura stessa del Reggio Approach, la cui filosofia è proprio quella di promuovere e favorire il dialogo, costruendo ponti e non muri». Un pensiero condiviso anche da Roberto Pierfederici, segretario del Psi di Reggio: «Pare fuori luogo la richiesta di annullare la visita di pedagogiste israeliane a Reggio Children: sono le benvenute e non mancherà l’occasione per esprimere loro il severo giudizio critico di Reggio nei confronti del governo israeliano». N.V.
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